Francesco Carini
Homo sum
30 Dicembre Dic 2016 0800 30 dicembre 2016

Italia, sei sempre più un paese di diseguaglianza e precarietà

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di Francesco Carini

In occasione dell’Immacolata, oltre l'agognato ponte festivo, ci si poteva aspettare un segno "celeste" di speranza, invece il 7 dicembre scorso non c’è stata alcuna grazia per i lavoratori italiani, anzi è arrivata la sentenza n. 25201 della Corte di Cassazione. Come riporta il quotidiano Italia Oggi: «Il licenziamento di un dipendente, secondo i giudici della Corte di cassazione, potrà essere giustificato anche solo in vista della migliore e più efficiente organizzazione produttiva dell’impresa o dalla ricerca della maggiore redditività della stessa: alias maggior profitto».

C’è la possibilità che quest’Annus Horribilis per i diritti sociali degli italiani sia finito nel modo peggiore possibile, con un’ulteriore picconata alle certezze di un progetto di vita normale per milioni di giovani ed adulti. Studi realizzati da importanti antropologi negli ultimi 60 anni sottolineano come le diseguaglianze e le incertezze rischiano di produrre a livello globale danni molto importanti. A tal proposito riporto parte di un mio articolo pubblicato qualche mese fa.

Nel saggio del prof. Roberto Beneduce (Università degli Studi di Torino) Illusioni e violenza della diagnosi psichiatrica, l’antropologa lettone Vieda Skultans ha illustrato come le trasformazioni della psichiatria hanno seguito a ruota il mercato con patologie legate all’ansia e ad altri sintomi, in diretta corrispondenza con gli ostacoli sociali e le difficoltà economiche.

Pertanto, considerare viziati dei giovani adulti, magari colti, che rifiutano di essere sfruttati, sottopagati o tenuti sul filo del rasoio (con ovvie conseguenze sulla salute), per un possibile mancato rinnovo del contratto lavorativo o un licenziamento a ciel sereno, appare quantomeno fuori luogo e scorretto. Come una parte della psichiatria tenta di spiegare neurobiologicamente le differenze di risultati fra popolazioni e classi sociali, senza tenere in considerazione le differenti basi da cui partono, allo stesso modo sembra che ci sia la mancata attenzione di una certa parte della politica e della società nel non ascoltare il grido di sofferenza dei giovani provenienti da famiglie e contesti non facoltosi, rischiando potenzialmente di istituzionalizzare il precariato e dare una forte picconata al già debole concetto di eguaglianza, che sulla carta ha nel diritto il suo fondamento, ma che, in seguito a questa sentenza, rischia potenzialmente anch’esso di trasformarsi in un boomerang per impiegati e operai.

La diseguaglianza fa male. François Dubet

Negli anni ’50, lo psicologo Abraham Maslow, dopo anni di ricerche, pubblicò “Motivazione e personalità”, opera in cui espose la sua teoria della “Piramide dei Bisogni”. Questi ultimi sono divisi in “fondamentali” e “superiori”, suddivisi in cinque sezioni, dove il soddisfacimento dei primi può condurre all’auto-realizzazione dell’individuo, senza i quali sarebbe impossibile farlo. Ebbene, escludendo i bisogni fisiologici, quelli legati alla sicurezza (fisica, di occupazione o di salute), sono messi a dura prova nelle classi svantaggiate sotto il profilo socioeconomico, che hanno, rispetto al Terzo Mondo, “solo” la quasi certezza di un’adeguato introito calorico. Pertanto, alla luce attuale e di questa teoria, la maggioranza del popolo italiano potrebbe non avere mai la possibilità di realizzarsi in pieno come individuo. Tralasciando la sopracitata sentenza del 7 dicembre, sicuramente il problema non è recente o imputabile politicamente solo allo scorso esecutivo, ma sarebbe importante lanciare un segno forte, di una politica realmente vicina alla gente. Il tentativo in punta di piedi da parte del governo Renzi, poi sfallito per decisione del Consiglio di Stato lo scorso 29 febbraio, di opporsi alle sentenze del Tar del Lazio, che lo scorso anno aveva dichiarato illegittimo il considerare le pensioni un’irragionevole remunerazione (oltre che in contrasto con l’art. 3 della Costituzione), e il conseguente sforzo di sminuire la portata dell'abolizione dell'art. 18, sono quasi assimilabili ad atti di "violenza psicologica", perché si sta giocando con l’intelligenza e il grado limite di sopportazione del popolo italiano.

