Alessandro Oliva
Viva la Fifa
1 Dicembre Dic 2016 1100 01 dicembre 2016

Il tabù Masiello

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Marco Luzzani/Getty Images

Chi sbaglia deve pagare, ma può avere anche una seconda chance. Forse non in Italia, dove chi sbaglia paga e si prende pure un extra sotto forma di omertà. Ammetto che mi ero balamente dimenticato della presenza in campo di Antonio Masiello. L'ultima volta che ne avevo sentito parlare era stato per quel fattaccio di scommesse e gare truccate, uno dei tanti che ha colpito di recente il calcio italiano. Uno dei tanti, appunto: inevitabilmente, se ti perdi anche solo una puntata, succede che nomi, partite incriminate e reati finiscono per addensarsi nella testa come una massa informe.

Ma non è solo quello, ammettiamolo. C'è appunto quell'extra di omertà, quella tassa in più da pagare così tipica del nostro Paese. Se sbagli non bastano la condanna, il carcere e i lavori socialmente utili a redimerti. Scontare la pena non è sufficiente: devi restare marchiato a vita, perché se trucchi le partite per dei soldi in più sei un reietto. Se poi ha fatto un autogol nel derby, cioè una gara sacra, devi fare schifo a tutti per sempre.

Andrea Masiello, nello scandalo del 2011, è stato uno dei protagonisti assoluti. Per quello sciagurato autogol contro il suo Bari, nella partita contro il Lecce. Eppure, dovrebbe essere famoso per un altro aspetto, forse non totalmente considerato: Masiello è stato uno che ha parlato. La sua collaborazione è stata importante, nello svelare cosa c'era sotto quel sistema, tra calciatori conniventi e "zingari". E per quello che ha fatto - indubbiamente gravissimo e sbagliato - ha pagato: prima con l'arresto nell'aprile 2012 per associazione per deliqnuere finalizzata alla frode sportiva; quindi con i deferimenti per illecito sportivo e violazione dell'articolo 1 di lealtà sportiva e divieto di scommettere, per i quali patteggia 2 anni e 2 mesi di squalifica (più 30mila euro di ammenda) solo per quanto riguarda il terzo filone d'inchiesta in ambito sportivo. Con il quinto sono altri 3 anni e 15 giorni sempre patteggiati di squalifica dopo il deferimento per omessa denuncia e illecito sportivo.

In tutto sono stati quindi 5 anni e 2 mesi di squalifica, terminati nel gennaio 2015. A quel punto, lo stesso Masiello ha chiesto di rientrare a giocare, con l'Atalanta, ultima sua squadra prima delle indagini. La squadra all'epoca ha dato il benestare, dopo che Masiello ha collaborato in lavori spcialemnete utili e parte della sua ammenda è stata usata per finanziare la costruzione di un campo di calcetto. Si è allenato a Viareggio, lì dove è nato e da dove la sua carriera è partita, direzione giovanili della Juve, dove vince il Torneo della sua città, uno dei più prestigiosi a livello giovanile (e non a caso gioca anche nelle giovanili azzurre). Fabio Capello stravede per lui, ma dopo il debutto in A finisce nel giro delle compartecipazioni Siena, Genoa, quindi Bari e Atalanta.

Dopo il rientro, Masiello si è lentamente ricostruito una carriera. Oggi la sua Atalanta vola in classifica e giustamente si parla dei suoi giovani, ma non di un difensore che dopo 13 presenze ha già segnato 3 gol, compreso l'ultimo della vittoria a Bologna. E forse, nonostante sia un classe '86, per lui non ci sarà spazio in azzurro: con Ventura le cose ai tempi del Bari non sono andate bene. Nonostante abbia pagato, parlare bene di Masiello sembra ancora un tabù. Chissà fino a quando.

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