Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
30 Novembre Nov 2016 1147 30 novembre 2016

Great Britain against Europe

Colori E Significato Della Bandiera Inglese

I più importanti quotidiani e periodici di economia del mondo anglosassone a partire dal Financial Times hanno dedicato negli ultimi numeri molta attenzione alla situazione italiana con riferimento al referendum costituzionale che è venuto a cambiare il suo significato in referendum politico: SI o NO al Governo Renzi.

L'attenzione maligna dei giornali inglesi a partire dall'Economist, posseduto in larga parte dalla famiglia Agnelli, si spiega con il fatto che la Signora May, nuova Presidente del Consiglio e favorevole alla brexit, è in grave difficoltà perché, molto più in fretta di quanto non si prevedesse da Londra le grandi multinazionali se ne stanno andando verso altre sedi in Europa indifferenti ai vantaggi fiscali che verrebbero loro concessi ma che trovano anche negli altri paesi. Londra per loro era la porta dell'Europa, se non può più esserlo devono andare a cercarsi un'altra collocazione.

Naturalmente, ai fini del Governo May, se l'Inghilterra non vuol finire verso un destino di modestia politica ed economica, perdendo perfino la Scozia, occorre che il disegno dell'unità europea dapprima traballi e poi si sfasci. Allora ciascuno stato potrà riprendere ottocentescamente un proprio ruolo, più o meno ribaldo, nel contesto di una situazione confusa e degradante.

Questo obbiettivo non è condiviso da tutti i giornali, per esempio quelli americani e francesi, ma diventa una preoccupazione perché l'Italia scossa dal referendum perda il Governo e la stabilità diventando rapidamente una grossa Grecia piena di problemi e di disoccupati che zavorrerebbe in forma pressoché definitiva l'Unione Europea. Il Manifesto sostiene che tutti questi giornali stranieri sono stati comperati da Renzi per spaventare la gente e farla votare SI: la tesi è poco credibile perché per quanto Renzi possa disporre di mezzi, e pare che disponga, non riuscirebbe ad averli tutti con se.

Dunque il problema che la stampa economica internazionale intravede nei confronti del sistema finanziario e bancario del nostro Paese è probabilmente vero.

La maggior parte della coalizione del NO agisce contro gli interessi economici e sociali del nostro Paese e spesso per motivi del tutto personali: Berlusconi, per esempio, si è presentato alle televisioni con espressione anale per dire che dopo la vittoria del NO ci si sarebbe tutti riuniti intorno a un tavolo per decidere il sistema elettorale e tutto il resto. Dimenticava che per due volte su quattro in Parlamento, alla Camera e al Senato, Forza Italia aveva votato a favore di questa riforma e che ha cambiato idea solo dopo che non era stato possibile per Berlusconi ottenere un Presidente della Repubblica amico suo cioè un Presidente che gli garantisse la grazia di cui ha bisogno per riavere i diritti civili. D'altra parte D'Alema, ispiratore in molte cose del progetto costituzionale proposto al referendum, è diventato nemico quando Renzi gli ha negato il posto, secondo me forse sbagliando, di Ministro degli Esteri dell'Unione Europea con una operazione di rottamazione che avrebbe dovuto essere definitiva.

Nessuno degli oppositori al referendum, tranne pochi incartapecoriti costituzionalisti, s'interessa veramente del “merito”, tutti sono scattati come un sol uomo quando hanno visto in parallelo il nuovo sistema elettorale, l'Italicum, fortemente maggioritario e sopratutto, che dava spazio ai dirigenti dei partiti nella scelta dei candidati: i Senatori in carica hanno capito che la loro carriera politica, per quanto modesta era finita definitivamente, la minoranza del PD ha capito quasi la stessa cosa salvo la faticosa strada di costruire un partito di estrema sinistra pieno di assemblee infuocate e di votazioni insicure. La destra, divisa come non mai e insidiata da Grillo, ha capito che doveva rassegnarsi e attendere il declino fisico del commendator Berlusconi. Grillo, diciamolo pure, che il sistema elettorale attuale favorisce, si è unito, senza grande convinzione, alla processione dei no.

Questa, in poche parole, la “situazione italiana”: andremo a votare in molti ma senza assolutamente tener conto del merito della votazione e tutti coloro che sono di cattivo umore perché la suocera li infastidisce, la pensione non basta, il figlio non trova lavoro, la figlia è in cinta non si sa di chi ecc ecc voteranno NO. E' il famoso voto di pancia che Grillo invoca avendo capito da tempo il degrado politico e culturale del nostro paese. Se vinceranno, i nostri sogni di gioventù di un Europa unita e federale dove non ci fossero più guerre e l'economia potesse svilupparsi nell'interesse non solo degli europei si allontanerebbe fino a scomparire. Parrebbe un segnale di tutto questo il fatto che i funzionari della Comunità Europea si siano in questi giorni, per mettere da parte qualche cosa, aumentati dell'11% gli stipendi.

Pare che anche i nostri Senatori, a scanso di equivoci, non diano più un soldo ai partiti e trattengono con ansia tutte le provviste di cui vengono forniti.

Se vincerà il NO potranno spenderle in una grande festa.

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