C’era una volta un re che regnava su un bellissimo paese. Proprio nel mezzo del paese si trovava un pozzo e lì andavano a bere tutti… E una notte, una strega arriva lì e avvelena l’acqua del pozzo. Il giorno appresso tutti bevono quell’acqua eccetto il Re, e diventano tutti pazzi. Allora si raccolgono nella strada e dicono: bisogna cacciar via il Re, perché il Re è pazzo. Ma quando è notte il re scende di nascosto e va a bere anche lui al pozzo. E il giorno seguente tutta la popolazione è felice perché il Re ha ritrovato la ragione. (Da Serpico, di Sidney Lumet).

Kleinman parla di psichiatrizzazione dei conflitti sociali, considerati dalle società moderne problemi da affrontare sotto il profilo medico, piuttosto che visti oggettivamente come malcontento e insoddisfazioni legate al reddito da parte dei gruppi più vulnerabili della società; mentre Wakefield pone l’attenzione tra la funzione terapeutica e quella biopolitica della psichiatria, sottolineando la sovente mancata differenziazione fra disturbi psico-patologici e le risposte all’eccessivo stress a cui è condotto l’individuo per cause ambientali, a lui esterne. I disagi devono essere analizzati sotto il profilo sociologico e soprattutto umano, non visti con occhi severi e distanti, come da una torre d'avorio, soprattutto se reali. Si rischia di danneggiare ancor più l’esistenza delle fasce deboli della società, considerando i giovani come soggetti semplici, quasi “degenerati” nel loro malcontento o nella mancata accettazione di impieghi che possono perdere in ogni momento, definiti opportunità, o per cui a volte basterebbe la licenza media piuttosto che i master conseguiti, e che adesso, sono praticamente spogliati da tutele più che sacrosante, piegate alla semplice logica del profitto.

Come riportano pubblicazioni importanti come Life course socioeconomic status and DNA Methylation of genes regulating inflammation, lo stress legato alle condizioni socioeconomiche può tradursi nell’insorgenza di malattie e mortalità precoce anche a causa di reazioni neuroendocrine e disturbi immunitari alla base di patologie croniche o acute molto pericolose, che sicuramente vanno a pesare sulle fasce più deboli della popolazione, quelle che devono lavorare per vivere con una precarietà sempre maggiore e che “dovrebbero” ricorrere al Servizio Sanitario Nazionale per curarsi (proprio quelle cure a cui 11 milioni di italiani hanno rinunciato per un sistema che non permettere di accedervi dignitosamente e per una povertà sempre crescente).

Secondo un rapporto OCSE del 2015, l’Italia è uno fra i paesi europei con la più alta percentuale di diseguaglianza e meno mobilità fra le classi sociali, causa per cui patologie organiche e psichiche vanno a colpire i ceti meno abbienti. Paradossalmente, le maggiori vittime di questa situazione sono bambini, e adolescenti in fase di sviluppo, che, nonostante le potenzialità, assorbono questi input negativi fin dalla più tenera età nell’ambiente in cui vivono, in situazioni a dir poco distruttive e determinate da continua ansia da precarietà, che si trasforma in probabile causa di patologie future e vite rovinate. Tutto ciò accade in un paese nel quale, dati alla mano, la posizione sociale da adulti è sempre più legata alla fortuna di nascere in una famiglia facoltosa, non al talento (vedesi il 30% in meno di idonei alle borse di studio per l'A.A. 2015/2016, necessarie per universitari provenienti da ambienti meno agiati).

Tutti gli uomini nascono uguali, però è l’ultima volta in cui lo sono. Abraham Lincoln

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