Federico Iarlori
From Paris with blog
9 Novembre Nov 2016 0933 09 novembre 2016

Trump presidente: ora tocca a Marine?

Lepen

La Brexit prima, Donald Trump presidente poi. Ormai bisogna farsene una ragione: gli spauracchi che fino a qualche tempo fa servivano ai politici di professione per farsi votare comunque grazie alla logica del “meno peggio” non fanno più paura agli elettori, talmente nauseati dal cosiddetto establishment da essere capaci di votare anche per il mostro di turno. A noi italiani il cosiddetto “voto di protesta” non dovrebbe sorprendere più di tanto, visto ciò che è successo con Silvio Berlusconi nel lontano 1994 e con il Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni politiche e alle ultime amministrative. Tuttavia, assistere a ciò che è avvenuto stanotte in America fa un certo effetto.

Donald Trump ha incarnato alla perfezione la figura dell’outsider, dell’eroe coraggioso e solitario che combatte contro tutto e contro tutti, non solo contro la stampa politicamente corretta - che è la vera sconfitta di queste elezioni presidenziali - ma addirittura contro il suo stesso partito. I toni pacati del suo discorso dopo i risultati elettorali che lo davano vincitore, a mo' di "gettiamo la maschera", dimostrano che, nell’era della politica-spettacolo, le provocazioni, le gaffe, gli incidenti di percorso, se messi a servizio di uno storytelling efficace, sono fondamentali per il raggiungimento di un obiettivo elettorale. Le sagge dichiarazioni degli avversari politici, i titoloni dei giornali, le prese per i fondelli sui social, invece, non servono a niente, se non a rafforzare il nemico. Nessuno sembra averlo capito, purtroppo.

Mentre all’Eliseo non avevano nemmeno preparato un messaggio di congratulazioni a Donald Trump - nessuno credeva che ce ne sarebbe stato bisogno - Marine Le Pen non ci ha pensato su due volte e ha twittato immediatamente i suoi complimenti al nuovo presidente e “al popolo americano, libero”. Così come la Brexit, anche l’elezione di Trump rappresenta per il Front National e i suoi militanti la dimostrazione perfetta che quei discorsi che gli avversari politici, la stampa perbenista e i professoroni apostrofano come populisti, hanno sempre più seguito e che non restano pura teoria, ma si traducono in risultati tangibili. Almeno alle urne. Per la campagna elettorale di Marine Le Pen, insomma, in vista delle presidenziali del 2017, questi risultati sono una manna dal cielo.

A fine novembre, i francesi voteranno per le primarie della destra e del centro. C’è chi dice che bisognerebbe sperare nella vittoria di Alain Juppé, più pacato nei toni e meno divisivo di Nicolas Sarkozy, in vista di un ipotetico ballottaggio che, una volta fuori il Partito Socialista dopo il quinquennato disastroso di François Hollande, vedrebbe il candidato della destra repubblicana scontrarsi con Marine Le Pen.

Sono passati 14 anni da quelle famigerate elezioni presidenziali del 2002, quando Jean-Marie Le Pen approdò al ballottaggio contro Jacques Chirac e fu sconfitto grazie al cosiddetto "fronte repubblicano". I tempi sono cambiati, però, e oggi più che mai ce ne stiamo rendendo conto. A rigor di logica, c’è da temere che sia la Francia ad eleggere finalmente il suo primo presidente donna.

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