Raja Elfani
Gloβ
27 Gennaio Gen 2017 1735 27 gennaio 2017

Un Penone contro natura a Roma

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Giuseppe Penone è il primo artista a fare una personale nella nuova sede romana di Fendi a Palazzo della Civiltà all'Eur. Una scelta che il Ceo di Fendi Pietro Beccari legittima con il prestigio internazionale dell’artista torinese ma anche con la commissione Mibact (più Massimiliano Gioni curatore della mostra) che ha autorizzato l’installazione prevista in aprile di un albero di Penone a Largo Goldoni, piazza pubblica del centro storico oggi sovrastata dalla boutique Fendi. Intervistato l’anno scorso, Beccari mi aveva detto che Fendi avrebbe presto assunto un direttore artistico per decidere il programma espositivo del primo piano di Palazzo della Civiltà che per contratto deve rimanere aperto al pubblico. Ma quest’anno, di nuovo intervistato, Beccari torna sulla sua promessa preferendo un’altra formula: progetti e curatori occasionali, Fendi resta per ora aperta alle proposte che vaglia “volta per volta”. Ma senza un direttore artistico, chi da Fendi ha la competenza d'identificare l’eccellenza artistica? Per capire, a livello culturale è un po’ come se Fendi andasse avanti con sfilate di alta moda senza Karl Lagerfeld.

Presenti all’inaugurazione ieri i nuovi proprietari del brand di lusso Fendi, la famiglia Arnault a capo del gruppo LVMH. Nessun legame tra le mostre romane di Fendi e la Fondation Vuitton a Parigi? Beccari reitera un no categorico che la dice lunga sulle divergenze nei vertici Fendi ancora in transizione, ma una coerenza ufficiale con il programma artistico della fondazione francese sarebbe auspicabile piuttosto che questo compromesso tra impresa e pubblico che sta generando una cultura indefinita proprio nell’ultimo quartiere avanguardistico di Roma, l’Eur.

Penone torna a Roma nove anni dopo l’antologica a Villa Medici nel 2008. Nel 2013 Penone è stato il primo artista voluto per inaugurare le mostre d’arte contemporanea a Versailles, forse per la sua estetica naturalista adatta a contenere le polemiche. Ed eccolo di nuovo a Roma nel 2017 con i suoi alberi, scavati, ricavati, morti o finti, una dissezione anatomica dell'albero che arriva alla stessa irrisolta conclusione sulla vita degli squali in formaldeide di Damien Hirst.

La mostra s’intitola “Matrice”, riferito alla parte più interna dell'albero che Penone sbuccia seguendone le stratificazioni fino ad ottenere la forma-matrice dell'albero. Un processo derivato dai principi oggettivi dell'Arte Povera? Chissà se scavando meglio non si ammetta finalmente che la matrice poverista è romana, non torinese.

Raja El Fani

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