Daniele Grassucci
Dopo Skuola
20 Gennaio Gen 2017 1722 20 gennaio 2017

L’esame di Maturità cambia look: più facile? Non è detto

Scuola

Maturità, si cambia. L’obiettivo – ufficiale – è di rendere la prova finale delle scuole superiori più moderna, attuale, in grado di valutare le competenze più che le pure nozioni. La sensazione, invece, è che si stia andando verso la trasformazione della maturità in una formalità. Ma forse non serviva. Negli ultimi anni, infatti, il tasso di promossi sfiora il 100%. Perché, allora, semplificare ulteriormente?

I motivi della riforma

Voglia di non avere problemi con ricorsi e polemiche? Rispondere alle accuse di immobilismo del sistema scolastico italiano? Non creare intralcio al percorso di quei ragazzi che vorranno intraprendere l’università (in alcuni atenei il voto di maturità pesa moltissimo sul destino delle aspiranti matricole)? Togliere di mezzo fantasmi Forse un po’ di tutto questo.

Maturità più facile? Dipende

Eppure il Miur è ancora in tempo per far sì che il diploma non si traduca in un timbro ed una firma su un pezzo di carta. Basterebbe applicare in maniera rigorosa la riforma contenuta nel recente decreto sul ‘metodo di valutazione’, approvato dal Governo la scorsa settimana e in fase di ratifica da parte del Parlamento. Gli spunti ci sono.

Cresce il peso del rendimento scolastico

Partendo dal giudizio sul curriculum scolastico. Nella nuova maturità, operativa dal 2018, è stato previsto di dare un peso maggiore all’andamento dello studente nel corso dell’ultimo triennio delle superiori. Dai 25 punti attuali, i voti collezionati si potranno tradurre anche in 40 crediti. Un tesoretto che permetterebbe ai maturandi di presentarsi di fronte alla commissione con 2/3 della promozione in tasca. Una cosa sacrosanta, a condizione che voti e crediti rispecchino effettivamente il livello di conoscenze dei ragazzi. Ma il fatto che non servirà più la sufficienza in tutte le materie ma basterà la media del 6 per l’ammissione, non lascia ben sperare.

Meno prove scritte ma più crediti

L’alternativa sarebbe rivedere i punteggi degli scritti, per evitare che l’orale sia poco più che una messa in scena, svuotata di valore e del pathos che l’ha sempre contraddistinta. Nella riforma, infatti, i crediti a disposizione dei commissari in fase di correzione salgono a 20 (rispetto ai 15 attuali) sia per la prima che per la seconda prova. Proiettandoci in avanti, con il massimo anche negli scritti si arriverebbe all’orale con 80 punti.

Via la terza prova, rimandato l’Invalsi

Questo nonostante la maturità del futuro sarà orfana dello scritto più discusso: la terza prova. Il quizzone, in quasi vent’anni (fu introdotto per la prima volta alla maturità del ‘99), non ha mai convinto. Le materie decise dalla commissione, gli argomenti pure, nessun parametro oggettivo di valutazione: in molti ci hanno visto lo strumento per ‘aggiustare’ i punteggi. Per questo, alla prima occasione utile, si è deciso di mandarla in pensione. Ma è comunque ancora presto per sostituirla con il test Invalsi, per ora svolto durante il quinto ma valutato lo stesso per l’ammissione all’esame. Un domani si vedrà.

Le novità di prima e seconda prova

Ma, anche sul fronte scritti, l’insidia potrebbe essere ugualmente dietro l’angolo. Dalla lettura del decreto sono tre le cose che balzano all’occhio: il depotenziamento dell’analisi del testo (nessuno si meraviglierebbe se sparisse del tutto), l’ingresso tra le materie di prima prova della filosofia e la multidisciplinarietà della seconda prova. Doppio effetto per la traccia filosofica: se, da un lato, ridurrebbe la rosa di scelte a disposizione dei maturandi tecnici e professionali, dall’altro potrebbe mettere in difficoltà i liceali. La seconda prova, invece, potrebbe celare più di una materia, utile a capire meglio le competenze trasversali dei ragazzi; l’esempio che subito viene in mente è la traccia di Fisica – che in molti attendono da un momento all’altro – che quasi sicuramente conterrebbe anche quesiti di matematica. Due armi in mano al Ministero per rendere più duro l’Esame di Stato.

All’orale spazio al ragionamento. Valutata l’alternanza scuola-lavoro

Così come l’orale, pur orfano di 10 crediti (dai 30 di oggi si passerà a 20), volendo potrebbe non essere una passeggiata. Ai candidati si potrebbe lasciare ben poco spazio di manovra. In che modo? Puntando, anche qui, sulle due novità introdotte: la relazione sul periodo di alternanza scuola-lavoro, che sostituisce di fatto la tesina o la mappa concettuale; la spiegazione di testi e documenti proposti dalla commissione. L’approccio più pratico e meno teorico della nuova maturità si presenta, forse, come lo scoglio più grande. Se il tirocinio obbligatorio non è stato svolto come si deve i maturandi avranno ben poco da raccontare. L’analisi del testo, poi, potrebbe rientrare dalla finestra e indirizzare tutto l’orale. Peccato che, arrivati a questo punto, potrebbe essere ininfluente ai fini del voto finale.


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