Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
31 Gennaio Gen 2017 1238 31 gennaio 2017

Donald facci sognare di essere ancora negli anni '30.

Donald Trump

Eccolo qui, appena arrivato, il nostro vecchio amico Donald (Trump). Subito si è messo all'opera per realizzare, come lui dice, il suo programma e i neo trumpisti che qualche mese fa lo deridevano oggi applaudono la sua efficienza, la esaltano e, quasi, se ne stupiscono.

Purtroppo (per loro) non è così semplice. Il muro con il Messico era in gran parte già costruito, si tratta di rinforzarlo ma difficilmente a spese del Messico perché la bilancia commerciale con quello stato è equilibrata e quindi se vengono messi dazi sulle importazioni loro possono metterli sulle esportazioni degli USA: risultato nullo.

Il blocco delle immigrazioni dai paesi “canaglia” del Medio Oriente per ora si è realizzato solo su poco più di una ventina di persone (negli USA il movimento degli immigrati si calcola a milioni di individui) e il decreto comunque è stato impugnato da una decina di giudici federali perché vìola una legge dello stato che può essere modificata solo dal Senato. L'accordo commerciale con gli stati del pacifico non comprendeva la Cina ed era sostanzialmente qualche cosa che la danneggiava. Oggi si va, sotto la guida dell'Australia e della Nuova Zelanda, verso un nuovo accordo, forse più efficace, che esclude gli USA ma comprende la Cina.

Si potrebbe andare avanti e se Donald continua di questo passo se ne vedranno delle belle ma intanto si può constatare un fatto politicamente importante e cioè che il suo governo è diviso in due: da una parte Steve Bannon chief strategist di Trump e membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale, uomo legato alle organizzazioni di estrema destra e molto pericoloso secondo Bloomberg (vedi http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-ecco-steve-bannon-l-uomo-che-sussurra-all-orecchio-di-trump_3054320-201702a.shtml). Dall'altra parte, in funzione più diplomatica e collegato con i grandi gruppi economici, Rex Tillerson già AD ella Exxon Mobil e amico personale di Putin. Non sarà facile per queste due componenti procedere tranquillamente insieme ma il problema è che l'opposizione democratica è confusa e senza idee. La coppia Clinton sembra avere ormai un encefalogramma piatto e il socialista (sic) Bernie Sanders non fa altro che alimentare divisioni nel partito.

Le centinaia di migliaia di donne che hanno manifestato contro Trump avrebbero fatto meglio anche a votare contro di lui. Si calcola che più del 20% di quelle che partecipavano alle manifestazioni non fossero andate a votare ma si divertono di più a gridare, ridere e cantare nei cortei che non andare nella cabina elettorale. I quadri del partito democratico hanno trascurato, presi dalle loro beghe interne, durante la campagna elettorale, di iscrivere alle liste degli elettori, soprattutto negli stati in bilico, una gran parte dei latinos che avrebbero votato per loro. Adesso si prodigano in grandi manifestazioni della cui utilità è lecito farsi delle domande.

Il problema di Trump però non è lì perché sotto la spinta di Bannon rischia di uscire dalle rotaie della democrazia americana ormai consolidata nei secoli, d'altronde la sua posizione politica è quella dei repubblicani degli anni '30 ed è destinata, a medio termine, ad un insuccesso economico. Per esempio le automobili costruite totalmente in USA costeranno di più di quelle di oggi parzialmente costruite in Messico per cui la classe media ritroverà posti di lavoro ma pagherà di più le automobili e tutto quanto veniva importato: il saldo familiare sarà ancora passivo.

L'accozzaglia neo trumpista italiana avrà di che ricredersi ma ci vorrà un po di tempo e intanto, per quanto riguarda l'Italia ma anche l'America, i guasti saranno fatti.

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