Raja Elfani
Gloβ
21 Dicembre Dic 2016 2152 21 dicembre 2016

Renzi e Raggi, referendum all'italiana

VIRGINIA RAGGI

La vittoria del no al referendum ha portato piccoli cambiamenti in Italia che non hanno l’impatto mediatico della Brexit ma risultati più immediati. Al Renzi bis è sopraggiunto puntuale il Raggi bis, stessa manovra che mostra due forze politiche solo momentaneamente rivali ognuna consapevole della propria funzione. Da una parte l’establishment che ha l’accanimento e la compattezza della monarchia seppur ormai morente, e dall’altra parte un movimento popolare arrivato al potere che ha l’irruenza e lo scompiglio della democrazia. Insomma Renzi lo ha ben capito, il movimento Cinque Stelle è catalizzatore di consensi popolari ma perciò piuttosto limitato e prevedibile sul piano politico, radicato nell’opposizione finché il nuovo PD di Renzi (che andrebbe ribattezzato) non ne assimili tutte le istanze riformistiche.

Il referendum ha portato un’accelerazione di quel processo di assimilazione, non tanto del programma Cinque Stelle bensì di nuovi standard democratici, da parte del potere. A questo ritmo, il governo Gentiloni dovrebbe durare poco, tempo sei mesi e si va al voto dopo aver ratificato la nuova legge elettorale. Renzi potrebbe vincere solo se indebolisce la Raggi, la sua vera rivale, una vergine politica a capo della capitale che aspetta che la giustizia faccia il suo corso. Possibile che i media non abbiano capito che l’arresto di Marra non travolgerà la prima cittadina di Roma? Che vederla sola e snobbata da tutti al Quirinale non fa che evidenziarne l’autonomia e la coerenza? Se Virginia Raggi saprà resistere man mano che continuano a cadere teste, potrebbe sì far perdere molti voti al M5S (come auspica Renzi e la stampa a lui connessa) ma per Virginia significherebbe rinforzare la propria statura politica. Per cui scorgere in Virginia, giovane e isolata, un po’ di futuro in mezzo ad una immane corruzione fatta sistema (e che solo una riforma della giustizia potrà sanare) regala intanto ai Romani quella speranza finora negata.

Ma oltre ai Romani, è bene ricordare a tutti che nessuna nazione europea può vantare un movimento, come quello dei Cinque Stelle, che è arrivato al potere.

Come Renzi, anche la Raggi nella sua giunta bis ha scelto a modo suo di restare nell’ombra. Nessuno aveva mai nominato vicesindaco un assessore alla cultura. Virginia Raggi non ha mai presenziato ad una mostra d'arte contemporanea e con Luca Bergamo vicesindaco la sindaca potrà continuare ad evitarle, non mettendoci la faccia. Inoltre non c’è un evento dove Luca Bergamo non abbia fatto riferimento alla sua cultura ebraica, è riuscito perfino a menzionare il Talmud all’inaugurazione della mostra a Roma dell’artistar indiano Anish Kapoor. Forse un assessore alla cultura ebreo a Roma rinforza l’immagine del M5S come forza d’opposizione in un governo cattolico.

Ma è molto probabile che oltre al M5S sia soprattutto la svolta improvvisa della politica internazionale che spingerà la classe dirigente verso compromessi nazionalisti. Dopo Alfano agli Esteri, e se vincerà le elezioni, sarà costretto Renzi ad allearsi con Salvini ora che Trump è presidente degli Stati Uniti? Il mondo intero - e in particolare la Francia e la Germania prossime alle elezioni - sta a guardare come la guerra civile romana potrebbe trasformare l’Italia nella prima democrazia europea.

Raja El Fani

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