Giuseppe Trapani
Promemoria
19 Dicembre Dic 2016 1602 19 dicembre 2016

Giachetti e quella coerenza perduta nel PD

Giachetti

La comunità (che ho girato) del Pd è ferita ... e non possiamo disegnarli un film che tutto va bene!

Roberto Giachetti, Assemblea Nazionale PD, 19 dicembre 2016

In lingua latina - tanto per essere raffinati - l'incipit potrebbe essere l'espressione "eructavit cor meum" cioè le parole che arrivano come un eruzione incontenibile, un sussulto del cuore che non si ferma. E l'animo di Roberto Giachetti, che in molti nella base del partito democratico eleggerebbero a neo segretario magari contro Renzi, Speranza, Rossi o Emiliano, non solo poteva ma sopratutto doveva essere lasciato libero di esprimersi in tutta la sua forza in occasione dell'assemblea del PD. E ciò per manifestare tutto il fiele accumulato in questi anni di battaglie politiche sopratutto all'interno del suo partito.

Quel fiotto di parole aspre, appassionate e prive di opportunismi denuciava il «volemose bene, madama marchesa» considerato troppo pesante nonché indigesto per il vicepresidente della Camera affinché lo ingurgitasse come se non ci fosse stato un passato recente.

Per tanti elettori del centrosinistra il vaso è colmo e -mi si passi la battuta - il dibattito interno al PD ormai è paragonabile alla maratona in una sola notte di tutta la filmografia di Carl Theodor Dreyer; e quindi non stupisce quel "hai la faccia come il c..." di Giachetti visto come l'urlo liberatorio comprensibile slu quale è stucchevole fare moralismi non fosse altro che prima del referendum si è sentito e visto di tutto e sempre al ribasso (dalle scrofe ferite ai serial killer, dalla deriva autoritaria ai poteri forti, dal rischio fondi per i malati di cancro al regime dittatoriale, al non voteremo mai il governo al Senato precluso etc.). E' proprio vero - come rilevato da ricerche e sondaggi - che il paese è eufemisticamente stanco oltreché avvilito dall'autolesionismo del centrosinistra incapace di trovare una quadra di governo costretto al ko non certo dall'avversario ma dai suoi stessi demenziali pugni autoinflitti sul viso.

La rabbia di Giachetti ha tolto quel velo di ipocrisia che serpeggiava in un'assemblea nazionale che espandeva veleni piuttosto che profumi, contratta dagli spasmi di una lotta interna infinita, illogica, rancorosa, incoerente ma sopratutto distonica tra il dire (nei giornali e sui media vecchi e nuovi) rispetto al fare cioè gli atti parlamentari.

Un Roberto Giachetti all'attacco ha risposto sul merito ripercorrendo la timeline schizofrenica della minoranza dem sin dai tempi del governo Letta e allora si era a parti invertite: cioé è la governance del partito prima di Renzi che ha votato contro (Speranza era allora capogruppo a Montecitorio ) la mozione sul ripristino del mattarellum a seguito della sentenza della Corte Costituzionale sul porcellum. Gli stessi esponenti a suo tempo dissero poi che ci volevano le preferenze. Poi però - a Italicum primo testo proposto anche con le preferenze - si richiese il ritorno al Mattarellum e magari fra poco proporranno quacos'altro, e via via discorrendo in un tira e molla che ha prodotto persino il rigetto sul governo. Non è l'unica causa dei tempi attuali ma non si può negare che - in soldoni - la minoranza del Pd senza Renzi e la sponda dei media sarebbe stata ininfluente e marginale per le sorti della legislatura.

Il mio intervento in #assembleaPd.

Geplaatst door Roberto Giachetti op zondag 18 december 2016

Parliamo comunque di una dimensione quantomeno surreale che ha fatto scollare il pd dalla realtà e lo ha distaccato dal paese reale in un gioco di boicottaggio continuo che ha travolto Renzi persino oltre i suoi stessi errori di valutazione. Stritolato poi dal presentismo - del continuo rilancio di se stesso neanche fosse un poker del tutto per tutto, l'ex premier riparte sì dall'autocritica della sconfitta ma guarda al domani col rilancio della sua leaderchip partendo dai voti (tutti suoi) presi il 4 dicembre.

Alcuni osservatori - fra questi ricordo Paolo Mieli giorni fa - consigliavano al giovane segretario del Pd di lasciare per un po, fermarsi un giro. Concordo sommessamente su questo aspetto meramente strategico della questione nel senso che la sovraesposizione di questi anni probabilmente ha sedotto irrimediabilmente il premier-boyscout logorandolo nel profondo.

Si è passati così dalle affermazioni audaci e inzialmente sincere (quel se perdo lascio) al rimanere in sella come un ex, azzoppato e bramoso di una legittimazione nelle urne, con accanto poi renziani in modalità upgrade di ruoli e posizioni nel nuovo governo Gentiloni. E anzichè accettare il consiglio di un periodo di studio, di decantazione e solitidune attendendo saggiamente il fallimento (quasi certo) dei suoi detrattori e avversari così poi da venire rimpianto e rincorso dall'opinione pubblica, un politico in gamba come Renzi cede nel rincorrere il consenso affanosamente percepito come uno da tollerare pouttosto che da cercare. Un errore madornale, insomma: Renzi - lo scrivo con rispetto ma anche con franchezza - sembra dare l'impressione di quei file di testo che si sovrascrivono senza risoluzione, diventato senza oggettive colpe il politico dello storytelling. E nulla più, il che è un peccato gigantesco.

Se si proclama un distinguo, poi bisogna essre conseguenziali. E su Matteo Renzi si è implacabili a misura della solennità delle sue dichiarazioni le quali si pagano a caro prezzo perchè lui stesso le ha scolpite col fuoco del suo decisionismo. E per un politico che ha fatto della sua diversità un distinguo rispetto a chi lo ha preceduto, il giudizio negativo si fa se vogliamo più intenso con meno attenuanti. Chi scrive rimane un estimatore dell'ex premier e del centrosinistra. Ma se alla fine persino il nuovo che avanza si porta dietro un retroprofumo di vecchia routine da prima repubblica, beh allora lo sconforto è grande.

Si è perso il treno della coerenza e mi chiedo quali altri treni perderemo nei prossimi mesi.

La scelta della solitudine, proprio quella scelta, sarebbe stata la massima prova data al Paese della sua unicità. Della sua radicale diversità rispetto agli «altri»: quindi l’inizio migliore per la riscossa.

Ernesto Galli della Loggia, Corriere della sera 19 dicembre 2016
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