Piero Cecchinato
Specchi e allodole
10 Gennaio Gen 2017 0119 10 gennaio 2017

Se Grillo tratta i suoi come degli stupidi è colpa dell'establishment

Grillo Comizio

Ne abbiamo avuto finalmente la prova definitiva: Grillo tratta i suoi come degli stupidi.

Ieri avevamo commentato il suo gioco definendolo “Illusione della rivolta”, una colossale messa in scena rivoluzionaria con il più comune degli obiettivi: il potere ed i soldi (in questo caso fondi UE per i gruppi parlamentari).

Adesso che con il secco rifiuto oppostogli dal gruppo europeo dell’Alde Grillo ha maturato la sua sconfitta politica più pesante, abbiamo la conferma non solo del fatto che il comico genovese sia un avventuriero della democrazia, ma anche che consideri i suoi dei veri e propri sciocchi.

Dopo averli costretti a votare in 24 ore un radicale cambio di pelle (e di linea politica, checché se ne dica) con l’ingresso nel gruppo parlamentare più filoeuropeista che ci sia e dopo aver messo alla berlina l’intero movimento tacciato da tutti di opportunismo, una volta maturata la sconfitta ci si sarebbe aspettati una seria autocritica.

Che fa invece il comico quando arriva il secco rifiuto dei liberali? Niente di meglio che dare tutta la colpa all’establishment.

“L'establishment - recita il comunicato - ha deciso di fermare l'ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo. Questa posizione ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”.

Insomma, Grillo ha convinto i suoi in 24 ore (agli ordini signore!) ad entrare nel club esclusivo degli "euristi" tanto avversato in precedenza (e lo stesso Farage ha trovato buon gioco nel rilevare simile contraddizione) e quando il sistema ha respinto la richiesta non si è trovato nulla di meglio che gridare ad un nuovo complotto dei poteri forti.

Un comunicato capace di offendere l’intelligenza anche di chi ragiona solo con la pancia. Troppo poco citare il famoso detto veneto peso el tacon del sbrego. Qui non siamo alla post-verità. Siamo oltre. Siamo alla negazione di un’esistenza senziente. Siamo alla morte della comunicazione politica.

Il disastro di Grillo è però utile a svelare una distinzione importante: quella dell’Alde è una comunità politica con dei valori ed un’identità precisi. Una comunità che non si basa su parole vuote come “onestà”. Una comunità capace di reagire ed opporsi al proprio leader di fronte ad un’idea così assurda quale quella di allearsi con un movimento agli antipodi come il M5S.

Quella di Grillo, invece, è una comunità senza identità e valori precisi di riferimento (un "non-partito", come amano definirsi calpestando lo stesso art. 49 della Costituzione) che si regge solo sul carisma farsesco di un comico.

La post-ideologia ti può aiutare a catalizzare consenso nelle fasi iniziali di costruzione del progetto. Quando questo è avviato, però, la mancanza di valori politici di riferimento non può che portare al naufragio ai primi soffi di vento.

Piero Cecchinato

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