Daniele Grassucci
Dopo Skuola
11 Novembre Nov 2016 1626 11 novembre 2016

Il sogno americano (infranto) dei giovani italiani

Spesso si accusano i giovani di essere lontani dalla politica, apatici, insensibili alla cosa pubblica. Non è che, forse, è la politica ad essere distante da loro. Perché potrebbe essere tutta una questione di argomenti, di come si propongono, del modo in cui si cerca di coinvolgere le nuove generazioni nel dibattito quotidiano. Su Skuola.net, nel nostro piccolo, abbiamo sfruttato il clamore mediatico delle elezioni presidenziali americane per fare un piccolo esperimento: chiedere ai ragazzi il loro punto di vista sull’evento e sui due candidati, stimolandoli ad argomentare le loro risposte.
Un test che ci è servito per capire una cosa: i ragazzi italiani sono interessati eccome alla politica, è di quella di casa nostra che gliene importa assai poco. I numeri non potrebbero parlare più chiaro: in pochi giorni il duello Trump-Clinton ha attirato migliaia di opinioni, giudizi, punti di vista. Cosa che non eravamo mai riusciti a fare in altre occasioni, quando si era parlato dei nostri politici.
Una domanda, più di tutte, è stata la cartina di tornasole e recitava quanto segue: “Hai seguito con più interesse la campagna per le elezioni presidenziali americane o il dibattito sul referendum costituzionale italiano?”. La vittoria è stata schiacciante, naturalmente per il voto negli Stati Uniti.

Certo, l’approccio è stato quello tipico dei ragazzi: irriverente, giocoso, per nulla politicamente corretto. Ma per le analisi c’è tempo; in fondo anche la maggior parte degli adulti va in difficoltà quando si parla di leggi, partiti e riforme, riuscendo ad esprimere nulla più di un punto di vista, peraltro molto parziale. E comunque sta di fatto che l’argomento ha avuto presa. Cosa che, visti i precedenti, è un grandissimo passo in avanti.

Tra l’altro, i giovani che abbiamo ascoltato, non hanno detto niente di così diverso da quanto detto in questi ultimi mesi di campagna elettorale da politici, analisti, sondaggisti, giornalisti e esperti. Anche per loro Trump è il personaggio controverso che abbiamo imparato a conoscere durante la campagna elettorale, mentre la Clinton dà più sicurezza, un senso di affidabilità frutto della sua attenzione per i diritti civili. Probabilmente nei loro giudizi si sono lasciati trascinare dall’opinione pubblica, da ciò che gli è stato proposto dai mezzi d’informazione. Ma, alla loro età, non si può chiedere di avere un pensiero politico pienamente formato. Per questo, anche i risultati, sono stati chiaramente figli di ciò che hanno captato le loro orecchie. Per la cronaca, anche le nostre ‘elezioni’ prevedevano una vittoria schiacciante di Hillary Clinton: 4 ragazzi su 5 la indicavano come il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Niente di grave, a sbagliare è stato tutto il mondo.

Ma in cosa peccano i nostri rappresentanti pubblici? Eccoci al punto: la politica italiana è noiosa. Mettiamoci nei panni di un adolescente di oggi, abituato alla velocità di internet: state guardando uno a caso di quei noiosissimi dibattiti televisivi di avvicinamento al voto, popolati da vecchi tromboni, ognuno col solo obiettivo di sovrastare dialetticamente l’avversario senza far capire niente allo spettatore. Bene, quanto riuscireste a resistere senza cambiare canale? E questo è solo un esempio.

Le nostre speranze, ormai, risiedono nella società civile. Lodevole l’iniziativa di quel professore della provincia di Reggio Emilia che ha provato a suscitare l’interesse dei suoi alunni proponendo un tema d’italiano con argomento proprio il referendum costituzionale. Un compito in classe annunciato con un mese d’anticipo per spingere i ragazzi a informarsi, documentarsi, approfondire e farsi un’opinione veramente propria. Rimettere i giovani al centro, non farli sentire emarginati, costringerli a interrogarsi: ripartire dalla scuola, potrebbe essere il segreto per poter tornare a dire che il rapporto tra giovani e politica ha superato la crisi.

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