Alessandro Oliva
Viva la Fifa
15 Novembre Nov 2016 1200 15 novembre 2016

Per chi si riempie la bocca di "bomberismo": Zampagna è un bomber vero

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New Press/Getty Images

Nell'epoca in cui il "bomberismo" dilaga sui social, ogni cosa ti rende bomber. Fai tre gol a calcetto: minchia zia, sei un bomber. Fai le "penne" in motorino: roba da bomber. Riesci a riempire due buste all'Esselunga con 15 euro? La cassiera ammicca, perchè sei un bomber vero.

E poi c'è Riccardo Zampagna (che oggi compie gli anni), ternano rosso di pensiero, che faceva l'artgiano della sua città, a montare e smontare le tende. Roba da giornate da 12 ore di lavoro, senza nessuno che gli dicesse fosse un bomber. Anzi. Gli diceva il padre, nelle acciaierie di Terni troverà la morte: "Riccardo non seguire le mie orme. Alle acciaierie nessuno ti darà mai una pacca sulla spalla per un tubo fatto bene". Lui le pacche sulle spalle le vuole. Vuole sentirsi un bomber, di quelli veri, che alla domenica spaccano porte tra i dilettanti.

"Ho iniziato dalla Prima Categoria e intanto lavoravo. Poi mi prese la Pontevecchio, una società di Perugia e così al datore di lavoro riuscii a strappare mezza giornata libera. Mi svegliavo tutti i giorni alle 6, alle 13 staccavo, prendevo la mia macchinina e da Terni andavo a Perugia. Alle 8 di sera tornavo a casa: cenavo e andavo al letto. Non potevo rinunciare al lavoro e non volevo rinunciare al calcio". Gira per il calcio di provincia, finalmente professionista: Arezzo, Siena, Catania. A portarlo tra i pro è un direttore sportivo che lavora per la Triestina, legge un sacco e ha sempre la sigaretta in bocca. Walter Sabatini vede in quella videocassetta la potenza nascosta tra piedi ruvidi ma che sanno sempre dove mettere la palla. Anche a Terni, la squadra della sua città, dove in un anno fa 21 gol in 41 partite: "Quando mi dissero che avrei giocato per la Ternana avevo i brividi. Sono andato sotto la curva per togliermi la maglia. Guardo la curva per vedere chi conoscevo, e conoscevo un po’ tutti. Ad un certo punto, vedo mio cugino che piange".

Lo farà anche lui, quando dovrà accettare la Serie A. Torna a Messina, dove era stato due anni prima. Lo ricordo ancora, quel giorno. Il Messina in A non l'ho mai visto. La Roma in casa, all'esordio in A dopo lo 0-0 alla prima giornata a Parma, dove Iliev si era mangiato un gol in contropiede. Quella Roma aveva Montella, Mancini, Totti, capito? Noi abbiamo Parisi, Sullo, Giampà. Segnano tutti e tre, rispondono colpo su colpo all'Aeroplanino, che quel giorno ci piazzala tripletta di benvenuto nella massima serie. Poi sul 3-3 Iliev, il gattone di marmo venuto dai Balcani, si inventa un filtrante per Riccardo, che si smarca e si ritrova solo davanti al portiere. Madonna mia, ho ancora i brividi: pallonetto, gol, abbiamo vinto noi.

Zampagna ha continuato a regalarci quei momenti che fanno nitrire di gioia i nostalgici del calcio che non c'è più. Come quando si rivolse ai tifosi del Livorno con il pugno chiuso. Come quando all'Atalanta fece un gran gol in rovesciata alla Lazio e rifiutò le offerte di Fulham e Monaco: entrò talmente nei cuori dei bergamaschi, che quando passò poi al Sassuolo fecero fermare il pullmann della squadra prima di una gara, per metetr su una festa improvvisata in strada, in suo onore. L'Atalanta sarà la squadra scelta per la sua gara d'addio, giocata al Liberati di Terni: incasso in favore di una Onlus cittadina. Così come i soldi della sua biografia sono servitio all'acquisto di un macchinario per le mammografie. Il tutto non prima di aver aderito al progetto del calcio popolare portato avanti dall'Associazione Comunista Sportiva Dilettantistica "Primidellastrada", con la quale disputa il campionato Uisp di Terni da dilettante.

Ecco cosa cazzo è un bomber.

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