Daniele Grassucci
Dopo Skuola
16 Dicembre Dic 2016 1713 16 dicembre 2016

Il curriculum di Valeria Fedeli e l’eredità della Buona Scuola

Fedeli Miur

Anno nuovo, ministro nuovo, problemi vecchi e questioni ancora aperte. Non si presenta proprio limpido e chiaro il futuro della scuola. La fine del 2016 ci ha consegnato il governo Gentiloni, un esecutivo che ha fatto molto discutere per le scelte: una linea di continuità col passato che ha visto tutti i ministri confermati o al massimo spostati. Tutti tranne uno, quello dell’Istruzione. La conseguenza è stata l’avvicendamento tra Stefania Giannini e Valeria Fedeli.

Parliamoci chiaro: la ‘Buona Scuola’ ha i suoi punti deboli, ma non è certo da buttare in blocco. Alcuni risultati, pur parziali rispetto ai progetti iniziali, si sono visti. Forse la Giannini è stata quella che ha mosso di più le acque del mondo scuola nell’ultimo decennio. Ma ciò non è bastato a farle mantenere la poltrona.

Ma è dal suo lavoro che la Fedeli dovrà ripartire, da quello che di buono ha fatto, spingendo però sull’acceleratore. Anche da quello che non è stato fatto, cercando di invertire la rotta. In questo, scegliere Valeria Fedeli strategicamente ha un senso. Perché, pur non avendo avuto mai a che fare da vicino con scuole, università, docenti e alunni potrebbe essere la persona giusta per tirare le fila di un sistema disorientato. Per capirlo basta guardare al suo curriculum, a prescindere dai titoli di studio.

Sindacalista di lungo corso, combattente nata, abituata a lunghe ed estenuanti trattative: chi meglio di lei potrebbe ricostruire un rapporto con i docenti – di ogni ordine e grado – che con la Giannini sembrava arrivato ai titoli di coda. La sua militanza trentennale in Cgil, prima nel settore pubblico e poi in quello tessile, le hanno sicuramente dato gli strumenti adatti per gestire e mediare le richieste dei prof. In questo momento forse la priorità numero 1 per il ministero di Viale Trastevere.

Questioni come il maxi-concorso che, probabilmente, dopo un anno dal suo inizio non sarà ancora concluso; come la mobilità dei docenti precari, spostati da una regione all’altra in attesa di una cattedra definitiva; come l’assegnazione delle supplenze e l’assunzione dei ‘ruoli’ molte volte decise senza un criterio chiaro. Una geografia dell’insegnamento che il nuovo Ministro dovrà ridisegnare attingendo da tutto il suo bagaglio di esperienza.

La legge delega 107 (quella sulla ‘Buona Scuola’), poi, è in gran parte ancora da attuare. Sono nove le deleghe che il governo Renzi ha lasciato in eredità ai successori. La maggior parte, probabilmente, verranno “parcheggiate”, almeno per il momento. Tra queste rientra il reclutamento di nuovi docenti con contratto di apprendistato, a cifre nettamente inferiori ai minimi salariali previsti dal contratto di settore. Uno dei fronti su cui la frattura sindacati-istituzioni sembra insanabile. Tra l’altro la delega per approvare i decreti di attuazione scade il prossimo 15 gennaio: impossibile che per quella data si possa fare tutto.

E allora entrano in gioco le priorità. Così, studiando ancora la storia politica e personale di Valeria Fedeli, gli spunti non mancano. La Vicepresidente uscente del Senato ha fatto dei diritti civili e delle pari opportunità una sua bandiera. In passato ha anche proposto che nelle scuole venisse introdotta un’educazione sessuale-affettività che si muovesse nel rispetto di tutti, senza distinzioni di genere. Allargando il discorso, non possiamo non intravedere un iter rapido per il decreto sul sostegno alla disabilità (fisica e intellettiva) nelle scuole.

Di contorno una serie di capitoli aperti dal precedente Ministro che, però, hanno preso strade tortuose senza arrivare a risultati apprezzabili. C’è il Piano nazionale sulla Scuola Digitale da potenziare, c’è il Piano sull’edilizia scolastica da portare a compimento il prima possibile, c’è l’alternanza scuola-lavoro da rendere concretamente costruttiva, soprattutto per chi – come gli studenti dei licei – ne ha visto gli aspetti più incerti. Ci sono le riforme degli esami di Terza media (con l’eliminazione dalle prove del controverso test Invalsi) e della Maturità.

Una scrivania piena di fascicoli, dossier e faldoni quella che dunque attende Valeria Fedeli. Ma questo sicuramente non la spaventerà. E forse è il motivo che ha orientato la scelta di Gentiloni: solo una persona pragmatica e di temperamento poteva accettare una sfida del genere.

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