Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
14 Novembre Nov 2016 1015 14 novembre 2016

In un Paese immobile come l'Italia, votare SI' al referendum per velocizzare il processo legislativo ha veramente senso

Referendum

Nel suo intervento del 9 novembre all'Università Bocconi, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ha definito l'Italia un Paese immobile. Noi in passato l'abbiamo considerato una palude (come quella di Michele Strogoff). L'ex capo economista del fondo Monetario internazionale Olivier Blanchard ci ha definito "in stato vegetativo".
Tra le cause di questo lento declino italiano - che parte alla fine degli anni Ottanta - un ruolo significativo ha giocato l'incapacità del sistema politico di adeguarsi alla 1) globalizzazione; 2) demografia; 3) innovazione tecnologica.

Sono numerosissime le analisi italiane (Sabino Cassese, per esempio) e internazionali (Acemoglu/Robinson, Why Nation fail, uno su tutte) che certificano come il basso rendimento (eufemismo) delle istituzioni italiani è una delle cause (e non l’ultima) del declino ormai venticinquennale dell’Italia. Consiglio la lettura di Storia Economica d’Italia di Emanuele Felice (Il Mulino, 2015) che spiega come la storia dei cicli di crescita/decrescita italiana sia strettamente legata al modello inclusivo e/o estrattivo. Siccome l’Italia ha nel suo Dna dei forti geni corporativi – invece di averne a favore della concorrenza e della competition - eccoci qua con una crisi strutturale (per ulteriori approfondimenti consiglio di leggere Hernando de Soto, Il mistero del capitale. Perché il capitalismo ha trionfato in Occidente e ha fallito nel resto del mondo (Milano, Garzanti, 2001)).

Ebbene, siamo chiamati come cittadini il prossimo 4 dicembre a votare per confermare la modifica costituzionale portata avanti dal Parlamento negli ultimi 3 anni. Qual è il principale quesito del referendum? La fine del bicameralismo paritario, ossia il fatto che ogni proposta di legge deve essere votata sia dalla Camera che dal Senato, nella stessa identica formulazione. Spessissimo questi ripetuti passaggi sono oggetto di ricatti, lungaggini, rinvii a babbo morto (sono migliaia i progetti di legge fermi da anni in Parlamento, tra cui anche la legge sulla concorrenza, che giace bloccata da ben 600 giorni).

I governi si basano sulla fiducia di Camera e Senato. Con la modifica costituzionale il Senato non scompare ma cambiano le sue funzioni, per cui la fiducia sarà votata solo dalla Camera. L'esistenza di un processo legislativo farraginoso ha reso breve la storia dei numerosi governi (troppi, ben 73 governi in 60 anni) che si sono succeduti nella storia della Repubblica. Vi ricordate quando cadde il governo Prodi (un gigante) quando non ottenne la fiducia all Senato? Alla Camera Prodi la fiducia ce l'aveva (sia nel 1998 che nel 2008). Tranne che la composizione politica di Camera e Senato è stato sempre diversa (sia per la diversa legge elettorale sia per la differenza nella composizione dell'elettorato attivo).

Alcuni, a fronte del dato di fatto che due Camere che fanno la stessa cosa non hanno senso, sostengono che non sia vero che il processo per approvare una legge sia lungo. I dati, invece, sono testardi, e dimostrano che, a meno che sia il governo a farsi promotore di un decreto legge, la norma per essere approvata, con la spola di Camera e Senato, ci mette una vita. Ci vogliono 247 giorni per l’approvazione di una legge: una media tra tempi molto lunghi per le proposte di iniziativa parlamentare (504 giorni) e tempi ben più rapidi per quelle di iniziativa governativa (180 giorni). Ormai si va avanti solo a decreti legge, il parlamento non riesce a funzionare. Mentre in Turchia e Cina realizzano i ponti (magari con la progettazione italiana), noi siamo ancora qua a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina.

Non stiamo parlando di una legge perfetta. Non sarà scritta bene, non sarà il migliore dei mondi possibili, ma ci fa fare passi avanti. Il meglio è nemico del bene. Come ha sostenuto il presidente Giorgio Napolitano, se non dovesse passare il referendum, torneremmo indietro di 30 anni. Addirittura patetico è Silvio Berlusconi - siamo ancora qui ap arlare di lui, dopo i disastri che ha combinato, ahinoi - che invita a votare NO perchè lui sa bene come riformare la Carta costituzionale. Ci provò con D'Alema, che ovviamente è per il NO, insieme con Salvini, Grillo e Gasparri. Un'allegra combriccola.

In Italia il tempo non ha valore. Bene ha scritto anni fa Salvatore Rossi - oggi direttore generale della Banca d'Italia in relazione alla giustizia, ma le considerazioni possiamo parafrasarle per il processo legislativo, che è intrinsecamente a-economico, una funzione senza costo e senza tempo, in cui ogni singolo passaggio ha un valore assoluto".

Nella proposta di revisione della Costituzione è prevista una novità importante. Il nuovo articolo 72 prevede il voto a data certa: "Il governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l'attuazione del programma di governo, sia iscritto con priorità all'ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione". Una norma, non utile, utilissima.

Mi sono incentrato sul bicameralismo paritario, non affronto il CNEL (un ufficio studi pieno di sindacalisti) e il tema del regionalismo, dove si prevede una razionalizzazione sensata del federalismo. Anche qui i vantaggi del SI sono numerosi.

Se siete indecisi, venire a sentire il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi venerdì 18 alle 19 all'Hotel Melià a Milano, via Masaccio 19. Portate un indeciso iscrivendovi qui su doodle.

Il mondo va avanti, non fermatevi. Andate al seggio il 4 dicembre e votate SI.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook