Marco Viviani
Tecnopinioni
13 Febbraio Feb 2017 1058 13 febbraio 2017

Gabbati da Gabbani: la maledizione di chi non capisce il paese

Gabbani Linkiesta

C’è una scena di un film dei fratelli Marx che ho sempre adorato. Groucho rompe la sospensione dell’incredulità e si rivolge allo spettatore del film con questo avvertimento: “Quest’uomo qui al mio fianco parla come un cretino, si comporta da cretino, sembra a tutti gli effetti un cretino, ma attenzione, non fatevi ingannare: è veramente un cretino”.

Chissà perché noi tutti tendiamo, chi più chi meno (i giornalisti di più), a rendere intelligente e profondo ciò che non lo è, magari neppure pretende di esserlo. Sta accadendo anche con la canzone che ha vinto il Festival di Sanremo, quella di Francesco Gabbani dal titolo Occidentali’s karma, che ha un testo dove sono messi a caso sulla sola base della rima o dell’assonanza una serie di cliché sulle ossessioni sociali contemporanee. Il testo, spogliato dai refrain e dalle ripetizioni dello schema strofa-ritornello-strofa-ritornello-ponte-ritornelloX2, è il seguente:

Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico.
Nella tua gabbia 2x3 mettiti comodo.
Intellettuali nei caffè
Internettologi
Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi.
L’intelligenza è démodé
Risposte facili
Dilemmi inutili.
AAA cercasi (cerca sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain.
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Piovono gocce di Chanel
Su corpi asettici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili.
Tutti tuttologi col web
Coca dei popoli
Oppio dei poveri.
Quando la vita si distrae cadono gli uomini.
Namasté Alé

Brutto, eh? Un testo che essendo confuso ma orecchiando qua e là la versione 2.0 del “signora mia”, sembra profondissimo. Si capisce che in qualche modo l'idea che il web ci stia rovinando la vita è diventata popolare, mainstream. Ovviamente con tutta l'ipocrisia e l'inconsapevolezza del caso. Sono temi dominanti del pensiero comune. Molto spesso la gente non dice quello che pensa, bensì quello che pensa che si debba dire in certe circostanze; solo che pensando in questo modo schematico finiscono per credere davvero di pensare quello che stanno dicendo. E così, se si apre il microfono di una radio o si intervista un campione per un sondaggio su cyberqualcosa, cosa esce? Che è bellissimo il silenzio, che bisogna saper staccare, che una passeggiata nell'orto è una esperienza mistica e a causa del web siamo diventati tutti scemi. Poi naturalmente hanno 19 device, annegano nel WiFi e mandano le catene cretine su Whatsapp nel gruppo "Mamme fighe della quarta A".

A stare a sentire i commentatori, si tratterebbe invece di un testo che punzecchia il web, che fa un’analisi fresca e penetrante dell’antropismo internettiano (non significa niente, l’ho messa apposta) spinta dall’uso delle tecnologie. Insomma, dicono ed evidentemente pensano coloro – i giurati un po’ meno – che l’hanno apprezzata, “la canzone non è superficiale come sembra, è profonda”. Se questa è la profondità, cari romanzieri, giornalisti, drammaturghi, sceneggiatori, saggisti che scrivete per mestiere dovreste preoccuparvi seriamente per le prospettive di carriera: la decelerazione è più drastica del previsto. Non so l’evoluzione, ma il gusto inciampa.

C’è però un altro elemento da tecnopinione che mi preme sottolineare, me l'ha fatto notare un amico e collega: se andate a vedere la classifica sulle varie playlist delle piattaforme streaming, gli accessi e download dei singoli brani, scoprirete che si sovrappone alla classifica finale del festival canoro. Dopo anni che non accadeva il vincitore è primo anche in classifica e vendite. Parlare della fusione Sanremo-talent, incoronata dalla doppia conduzione Conti-De Filippi, è scontato e anche superato. Rapportare il giudizio popolare coi follower degli artisti, anche: le community hanno già lo smartphone in mano mentre guardano la tivù, che ci vuole a mandare un sms? Il second screen è una realtà fondamentale del festival canoro da diversi anni.

La nuova frontiera è lo streaming, e la capacità delle piattaforme di “educare” il gusto degli utenti che fanno poi opinione, quindi televoto, quindi classifica. Da oggi in avanti saranno loro a pre-determinare, sarà lì che si dovrà guardare, insieme al video-sharing, per trovare i prossimi emergenti, e vincitori, e soprattutto per comprendere le tendenze. Già, le tendenze. Quelle che io non ho mai capito. Quando Gabbani saliva sul palco ne approfittavo per cambiare canale. Non vincerà mai, pensavo, è inascoltabile, sembra una canzone scartata dello Zecchino d’oro. Gran fiuto.

Perché non riesco mai a capire il Paese? È snobismo? Ho studiato troppo? Troppo poco? Forse sono stato condannato da Zeus per la mia presunzione. Immagino sia andata così:

[Monte Olimpo, Grecia, 27 secoli fa]
- (coro) Oh grande Zeus, un giovane uomo a cavallo di due millenni mostrerà passione smodata per la società, il tipico giornalista di sinistra che annoia soltanto a pensarci!
- (Zeus): E costui si inchina agli dèi?
- Per niente, divino Zeus. Egli non riconosce l'oltremondano. Si fida solo del suo misero intelletto, dono di Apollo, che al limite apprezza più del Padre.
- Fatemi indovinare – lo so, sono Zeus, certo che indovino: ha fede nel progresso umano.
- Esatto, divino Zeus. Un vero umanista.
- Sia maledetto per sempre quest’uomo! Così decido e maledico: egli non capirà mai il suo Paese e la sua gente, mai. Sarà condannato in eterno a sentirsi circondato da una incomprensibile idiozia. E ogni volta che parteggerà per qualcuno o qualcosa, questi perderanno. E ogni volta che giudicherà brutto qualcosa, codesta cosa piacerà. La condanna di Zeus non potrà mai essere tolta se non da me!

Zeus, ti chiedo scusa. Sono pentito, davvero. Potresti levarmi la maledizione, così la prossima volta potrò anch’io indovinare il vincitore di Sanremo?

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook