Simone Paoli
Actarus
17 Novembre Nov 2016 0409 17 novembre 2016

REFERENDUM, VOTARE SOPRAVVIVENDO A RENZISMI ED ANTIRENZISMI

Scheda Ref
Gli indecisi possono decidere il risultato. Ma come si convinceranno?

Quando ormai più di 4 mesi fa mi sono messo a studiare la riforma (vi giuro che l'ho letta davvero), scrivendo le mie impressioni in questo post, contavo, a poco più di due settimane dal voto, di avere le idee chiare.

Senza illudermi speravo anche che non si finisse per ridurre il dibattito all’ennesima ed estenuante battaglia sulla figura di Renzi. Ed invece è stato perfino peggio di quello che temessi. Renzi che prima ha personalizzato, ha poi cercato di fare timidamente marcia indietro, ma ormai era troppo tardi. Quindi quasi tutti voteranno pro o contro il Presidente del Consiglio, inutile girarci intorno.

Detto questo, si può pensare ancora di votare su quello che effettivamente è l’oggetto del referendum, ovvero la legge fondamentale della nostra civile (più o meno) convivenza?

Il direttore de Linkiesta ha esplicitato in questo corsivo la sua posizione. Ho letto con attenzione, e, fondamentalmente, si dovrebbe votare sì perché questa riforma rappresenta la “soluzione praticabile” uscita dal parlamento, su due aspetti che definisce cruciali. Prima di affrontarli, fissiamo un punto. Non ha ormai più nessuna, ribadisco nessuna, importanza chi e come ha votato questa riforma. Se ha cambiato idea, se fosse bello o brutto, Renziano o antirenziano. Quello che dovrebbe rilevare ora sono solo ed esclusivamente gli effetti che andrà a produrre in futuro. Per cui non voterò sì solo perché qualcuno ha cambiato idea o perché questo è il compromesso uscito dal Parlamento.

Sulle due questioni chiave indicate da Cancellato.

Superamento del Bicameralismo perfetto. Nessun dubbio che venga superato il bicameralismo perfetto, ma restano tutti interi gli interrogativi che avevo espresso sul come. Non ho sentito (forse ero distratto) indicazioni chiare e precise su come saranno eletti i Senatori, tantomeno su come funzionerà il famoso articolo 70. Le due Camere spesso lavoreranno sugli stessi temi. Sono state smontate dai numeri le leggende sulle “navette” Camera-Senato, per cui la sola e vera innovazione resta la fiducia alla sola Camera. Basta o è un gran pasticcio?

Rapporti Stato-Regioni. La riforma riporta in capo allo Stato tutta una serie di competenze, ed introduce la famosa “clausola di supremazia”. Insomma una decisa virata al centralismo. Tutto bene? Se l’esempio è quello del turismo del Molise, a me viene spontaneo pensare ai siti del governo tipo “Verybello”. Inoltre la blindatura delle regioni a statuto speciale che diventano dei ministati praticamente intocabili, penso su tutte alla Sicilia, mi lascia terribilmente perplesso.

Su questi due punti quindi si fa un buon passo avanti? Diciamo che si fa un passo, ma in quale direzione proprio non saprei dire.

Io resto ancora tra gli indecisi, ovvero tra quelli che probabilmente determineranno il risultato finale. Unica certezza, andrò a votare, perché mai come questa volta è importante, anche se pare molti ne trascurino la reale rilevanza, accecati dalle prospettive di breve termine. Andrò, tappandomi orecchie ed occhi su campagne e compagnie del sì e del no, per i toni e mezzi usati.

Il naso, quello, ormai è turato da tempo.

PS: risparmiateci le stucchevoli minacce dello spread. Davvero, ci meritiamo di meglio.

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