Daniele Grassucci
Dopo Skuola
21 Ottobre Ott 2016 1557 21 ottobre 2016

Quando la scuola diventa uno zoo

Topi? Presenti. Scarafaggi? Pure. Cimici? Anche. Vespe? Certo che sì. Nutrie? Ci mancherebbe altro. Insetti di ogni genere? Come se piovesse. Bene, possiamo cominciare: benvenuti nel micromondo. Anzi, no: benvenuti a scuola.

Perché gli edifici e le aule dove vanno tutte le mattine milioni di ragazzi, negli ultimi tempi, si stanno trasformando in degli zoo in miniatura. Volendo fare una battuta potremmo dire che alle scuole italiane stiano particolarmente a cuore l’educazione ambientale e la conoscenza delle tante specie animali presenti sulla Terra; talmente tanto da organizzare ‘visite’ a domicilio. Per fare questo, però, è forse meglio puntare ancora sulla classica gita al Bioparco. Perché, alla lunga, le tante presenze che arricchiscono i locali scolastici potrebbero dare fastidio. O, ancora peggio, risultare indigeste: come è accaduto recentemente ai bambini di una scuola primaria in Brianza, che si sono ritrovati nel piatto servito a mensa un ospite indesiderato: una delle tante varietà di coleottero. Dalle indagini si è scoperto che gli animaletti erano contenuti dell’orzo utilizzato per preparare il pranzo.

Ma questi ‘compagni di banco’ un po’ invadenti non si limitano a rovinare i pasti. A volte ci costringono addirittura a tornare a casa. Cosa che si è verificata effettivamente in una scuola elementare della provincia di Milano, dove uno sciame di vespe ha fatto irruzione nei corridoi impossessandosi del controllo dell’edifico e mandando in esilio a casa oltre 300 bambini.

Vicino Crema, invece, hanno tentato di confondersi tra gli studenti decine di nutrie. Probabilmente anche i roditori hanno sete di cultura. Così come immaginiamo che l’istruzione sia diventata obbligatoria pure per cimici e scarafaggi visto che, in più di un caso, popolano i pavimenti delle classi.

Anche se il re incontrastato rimane lui: il topo. Piccoli, grandi, cittadini, campagnoli, usciti fuori dalle fogne o spuntati da qualche imballaggio. La bibliografia è piena di episodi: nelle aule, nei bagni, nei controsoffitti; dall’asilo alle superiori, al Nord come al Sud. Migliaia di colleghi scorrazzano quasi indisturbati seminando il panico, nonostante le imprese di pulizie.

È proprio questo il punto: l’igiene, è lei la grande assente. A lanciare l’allarme, puntando il dito sulla scarsa pulizia delle nostre classi, è il XV Rapporto “Sicurezza, Qualità, Accessibilità a scuola” (settembre 2016) elaborato da Cittadinanza Attiva che, tra le altre cose, dedica un capitolo proprio a questo argomento. Ebbene, la sporcizia a scuola è intorno a noi, ovunque. In cima alla classifica degli ambienti meno puliti – si legge nel documento - ci sono biblioteche e palestre che, quasi in un caso su due, presentano polvere (rispettivamente 46% e 48%) e, in più di un quarto dei casi, segni di sporcizia (27% e 26%). I bagni, invece, risultano sporchi nel 14% dei casi e soprattutto sono sprovvisti dei presidi igienici fondamentali: nel 52% mancano gli scopini per il water, nel 50% il sapone, nel 60% gli asciugamani, nel 37% la carta igienica; il 13% dei bagni presenta sanitari danneggiati o non funzionanti.

Ma chi si occupa di garantire l’igiene a scuola? Il servizio di pulizia, nel 77% dei casi, è affidato a personale interno. Solo il 15% affida il compito a ditte esterne. In ogni caso, però, sarà un servizio incompleto visto che nel 39% degli istituti verrebbe effettuato durante l’orario di lezione. E, anche laddove si riesca a fare un lavoro a regola d’arte, la salute non è comunque messa in salvo: candeggina (77%), alcool (61%) ed ammoniaca (21%), i prodotti più utilizzati per pulire, ci sembrano decisamente pericolosi per chi li usa e per le persone esposte.

A questo punto un dubbio ci assale: non è che, per caso, l’Italia ha bisogno di bravi entomologi e stia cercando di farcelo capire attraverso il sistema scolastico? In quel caso, starebbe mettendo in pratica un piano infallibile e i nostri giovani avrebbero la strada spianata: se già in prima elementare sono (involontariamente) preparatissimi figuriamoci quando andranno all’università! Ma, ahinoi, il motivo non è questo…

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