Alessandro Oliva
Viva la Fifa
5 Gennaio Gen 2017 1138 05 gennaio 2017

Addio Pascutti, che trasformò un gol in un'icona

Pascutti

Ieri è morto Ezio Pascutti. A quelli ancora giovani come me, il nome direbbe poco. A quelli che tifano Bologna o Inter, il nome dice tanto.

«Il Bologna piange uno dei suoi figli più amati di ogni tempo», dice il sito del Bologna, la squadra nella quale Ezio ha giocato dal 1955 al 1969, segnando segnando 130 gol in quasi 300 gare. In rossoblù, Ezio ha vinto la scudetto del 1964 contro l'Inter dopo lo spareggio di fine stagione (che però non giocò), oltre ad aver mantentuo fino agli anni Novanta il record di reti segnati in partite consecutive nella massima serie, dieci: ci sarebbe voluto un altro grande bomber del nostro campionato, Batistuta, per infrangerlo. E tutti segnati su azione: mai un rigore, mai una punizione.

Il nome di Pascutti viene spesso ricordato per un brutto episodio avvenuto quando giocava con la maglia della Nazionale italiana. Nel 1963 in una gara contro l'Unione Sovietica valida per gli Europei, venne maltrattato per tutta la gara dal difensore Dubinsky, che faticava ad arginarlo. Stanco del trattamento, Pascutti inseguì il giocatore, che cadde a terra. Pascutti venne espulso e l'Italia perse e venne eliminata. Per il giocatre si aprì un periodo molto brutto: accusato di aver colpito l'avversario con un pugno - anche se pare non l'avesse davvero colpito - venne duramente fischiato in campionato dagli avversari, tanto che per molto tempo fu costretto ad entrare in campo con i tappi di cera nelle orecchie.

Ma noi Pascutti lo vogliamo ricordare per una rete in particolare: quella segnata in casa contro l'Inter.

Un tuffo di testa imprendibile, ad anticipare Burgnich, non un difensore qualunque. Un gol bellissimo, diventato una cartolina, un'icona.

Addio Ezio, grazie di tutto.

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