Elias Gerovasi
#Cooperazione Internazionale
17 Novembre Nov 2016 1114 17 novembre 2016

L’Italia al 17° posto nella classifica dei donatori per le emergenze umanitarie

Nonostante nel 2015 si sia raggiunta la cifra record di aiuti umanitari di 28 miliardi di dollari (+12% rispetto al 2014), gli sforzi della comunità internazionale non sono sufficienti a coprire l’enormità dei bisogni delle popolazioni colpite da conflitti e catastrofi naturali, che restano per oltre il 45% senza risposta. E’ questo il dato più generale che emerge dal rapporto “Il valore dell’aiuto” presentato a Roma dal network Agire. L’Italia si posiziona al 17° posto nella classifica dei donatori globali con 406 milioni di dollari complessivi stanziati nel 2015, in aumento del 14% rispetto all’anno precedente.

28 miliardi di aiuti sono un record, ma costituiscono una spesa globale irrisoria se si pensa che ogni anno nel mondo si spreca cibo per un valore di 1.000 miliardi di dollari. Nel 2015 l’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento, raggiungendo picchi allarmanti. Il numero di persone sfollate a causa di conflitti e persecuzioni è cresciuto per il quinto anno consecutivo, raggiungendo i 65,3 milioni, mentre arrivano a 89,4 milioni le persone colpite dalle conseguenze di disastri naturali. Per far fronte a questa drammatica situazione i Governi hanno investito in assistenza umanitaria 21,8 miliardi di dollari e l’Aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi OCSE relativo alla spesa per l’ospitalità interna dei rifugiati (indonor refugee hosting costs) è salito dai 6,6 miliardi di dollari del 2014 a 13,9 miliardi di dollari del 2015.

Tra i dati riportati nel rapporto colpisce l’incremento dei cosiddetti “nuovi donatori” – con Turchia, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita in testa – il cui contributo è più che triplicato dal 2013 al 2015, soprattutto grazie alla forte risposta dei paesi mediorientali alle recenti crisi che hanno colpito la regione.
Un ruolo centrale e in crescita è anche quello dei donatori privati (individui, fondazioni e aziende), il cui impegno economico aumenta del 12,7%, raggiungendo i 6,2 miliardi di dollari. Un apporto essenziale per continuare ad assicurare interventi di risposta alle emergenze anche in Italia, dove le ONG nel 2015 hanno ricavato in media il 58% dei fondi complessivi a loro disposizione dal settore privato (individui, 5×1000, aziende e fondazioni). Il 32% deriva invece da contributi di organizzazioni internazionali (UE compresa) e solo il 6% da istituzioni pubbliche italiane.

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