Luca Barni
Banchiere di provincia
22 Ottobre Ott 2016 1425 22 ottobre 2016

Secondo gruppo BCC, la scelta della paura

Bussola

Torno a spendere qualche considerazione sulla riforma del Credito Cooperativo, perché le notizie riportate in questi giorni dai media sul disegno di secondo gruppo bancario nazionale non soltanto mi preoccupano, ma mi fanno sinceramente arrabbiare. Ma come? Abbiamo rappresentato un pezzo di storia economica e bancaria importante di questo Paese. Molte BCC festeggiano in questi anni il superamento del secolo di vita –nel caso della nostra BCC saranno 120 candeline nel 2017–; un secolo che, se guardiamo e pensiamo all’Italia di fine ‘800 ci sembra un millennio, vista la velocità di cambiamento del mondo.

Abbiamo rappresentato un pezzo di storia economica e bancaria importante di questo Paese. Molte BCC festeggiano in questi anni il superamento del secolo di vita

E in questo secolo non è passata decade senza che si sollevassero i soloni di turno pronti a trinciare giudizi sulla fine imminente del mondo del credito cooperativo. Il refrain era sempre quello: l’esperienza delle BCC sta volgendo al termine. E invece eccoci qua a constatare che non sono state le guerre, le crisi o il mercato ad averci fatto il funerale, ma che siamo noi, al nostro interno, a farci la guerra. Eccoci cascare nella peggiore prova di italianità; l’anno scorso ci è stata concessa un’opportunità unica e senza precedenti, proporre un’ipotesi di autoriforma. Passata, dopo battaglie non da poco la legge e giunto il momento di far seguire alle parole i fatti, quindi di far decollare il nuovo assetto del Credito Cooperativo, ecco che il fronte delle BCC si divide.

E in questo secolo non è passata decade senza che si sollevassero i soloni di turno pronti a trinciare giudizi sulla fine imminente del mondo del credito cooperativo. Il refrain era sempre quello: l’esperienza delle BCC sta volgendo al termine. E invece eccoci qua..

Fra i tanti articoli scelgo l’intervista all’economista Stefano Zamagni riportata dal Corriere del Trentino, che sul tentativo in atto di creare un secondo gruppo mette in guardia le BCC trentine sui pericoli (le 35 banche finirebbero in minoranza in un gruppo nazionale di una novantina di componenti) e, più in generale, paventa il rischio di distruzione del movimento cooperativo nel settore del credito. L’affermazione è forte ma, purtroppo, non è esagerata. Del resto, come si può leggere questo progetto di secondo gruppo se non come una chiusura alle novità, come la reazione impaurita di chi si rifugia nel proprio orticello? Guardare soltanto al proprio interno può aver funzionato quando ogni BCC faceva per sé e ancora oggi nell’assetto di rete, il futuro sarà tutta un’altra storia. Mi auguro che i prossimi giorni portino consiglio.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook