Elisabetta Favale
E(li's)books
14 Febbraio Feb 2017 0759 14 febbraio 2017

Mamma ergo sum

Nessuno esca piangendo di Marta Verna (Utet 2016)

“Prima di tutto ci fu lo stupore. Il giorno in cui io e Fabio facemmo l’amore senza preservativo ci guardammo con incredulità. A pensarci ora sorrido di quella emozione, dell’irripetibile vertigine di quando ci si affida al destino. Da allora sono trascorse innumerevoli delusioni, una ogni maledetto mese”.

La scorsa primavera, quando uscì questo libro, mi avevano consigliato di leggerlo ma il tema mi turbava e sinceramente non volevo farmi carico dell’esperienza che l’autrice condivideva, perché questa è una storia vera. Non è affar mio, ho pensato.

Tuttavia ho comprato il libro e l’ho lasciato da una parte, ogni tanto lo guardavo, poi distoglievo lo sguardo, non era ancora il momento.

Poi un giorno, di colpo, ci ho ripensato.

125 pagine si leggono in una domenica pomeriggio e vanno via veloci, confesso che ne ho saltato alcune, quelle che mi avrebbero intristita troppo e che non ho parlato di questo libro con nessuno, oggi lo faccio per la prima volta.

Il libro è una sorta di diario, ai pensieri e alla vicenda personale di Marta, l’autrice, e suo marito Fabio, si alternano brevi ritratti dei piccoli pazienti che Marta ha curato (al momento del racconto lavorava presso il reparto di emato-oncologia della Clinica Pediatrica dell'Università di Parma e attualmente lavora nel centro trapianti di midollo osseo della Clinica Pediatrica dell'Università Milano Bicocca).

Marta è un medico, ha il difficile compito di curare e salvare la vita dei figli degli altri, ha modo ogni giorno di guardare da vicino cosa significa essere genitori, cosa tiene insieme le famiglie, quali emozioni e sentimenti.

Quanto i bambini siano in grado di sopportare e accettare e tacere prima di turbare la felicità familiare è un mistero prezioso e profondo che sfugge alla maggior parte degli adulti. Solo chi li osserva, alle soglie della fine, fingere di non stare male per non preoccupare la mamma può giurare che sia davvero così. I bambini sono in grado di applicare l’empatia senza conoscerne il significato”.

Nonostante ciò, quando Marta scopre che è suo marito ad avere problemi di infertilità non riesce a fare a meno di provare nei suoi confronti sentimenti di rancore; coraggiose le pagine in cui l’autrice ammette di aver pensato subito ai costi/benefici di una separazione da Fabio perché lei quel figlio lo voleva, a tutti i costi.

Marta non si sente normale senza un figlio, anzi una figlia.

Marta sua figlia l’ha sempre avuta in testa, ha anche un nome: Caterina,

Fabio, suo marito, la desidera tanto quanto lei ma non è la conditio sine qua non per vedere in loro due una famiglia, per Fabio la famiglia c’è già, è stata creata quando si sono sposati, per Marta no.

La famiglia smette di esistere senza un figlio, essere moglie non conta più, non essere padre conta per Fabio, conta moltissimo e il dolore di questa inadeguatezza finisce per piegarlo senza che sua moglie se ne accorga.

Marta e suo marito dovrebbero avere gli strumenti per capire e capirsi invece sono due persone fragili che davanti a qualcosa che non si può “controllare” rimangono smarriti e nulla contano la cultura, la classe sociale, una vita piena di soddisfazioni, davanti a certi dolori sembra non esserci cerotto emotivo abbastanza efficace.

Mi ha fatto rabbia Marta, tanta.

Per vissuto personale ho avuto modo di provare quel senso di inadeguatezza che ha provato Fabio e a nulla è servito il mea culpa di Marta che dice di vergognarsi del fatto di non essere riuscita ad imparare nulla dal suo lavoro, dal dolore immenso delle famiglie con cui ogni giorno si confronta, ha continuato a farmi rabbia fino alla fine. Ma questo è l’animo umano e la compassione poi ha la meglio sulle debolezze quindi finisci per pensare “in bocca al lupo Marta”.

Oggi è San Valentino e questo libro in realtà ci parla di un amore che mette “condizioni”, ti amo a condizione che… ma ho voluto comunque parlarne perchè credo sia il libro giusto per farci riflettere su una cosa: avere una persona che ci ami è una cosa preziosa e si può vivere una vita intera senza averla, a conti fatti mi domando da che parte penda la bilancia e come si faccia ad essere così sicuri che un figlio ci amerebbe più della persona che ci ha scelti.

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