Giuseppe Trapani
Promemoria
3 Gennaio Gen 2017 1016 03 gennaio 2017

Codice di Procedura Grillina

Codexgrillinorum3

Grillo e il suo movimento nel senso “agente” del termine cioè che si muove. Il dibattito di queste ore - semmai - ore è vedere in che traiettoria vanno i pentastellati.

Per molti la promulgazione del “codice di procedura grillina” è una svolta mentre per altri è apparsa una giravolta ma quando parliamo dei Cinquestelle nulla è immobile se non i sacri dogmi della blogosfera mentre tutto ormai è fluido, a tratti scivoloso e disinvolto come del resto tutta la politica di questo paese. Se mezzo Pd renziano si era detto pronto a lasciare dopo il referendum mentre adesso sta ancora li non si comprende perchè Grillo non debba ri-pensarci su alcuni temi. E poi conforta che i grillini non si sono sottratti a quel processo che i sapienti chiamano “conversione”, l’inversione a U di pregiudizi ritenuti precedentemente granitici.

Lo spiraglio misericordioso-garantista grillino, postato ieri, è comunque una piccola quanto magra consolazione che ripaga in qualche modo da quella frustrazione “antropologica” di questi anni. Sì perché il combinato disposto gianseista dei continui vaffanculo di Grillo insieme agli aforismi della Taverna (aò, io non sono una politica...) ma anche le dichiarazioni cine-facciali di Alessandro Di Battista così come il tormentato e forse risolto rapporto di Luigi Di Maio con la posta elettronica ci hanno fatti sempre sentire come “impuri”, bisognosi di cilicio e di catarsi morale, quasi impotenti dinanzi al nostro limite ed eterni portatori di ogni sporcizia etico-intellettuale, affetti da ogni male politico possibile.

E invece proprio quando si pensava che non avessimo nulla a che spartire con la purezza inarrivabile dell’ethos pentastellato ecco che esiste l’art. 27 della nostra costituzione e il M5S scopre - con stupore che non osiamo neppure immaginare - che si possiedono piccoli ma elementari brandelli di garanzia. Significativo e fortemente simbolico è che questo codice etico nasca in un certo senso a Roma, la patria del diritto e del perdono allo tesso tempo probabilmente poiché è nella Capitale che si celebra e si consuma ogni giubileo. In questo senso era giusto dare una mano all’amministrazione Raggi anche se dalla base giungono non poche critiche rispetto a situazioni precedenti come il caso Pizzarotti a Parma ma anche situazioni in parlamento che in regime pre-codice hanno portato al “taglio” di oltre cinquanta esponenti fra parlamentari e amministratori; vicende che riviste oggi fanno davvero tenerezza come piccole falangette e metatarsi chiusi in un comodino imparagonabili agli scheletri giurassici stipati negli armadi-server di questi tempi in cui si governano città più grandi.

Ma ci pensate a qualche anno fa? Il primo fu Valentino Tavolazzi, un consigliere comunale di Ferrara che nel 2012 fu espulso per lettera “per non aver capito lo spirito del movimento” e aver organizzato “fantomatici incontri nazionali in cui si discute dell’organizzazione del M5S». Ma poi ci fu la lotta tele-iconoclasta con l’orrore per la Tv e l’epurazione di Marino Mastrangeli per aver partecipato a pomeriggio5 (gulp!) insieme con la cacciata della Federica Salsi rea di essere andata a Ballarò. E poi ancora Paola De Pin, la senatrice Fucksia, i deputati Labriola e Furnari, Orellana etc. Tutte circostanze che vanno ricordate con nostalgica simpatia e che hanno avuto addirittura la visibilità di tg e talk.

Oggi invece dinanzi alla prova di governo - Roma in primis - il movimento si dona delle regole, inizia un pur timido tentativo di organizzazione del pensiero in ordine allo stato di diritto e quindi prova a riempire il vuoto della disinter-mediazione cosmica del passato. Il Codex grillinorum è una svolta garantista anche se qualcuno fa notare una certa ambiguità di significato: cioè garanzia all’indagato (sacrosanta e costituzionalmente sancita) oppure garanzia al garante cioè a Grillo stesso?

Vedendola così le cose si complicano...

Il Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle ha lo scopo di garantire una condotta, da parte dei portavoce eletti, ispirata ai principi di lealtà, correttezza, onestà.

Codice etico (2 Gennaio 2017)
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