Rosario Pipolo
L'ambulante
19 Gennaio Gen 2017 0700 19 gennaio 2017

Napoli corre veloce sui social tra “sindaci africani”, #AppleVesuvio e #BenTornatoDiego

Napoli Maradona
Vignetta di Omar Momani

Non ho mai visto Napoli così in pole position sui social network come dall’inizio di questo 2017. Il termometro di Twitter ha alzato e abbassato l’hashtag surriscaldato tanto da non passare inosservato neanche a noi napoletani in esilio.

Napule è… #Vesuvio e così il trend topic mi ha fatto tremare solo al pensiero di un risveglio improvviso del vulcano in letargo. Pericolo scampato per il momento - il piano di evacuazione di De Luca metterà pure in salvo gli agglomerati abusivi sotto il cratere vesuviano? – perché si trattava di gelo e di una gran bella nevicata sul vulcano della Napoli in cartolina.
Così le foto piene di stupore tra Twitter, Facebook e Instagram mi hanno riportato alla nevicata del 1985 e noi studenti di una scuola media di periferia incantati alla finestra sotto la minaccia di sospensione di quel vecchio catorcio del professore di matematica.

Napule è… la litigata a punta di coltello tra il sindaco e lo scrittore, seguita dal legittimo rimpianto della garbatezza dei tempi di Peppone e don Camillo. Il grado di vita partecipativa sui social network richiede una presa di posizione netta: o stai con Roberto Saviano che “sogna sindaci africani” o con Luigi De Magistris del “più si spara, più cresce la tua impresa”, riferito all’autore del bestseller Gomorra.
Quando le cose non funzionavano a Napoli, mio nonno Pasquale diceva bonariamente che dovevo prendermela con gli spagnoli, da cui avevamo ereditato più difetti che pregi. Nonno Pasquale, dopo la fame e il buio della Napoli del Secondo Dopoguerra, aveva vissuto gli anni dello zarismo populista di Lauro senza fare in tempo a vedere il rinascimento illusionista del bassolinismo.
Mentre De Magistris brinda dopo il plebiscito popolare che lo acclama quarto sindaco più amato d’Italia, chiediamoci cosa ci indigna di più: lo sparo delle pistole giocattolo dei bimbi che imitano la serie tv Gomorra o l'invasione di turisti nel capoluogo campano in occasione delle ultime festività natalizie?

Napule è… l’insidioso vittimismo che spesso fa gola a noi partenopei. Con #AppleVesuvio nei trend topic di Twitter speravo che Apple fosse sbarcata a Napoli con chissà quanti nuovi posti di lavoro, invece no. Puzzava di operazione di marketing andata a male la storiella della tastiera razzista dell’iPhone: tu scrivi “Vesuvio” e la Mela di Cuppertino suggerisce “lavali”, evocando il malefico inno da stadio. L’ironia si è scatenata sulle timeline, tanto rumore per nulla, solo baruffe tra algoritmi.
Intanto a smorzare i toni ci ha pensato #PippoPeloShow con l’adunata in rivalsa “Il Vesuvio è il vulcano più bello del mondo”. All’arrembaggio la napoletanità che tenta di rifarsi con la goliardica rivincita. Jamme guagliù, è rispuntato il vittimismo.

Napule è… #BentornatoDiego , in quel 16 gennaio che ha messo seduto in braccio a San Gennaro il Pibe De Oro. Il ritorno di Maradona nel capoluogo campano ha fatto di timeline e bacheche dei social network le nuove rotative per ristampare un rotocalco nostalgico della Napoli degli anni '90. La scritta "Ben tornato Diego" su tutte le fermate dell'autobus è stata vidimata sui social network in chiave umoristica partneopea: "Ben tornato Diego, hai fatto prima tu che l'R4".
Ho lasciato Napoli con l'R4 che non passava mai e Roberto De Simone sul podio del San Carlo. Oggi ci ritrovo Alessandro Siani, re al botteghino del cinema, che firma la regia del Maradona Mega Show.
Il mese scorso ero al Boca di Buenos Aires e raccontavo agli argentini che se Maradona fosse tornato a Napoli senza un soldo o senza un tetto, i napoletani avrebbero provveduto loro. Forse il popolo partenopeo meritava di godersi un Diego show sotto un maxi tendone nazional-popolare e non in un luogo d'elite a prezzi davvero spropositati.

Napule è... più di un hashtag esploso come i botti di Capodanno. Ci mancano gli Eduardo, i Totò, i Troisi, i Daniele, perchè avrebbero saputo raccogliere e raccontare questo grado di separazione in casa tra la napoletanità dell'autenticità e il napoletanismo dell'ostentazione.

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