Daniele Grassucci
Dopo Skuola
2 Dicembre Dic 2016 1540 02 dicembre 2016

Se il “racket” di merendine sul curriculum funziona meglio del diploma

Per la scuola una battaglia persa, per le aziende un tesoro da coltivare. La vicenda del ragazzino punito (per l’ennesima volta) dalla scuola per aver avviato un mercato parallelo delle merendine all’interno del suo istituto avrà fatto sorridere in molti. Leggendo però tra le righe, questa vicenda ci insegna come la distanza tra il mondo dell’istruzione e quello dell’impresa sia sempre al punto di partenza. Anzi, la situazione è ancora più grave se si pensa che in questi anni sono state fatte le proposte più varie per instradare i giovani alle logiche lavorative. Alternanza scuola lavoro, corsi di formazione, stage brevi: tutti strumenti inutili se presidi e docenti non riescono proprio a intravedere in un ragazzo delle qualità. Doti naturali che magari esulano da quelle richieste per avere un buon curriculum scolastico, ma che non escludono a prescindere che non si possano ‘battere’ strade alternative. A quel punto il compito di un buon maestro dovrebbe essere quello di prendere il talento, ripulirlo degli aspetti negativi (in questo caso l’illegalità del commercio clandestino) e metterlo concretamente a frutto.

Ma andiamo per gradi, riassumendo l’episodio per quelli che non ne hanno sentito parlare (anche se è difficile, visto che ne hanno discusso un po’ tutti). Siamo a Moncalieri, alle porte di Torino; è in un istituto tecnico della cittadina Piemontese che il nostro imprenditore in erba ha messo in pratica il suo piano commerciale ‘geniale’: offrire snack e bibite a sui compagni di scuola a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati dai distributori automatici installati nell’edificio. Ci aveva già provato lo scorso anno, ma il risultato era stato una sonora bocciatura; ma lui, convinto del fatto suo, con l’inizio del nuovo anno ci ha riprovato, visto il successo ottenuto tra i suoi coetanei la volta precedente.

Il meccanismo era semplice: dopo un attento studio dei volantini promozionali dei supermercati della zona, il ragazzo acquistava solo i prodotti in offerta, riuscendo a mantenere i prezzi bassi, sbaragliando persino la concorrenza dei bar intorno alla sua scuola. Una strategia che in poco tempo era riuscita a intercettare buona parte degli iscritti. Una sorta di incontro tra domanda e offerta che faceva comodo un po’ a tutti: agli alunni dell’istituto che così risparmiavano sulla merenda, al ragazzo che riusciva comunque ad avere il suo bel guadagno nonostante la ‘svendita’.

Quelli a cui, forse, non è andata giù questa storia sono stati i gestori dei distributori automatici: pensavano di aver fatto bingo piazzando le macchinette in una scuola con centinaia di studenti e, all’improvviso, hanno visto saltare l’affare a causa dell’intraprendenza di un ragazzino. Cose che sono all’ordine del giorno del mondo del commercio, dominato dalle logiche della concorrenza. Forse non si aspettavano che la mina vagante potesse provenire da un ambiente ‘sicuro’ come la scuola.

Un minaccia che, comunque, è durata poco. Difficile che qualcuno dei coetanei lo abbia ‘denunciato’; in fondo gli faceva un favore. Più probabile che i professori già tenevano nel mirino quell’adolescente fuori dalle regole. Sta di fatto che il ragazzo è stato nuovamente punito. Ma, stavolta, crediamo se ne farà una ragione. Perché se da un lato perderà l’anno, dall’altro pare troverà presto un lavoro.

Molte aziende, dopo l’accaduto, gli hanno messo gli occhi addosso offrendogli tirocini di formazione per incanalare questo suo spirito imprenditoriale, ricondurlo all’interno delle regole e farlo crescere. Se persone che quotidianamente hanno a che fare con decine di dipendenti, ognuno dal carattere e dalle caratteristiche differenti, hanno intravisto delle ottime prospettive in un ragazzo dagli altri considerato perso significa che non tutto è da buttare, anzi. E non è il solo riconoscimento che questo creativo studente ha ricevuto per la sua “pazza idea”. La Fondazione Einaudi di Roma avrebbe infatti contattato il ragazzo per offrirgli una borsa di studio, viste le sue “doti” nel commercio.

Non siamo dunque in presenza del classico discorso sui massimi sistemi, del tipo “è preferibile avere delle idee piuttosto che essere studenti modello”; stavolta abbiamo in mano le prove; se di per sé il gesto del 17enne di Moncalieri è da censurare deve servire lo stesso da insegnamento: spesso il mondo del lavoro guarda oltre le convenzioni e le apparenze, badando piuttosto alla sostanza. Per carità, qui non si vuole sostenere che per emergere bisogna essere disposti a muoversi ai confini della legalità; ma che far uscire la propria personalità, non lasciandosi imbrigliare da schemi mentali, non sempre porta guai. Naturalmente se abbiamo la fortuna che qualcuno decida di scommettere sulle nostra potenzialità.

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