Daniele Grassucci
Dopo Skuola
18 Novembre Nov 2016 1618 18 novembre 2016

Se la scuola pubblica batte quella privata

Attaccata da tutti i fronti, sempre nel bel mezzo delle polemiche, un ottimo capro espiatorio buono per ogni stagione. La pubblica istruzione negli ultimi tempi se l’è vista davvero brutta; ogni giorno un nuovo affondo, l’occasione per sottolineare che qualcosa non andava. Inutile stare a declamare il lungo elenco delle criticità: arretratezza del sistema didattico, professori che mancano, scuole sporche, tecnologia assente, ritardi nelle riforme; potremmo continuare per ore. Ora, però, le scuole statali si prendono la loro rivincita; anzi, più di una.

Come sempre, con la fine dell’autunno, arrivano i bilanci dell’anno scolastico precedente. Un momento cruciale, visto che è proprio in queste settimane che milioni di famiglie fanno le loro scelte, indirizzando il futuro dei propri figli. Ma se qualcuno stava pensando di tenersi alla larga dalle scuole pubbliche, poco affidabili e non più in grado di seguire a dovere i ragazzi, beh, dovrà ricredersi. Perché l’ultimo rapporto della Fondazione Agnelli sullo stato di salute dei licei e degli istituti superiori d’Italia parla chiaro: le statali sono ancora la soluzione migliore. Lo studio del portale Eduscopio, infatti, prende in considerazione tutte le scuole secondarie di II livello del nostro Paese – licei classici, scientifici, linguistici, artistici, istituti tecnici e professionali - e le analizza osservando il rendimento universitario dei loro diplomati. Oltre 700 mila studenti, distribuiti in 4378 scuole: un campione più che sufficiente per tirare una conclusione.

Il risultato è sorprendente: in quasi tutte le città, ai primi posti delle classifiche, ci sono scuole statali. Ben intesi, siamo di fronte a vere e proprie istituzioni, luoghi più che noti nel panorama scolastico italiano, istituti prestigiosi e blasonati che negli anni hanno accolto tra i propri banchi anche alcune tra le eccellenze più alte della Penisola. Licei classici come il Carducci e il Parini di Milano, il Mamiani e il Tasso di Roma, l’Umberto I di Napoli, il Dante Alighieri di Firenze, il Cavour di Torino non hanno bisogno di presentazioni. Stesso discorso per i licei scientifici, basta il nome: Alessandro Volta a Milano, Righi a Roma, Enrico Fermi a Bologna, Leonardo da Vinci a Firenze, il Cannizzaro di Palermo. E la storia non cambia per gli altri indirizzi.

Se ci si sposta nelle scuole di periferia o fuori da grandi centri urbani la musica, purtroppo, è destinata a cambiare. Qui le risorse a disposizione sono notevolmente inferiori e riuscire a mantenere degli standard elevati è molto più difficile; ma sono davvero tanti i docenti che fanno buon viso a cattivo gioco e tentano di mandare avanti la baracca come se nulla fosse. Perché la lezione di fondo rimane la stessa: puntare sulle scuole private non è assolutamente detto sia garanzia di qualità dell’istruzione. Solo un istituto – il Sacro Cuore di Milano – sembra mantenere la barca a galla, strappando la prima posizione tra le scuole milanesi. Le altre? Non pervenute o quasi.

Potrebbe essere un caso, una lettura parziale; ma se, nelle stesse ore in cui la Fondazione Agnelli pubblicava il suo studio, anche il Miur tirava le orecchie alle paritarie la cosa diventa ancora più concreta. Il piano d’ispezioni che il Ministero dell’Istruzione sta mettendo in atto per arginare gli abusi di alcuni istituti ha evidenziato come 1 scuola privata su 10 debba considerarsi ‘fuori norma’. Certo, qui il campione è abbastanza esiguo: 288 posizioni esaminate; tanto è bastato però per riscontrare 145 irregolarità e portare al ritiro di ben 27 licenze. E, coincidenza, i problemi maggiori sono stati evidenziati proprio nelle scuole superiori. Si va da cose meno gravi, come una cattiva gestione degli esami di maturità, a fattispecie al limite della truffa, come falsificare la terza prova scritta o dichiarare più alunni frequentanti di quelli reali per poterne giustificare la presenza ai soli esami. In mezzo, altri tipi di carenze: dal piano sicurezza all’assenza del titolo di abilitazione all’insegnamento di alcuni docenti. Pericoli da cui, almeno per una volta, le scuole statali sembrano al riparo.

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