Alessandro Oliva
Viva la Fifa
13 Novembre Nov 2016 1005 13 novembre 2016

Sunday poppy sunday

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Shaun Botterill/Getty Images

Durante la Prima Guerra Mondiale, l’Europa era talmente moderna da potersi permettere di combattere usando le armi chimiche. Un bel risparmio di tempo e fatica. La Germania in quella guerra aveva perso posizioni, consentendo all’Impero britannico di accedere alla Manica e dunque aprire un varco per l’arrivo in Europa degli Stati Uniti: è la “corsa al mare”. Nei libri di storia, questa sconfitta è conosciuta come Prima battaglia di Ypres, dal nome della località delle Fiandre dove le potenze si scontrarono duramente nell’autunno del 1914. Per ribaltare la situazione a proprio favore, l’Impero germanico stabilì che era arrivato il momento di inondare i campi appena fioriti di papaveri con un’arma conosciuta come gas mostarda: questo è l’odore che un soldato sente, prima che il suo corpo di riempia di pustole.

Qeull’odore acre lo aveva anche sentito anche il tenente canadese Alexis Helmer, prima di morire in battaglia, in mezzo ai papaveri che in quella primavera videro per la prima volta un esercito d’oltreoceano combattere e vincere in Europa.

Il tenente colonnello John McCrae guarda la bara dell’amico e commilitone infilarsi nella terra fredda.

In Flanders fields the poppies grow
Between the crosses, row on row

Anche i soldati hanno una cazzo di anima. John ha sentito le storie di quelli che, chiusi al freddo delle trincee, hanno scritto pagine su pagine per informare le famiglie, logorati da una guerra di posizione che non finisce mai.

We are the Dead. Short days ago
We lived, felt dawn, saw sunset glow,
Loved and were loved, and now we lie
In Flanders fields

Quelle parole gli vengono spontaeee, ma sono ancora lì, alla rinfusa, scomposte dal dolore. Così si mette a scrivere anche lui. John fa avanti e indietro dalla tomba di Alexis, per cercare l’ispirazione. E in poco tempo nasce In Flanders Field. “Amico, dovresti pubblicarla”, gli dice Cyril Allinson, che smista la posta ai soldati. John non è soddisfatto, Cyril capisce invece che può funzionare. Quei poppies, i papaveri rossi, funzionano. La propaganda li usa per pubblicizzare i bondi di guerra in Nord America. E Cyril porta a John sempre più telegrammi di ringraziamento per quella poesia, che ormai è il manifesto di una generazione chiamata alle armi dall’altra parte del mondo.

Per l’Impero britannico, quella poesia è una manna dal cielo. Perché non tutto splende, sopra i possedimenti di Sua Maestà. Nel 1916, mentre i papaveri rossi infiammano i soldati alla vittoria della Grande Guerra, in Irlanda i repubblicani si rivoltano contro Londra: è la Easter Rising, la rivolta di Pasqua, che a Dublino chiamano Éirí Amach na Cásca. Gli inglesi dovranno abituarsi a quella strana lingua, il gaelico: nel 1921 l’Irlanda del Sud, divisa per essere amministrata meglio da quella del Nord, si chiamerà Eire: indipendente, repubblicana, cattolica. A nulla è valso l’invio dei temibili Black and Tans, gli ubiachi, indisciplinati, violenti gruppi paramilitari inglesi reduci dalla Guerra Mondiale non possono nulla contro l’Irish Republican Army. E nulla poterono gli Ausiliari, mandati per aiutare i BAT e non meno violenti di loro. Prima di arrendersi, si concessero però una sparatoria contro alcuni giocatori di calcio gaelico, a Dublino, il 21 novembre 1920: è la prima Bloody Sunday. L’anno dopo la proclamazione dell’indipendenza, il poppy diventa ufficialmente il simbolo dei caduti in guerra dei soldati inglesi e del Commonwealth.

Anche il 30 gennaio 1972 cade di domenica. Come ogni giorno, la tensione è alle stelle in tutta l’Irlanda del Nord. La maggioranza dell’isola è repubblicana, cattolica e unionista (cioè fautori di un’unica Irlanda), ma nella parte nord vivono i coloni che qui erano arrivati dalla sponda inglese, quindi protestanti e lealisti alla Corona britannica. E qui sono loro, la maggioranza. A Derry decidono che la città deve invece chiamarsi Londonderry: la ricostruzione della pianta cittadina già decisa nel Seicento deve basarsi su quella della capitale dell’Impero. E dopo quattrocento anni, i cattolici si ostinano e la chiamano invece Derry. La Ulster Banner, quella con la mano rossa unionista, sventola sui quartieri protestanti; il tricolore irlandese sta di fronte, su quelli cattolici. Insomma: Derry è una polveriera. E ogni giorno la strada si riempie di proteste dei repubblicani, stanchi per le continue discriminazioni. Per loro, ormai, essere dalla parte dell’Irlanda significa carcere certo: basta un nulla per finire in gattabuia.


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