Alessandro Oliva
Viva la Fifa
19 Dicembre Dic 2016 0920 19 dicembre 2016

Gabigol, il talento triturato dalla macchina del marketing a tutti i costi

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GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

C'è stato un momento, un attimo, in cui ho creduto di aver capito il perché. Reggio Emilia, Sassuolo-Inter. Mancano 4 minuti alla fine della partita, quando Stefano Pioli decide di mettere in campo Gabigol, accompagnato da una fragorosa "ola" del pubblico che ha il retrogusto acido della presa per il culo. Il brasiliano si piazza sulla destra, per cercare un pallone in profondità e colpire in contropiede. L'Inter sta vincendo 1-0, ma anche contro un Sassuolo che gioca senza il centrocampo titolare decide che è il caso di soffrirsela un po'. Poco dopo il suo ingresso in campo, Gabigol è in area, dove stoppa un pallone mentre avanza verso la porta. L'azione si spegne subito, nulòla da fare.

Se riavvolgo un attimo mentalmente il nastro dell'azione, rivedo il giocatore con la maglia numero 96 stoppare la palla con delicatezza: quasi non la tocca, mentre la fa avanzare con il piede. Dura un momento, un attimo. Un bagliore di luce che quasi mi apre il cuore, nel freddo della tribuna stampa che ti fa domandare, prima e dopo il gol di Candreva, perché l'Inter abbia speso 29 milioni di euro per uno che da erede di Neymar al Santos è diventato rapidamente una specie di emulo di Luther Blisset in nerazzurro.

Succede così che anche un semplice stop diventi speranza di riscatto. Succede, se il giocatore del quale stiamo parlando è stato pagato molti soldi e fino a quel momento ha giocato 16 minuti in campionato. Possibile che il ragazzo non abbia alcuna capacità? Poi, dopo un minuto, ti ritrovi di nuovo a guardare di nuovo Gabigol a bocca aperta. Stavolta lo sbigottimento è di quelli che fanno male: l'attaccante è scattato sulla destra a inseguire un pallone benché fosse in fuorigioco. Il guardalinee non alza la bandierina. I due si guardano. Gabigol lo fissa mentre si ferma e poi accenna a scattare. Il guardalinee resta fermo, con la bandierina abbassata. Forse vorrebbe ridergli in faccia: Gabigol è in fuorigioco, è praticamente tanto al di là della linea da trovarsi al mercatino di piazza San Prospero. Ma il dubbio gli resta, così scatta: bandierina alzata. Ma il dubbio ancora persiste e tira in porta: cartellino giallo.

A vedere i video su You Tube, il ragazzo i numeri ce li ha. E si aggiungano le voci di chi giura e spergiura che in allenamento fa cose dell'altro mondo. Eppure, dopo De Boer, anche Pioli non sembra orientato a dargli grosse opportunità. Possiamo stare qui a farci molte domande sul perché (Arriva ad Appiano con i postumi di una sbronza? Ama la compagnia di donne a pagamento? Ha offeso Zanetti perché argentino? Non si lava?), ma quell'espressione dubbiosa mentre cerca la conferma da parte del guardalinee che lo osserva impietrito spiega tanto. Spiega lo smarrimento di un ragazzo arrivato in un campionato totalmente diverso da quello nel quale è cresciuto, accompagnato da un trionfalismo forse eccessivo. La nuova dirigenza ne ha subito sfruttato l'acquisto per metterla sul commerciale, con un video di presentazione che ne ha accompagnato la conferenza stampa di arrivo a Milano, studiata per lui da Suning e Pirelli. Cioè da chi mette i soldi. Una strategia di marketing fatta certamente in buona fede - chi spende i soldi in pubblicità per volerci rimettere? - ma che ha inevitabilmente caricato di aspettative il ragazzo.

Come ha ricordato di recente il Corriere della Sera, anche il Manchestrer City ha fatto spesa in Brasile comprando Gabriel Jesus per 30 milioni di euro, ma lo lasciato al Palmeiras fino a fine 2016, dove ha fatto in tempo a vincere il campionato. Un modo per fargli finire la stagione con calma e abituarlo almeno mentalmente all'idea di dover andare in Premier. A differenza di Gabigol, compagno di Seleçao campione olimpica a Rilo 2016 e portato subito in Italia, per puntare sull'equazione nuova proprietà = nuovo acquisto.

Un errore strategico, che ci può stare all'inizio di una nuova avventura, ma che può apparire sintomatico di come Suning debba adattarsi a certe dinamiche e in fretta. Perché il rischio è di disperdere non solo un patrimonio in denaro, ma anche di talento. Per non sprecare tutto, non resta che il prestito in una piazza tranquilla. Dove trasformare quel breve bagliore di luce in partite degne del suo talento.

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