Daniele Grassucci
Dopo Skuola
4 Novembre Nov 2016 1635 04 novembre 2016

Bonus ai 18enni: non si dica che i giovani non leggono

Un assist alla cultura, un invito alla lettura, uno stimolo alla conoscenza: questi erano gli obiettivi del bonus 18enni, inserito nella scorsa legge di stabilità – varata nel dicembre 2015 - dal Governo italiano e entrato ufficialmente in funzione il 3 novembre di quest’anno con l’apertura del portale 18app. Duecentonovanta milioni di euro per donare un voucher di 500€ a tutti i ragazzi – stranieri residenti in Italia compresi – che nel 2016 sono diventati o diventeranno maggiorenni, da spendere in prodotti culturali (libri, cinema, teatro, mostre, concerti, ecc.). Una sorta di benvenuto nel mondo degli adulti con un messaggio ben preciso: la cultura è la base da cui partire per crescere in maniera sana e costruttiva.

Una missione che, già nelle settimane precedenti il varo della piattaforma web, era stata abbondantemente compiuta. In molti, smentendo quanti non danno fiducia ai nostri ragazzi, quando hanno saputo che potevano contare su questa somma avevano già le idee chiare su come spenderla. Libri, libri e ancora libri: sembrano essersi messi tutti d’accordo. È un plebiscito quello a favore della lettura. Non sono sensazioni ma dati di fatto. Noi di Skuola.net li abbiamo raccolti grazie a Tommaso Tosi, uno dei 500mila neo 18enni che aspettavano con trepidazione il ‘regalo’ del Governo. Lui è stato una sorta di portavoce dei suoi coetanei, soprattutto nel momento in cui il sito 18app sembrava non partire mai. Ma, una volta, risolti i problemi tecnici che hanno ritardato l’erogazione del bonus, la sua pagina Facebook ‘18App-Bonus cultura500€ 18enni’ (che oggi conta migliaia di iscritti), è diventata un’ottima fonte d’informazioni. Così abbiamo scoperto che le indicazioni d’acquisto dei membri della community andavano proprio in quella direzione: la stragrande maggioranza ha dichiarato di voler comprare soprattutto libri (cartacei o e-book non importa); buone le percentuali anche di concerti e cinema; marginali le altre categorie.

Numeri che confermano quanto avevamo già segnalato più di un anno fa, quando chiedemmo ai ragazzi quale fosse il loro rapporto con la lettura. Ebbene, più del 90% ci disse di comprare (e leggere) almeno un libro l’anno. Ma capimmo anche che 1 ragazzo su 3 – soprattutto i più giovani – nel tempo libero ama l’antico rito di sfogliare le pagine di un buon libro, arrivando a leggere anche più di dieci libri nell’arco dei dodici mesi. Del resto lo ha evidenziato pure l’Istat: in una ricerca datata gennaio 2016 l’Istituto di Statistica ci ha infatti mostrato il comportamento dei lettori italiani, divisi per fasce d’età. Ebbene, sapete chi sono quelli più assidui? Proprio i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 24 anni. I più critici potrebbero dire: in Italia si legge comunque poco. Oppure: nell’indagine avranno considerato anche i testi scolastici. Tutte considerazioni legittime. Ma è comunque il caso di crederci e il bonus 18enni è la dimostrazione che investire sulle nuove generazioni può riservare delle belle sorprese.

Per ora non possiamo sapere i flussi d’acquisto reali; è passato troppo poco tempo dalla partenza della ‘operazione bonus’. Un cosa, però, è balzata subito agli occhi: in queste ore il sito di Amazon sembra sia stato preso letteralmente d’assalto dai voucher dei neo 18enni. Sul più grande sito di e-commerce del mondo si può trovare praticamente di tutto. Ma, andando per esclusione, la rosa di scelte a loro disposizione sembra assai limitata: cos’altro possono comprare se non libri? E il cerchio si chiude.
Se fossimo dei detective avremmo in mano più di un elemento per affermare con decisione che ai diciottenni italiani piace leggere, che il futuro della cultura del nostro Paese probabilmente è in buone mani, che i dubbi sull’avvenire di generazioni apparentemente svogliate siano solo paure da adulti. In fondo ci siamo passati tutti (o quasi) per quella fase. Bisogna solo aspettare che crescano.
Certo, a loro è stata tolta la tentazione di poterli spendere in prodotti – come computer, smartphone, tablet, vacanze – che potrebbero esseri spacciati per culturali ma che, alla fine, si traducono in strumenti di puro divertimento. Ma le premesse sono comunque buone.

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