Daniele Grassucci
Dopo Skuola
3 Febbraio Feb 2017 1759 03 febbraio 2017

Safer Internet Day: contro il “lato oscuro” della Rete servono istruzioni per l’uso

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Negli ultimi anni stiamo rischiando di rimanere schiacciati in una morsa infernale: tanti, troppi, contenuti di diverso genere da dover comprendere; mille risorse a disposizione da dover gestire. La conseguenza è che fenomeni sempre esisti – bullismo, violenza, depressione, pornografia – trovano nella Rete un megafono in grado di amplificarne la portata. Un discorso che, nel caso degli adolescenti, vale cento volte di più. Le nuove generazioni, i veri ‘nativi digitali’, i cittadini di domani, cresciuti a pane e tecnologia. Eppure sono proprio loro a non conoscere il lato oscuro del web. O, meglio, ad affrontarlo con leggerezza. Dall’altro lato, poi, trovano adulti che forse sono ancora in grado di impartirgli un’educazione ‘classica’ ma, certamente, non hanno in mano le chiavi per dire ai ragazzi cosa è giusto e cosa non è giusto fare quando si naviga.

E allora c’è bisogno che intervenga qualcun altro. Istituzioni, esperti, associazioni, società civile: tutti insieme per insegnare il galateo 2.0. Il nuovo millennio ha segnato un grosso spartiacque, la presa di coscienza che bisognava muoversi e anche in fretta. Il Safer Internet Day (SID) – che quest’anno cade il 7 febbraio - rappresenta il tronco portante da cui partono le varie battaglie che ogni giorno si combattono in tutto il mondo per contrastare le ‘malattie’ frutto della virtualità imperante. Di parole come cyberbullismo, grooming (l’adescamento online), sexting poco tempo fa si conosceva a malapena il significato, figuriamoci gli effetti. Oggi, grazie all’impegno che l’Unione Europea sta mettendo in campo dal 2004, istituendo proprio una giornata per riflettere sulla sicurezza online, le coscienze si sono svegliate. Si è capito che si fa sul serio, ne va del futuro dei nostri ragazzi.

Così, gradualmente, si sono aggiunti tanti e tanti partner per sostenere la sua azione. Oltre 100 le nazioni del Pianeta – aderenti al Safer Internet Center internazionale - che hanno messo in agenda l’argomento. In Italia questo difficile compito vede in prima linea il Ministero dell’Istruzione che, assieme agli altri partner del consorzio Generazioni Connesse (di cui Skuola.net è parte attiva), sta tentando di aumentare ogni anno di più gli sforzi; con la presenza nelle scuole, con il coinvolgimento diretto degli studenti, con l’analisi dei fenomeni più allarmanti e con l’elaborazione delle soluzioni più adeguate a contrastarli. Lo stesso Miur, nel 2017, ha voluto associare al SID la prima giornata nazionale contro il bullismo a scuola. Un binomio simbolico per mostrare la linea di continuità che unisce vita reale e virtuale.

Ma, aldilà della teoria, serve un impegno concreto, pratico, fattivo. Bisogna cercare di sottrarre i minori dal ‘web ad ogni costo’, farli tornare nel mondo reale. Secondo le ultime statistiche sta aumentando il numero di ore che ogni adolescente passa connesso. Un terreno fertile su cui le patologie crescono e proliferano. Non è un caso che stia aumentando l’utilizzo della pornografia online da parte dei più piccoli e neanche che Internet si stia trasformando nel regno della violenza verbale. Segno che c’è un tassello mancante nella mente dei ragazzi: quella famosa educazione alla sfera emotiva e relazionale, alla sessualità e all’affettività di cui tanto si parla ma su cui ancora poco si fa. Le scuole, in questo, potrebbero tanto. Bisognerebbe metterle nelle condizioni di poterlo mettere in pratica. Skuola.net, nel suo piccolo, sta tentando di farlo con il suo osservatorio permanente che cerca di sviscerare il più possibile questi argomenti (bullismo, cyberbullismo, sesso, ecc.). E la risposta dei ragazzi è ogni volta importante. Segno che i giovani vogliono saperne di più. L’interesse c’è, basterebbe stimolarlo.

Nel frattempo, però, il web viaggia a una velocità troppo più alta; sta diventato (e in parte già lo è) una sorta di paese dei balocchi virtuale. Ognuno si sente in diritto di fare ciò che gli pare, naturalmente esagerando. Così il vecchio screzio verbale si trasforma in una campagna denigratoria su Internet, un episodio di bullismo viene diffuso in Rete attraverso le chat di gruppo e diventa virale (senza considerare lo stato psicologico della vittima), la scommessa non è appassionante quanto una partita di poker online che però in poco tempo porta a spendere un mucchio di soldi (tanto sono virtuali, no?), le tenerezze tra innamorati fanno abbassare le difese e conducono allo scambio di contenuti privati via social network (in che mani finiranno? Pare non sia un problema).

Indispensabile invertire la rotta. Ci rendiamo conto che il semplice ‘divieto di navigazione’ risulterebbe inutile; i ragazzi di oggi saprebbero come aggirarlo rapidamente. L’alternativa, sicuramente più efficace, è dare precise istruzioni per l’uso. Se poi neanche così dovesse funzionare, si potrebbe tentare la carta della paura. Secondo un recente studio dell’università inglese di Sheffield, infatti, la quantità di tempo trascorso su Internet (e in particolare sui social network) sarebbe direttamente proporzionale al livello di infelicità: più di 1 ora al giorno pare riduca del 3% le probabilità di avere un’esistenza felice. Un argomento più convincente.

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