Alessandro Oliva
Viva la Fifa
15 Febbraio Feb 2017 0901 15 febbraio 2017

Chi consolerà i tifosi del Psg per i soldi degli arabi?

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Lionel BONAVENTURE / AFP

Ieri sera il Paris Saint Germain ha demolito il Barcellona, nell'andata degli ottavi di Champions League. Un 4-0 netto, secco, senza appello. mettetela come volete: i parigini hanno ormai un piede e mezzo nei quarti, a meno di catastrofi al Camp Nou. I Blaugrana ci hanno messo del loro: Messi ha passeggiato (succede anche ai migliori), Neymar è in una stagione meno positiva rispetto alla sua solita media, magari 45 milioni per Andrè Gomes sono stati un po' troppi. Detto questo, il Psg ha fatto sua la partita con una prestazione importante. Gli uomini di Emery, che dopo la partenza stentata in Ligue 1 in Italia già davano per sicuro ghigliottinato, ha dimostrato di saperci fare in Europa e non solo nella vecchia cara Coppa Uefa con il Siviglia. Senza Lavezzi e senza Ibra, ma con Di Maria e Verratti in formissima e con i soldi spesi per Draxler francamente benedetti.

Ecco, i soldi. Forse è presto per dire che questo possa davvero essere l'anno degli arabi vittoriosi in Champions, sebbene la prestazione di ieri tutta corsa e tecnica possa far pensare di sì. Di certo, c'è che i soldi che arrivano dal petrolio cominciano a sortire effetti anche sul campo, dopo aver fatto del club una delle potenze mondiali a livello finanziario.

Basta vedere qualche numero, così. Il Psg è passato in quattro anni, dal 2011 al 2015, da un fatturato di 100 milioni all'ultimo di 481 milioni di euro. Il tutto grazie a una politica di espansione del brand nel mondo. I ricavi commerciali del club nel 2015 sono stati di 297 milioni di euro: rappresentano il 62% della torta totale, un dato che pone il club come l'unico ad avere ingressi di questo tipo superiori al 60%. Non che gli altri ricavi siano bassi. Interessante è il dato che riguarda quello del matchday, cioè della biglietteria del Parco dei Principi: nel 2014/15, i ricavi sono saliti di 13,9 milioni di euro: più partite, più spettatori.

Un dato interessante, perché nonostante la presenza degli arabi, degli sporchissimi petrodollari, di un gigante economico come la Emirates e delle sponsorizzazioni gonfiate del Qatar - subito ridimensionate con una multa della Uefa, che il club ha onorato - il pubblico prosegue ad andare allo stadio. Ed è incredibile che nessuno protesti di fronte allo stadio per la poca "francesità" della proprietà del club, o per quella sponsorizzazione poco regolare (ripeto, il club ha pagato), o perché contano solo i soldi, i fatturati, maledetti voi che trattate i tifosi come clienti, eccetera.

Così come è incredibile che a Lipsia lo stadio della squadra comprata dalla Red Bull e portata in pochi anni fino alla Bundesliga (e alla momentanea vetta) sia spesso e volentieri pieno, nonostante i soldi di una sporchissima multinazionale: dallo scorso anno, quando il club era in Zweite Bundesliga, la media spettatori spupera i 41mila spettatori (su quasi 43mila di capienza totale) con un incremento del 40%. Un effetto dovuto alle vittorie, certo. Perché il primo pensiero del tifoso, fiuori da ogni ipocrisia, è quello di vincere: se la squadra va bene, va tutto bene, brand e soldi compresi. Ma l'altro grande obiettivo del tifoso è quello di esserci, soprattutto nei grandi palcoscenici. Per il Psg è l'Europa che conta, dopo anni di anonimato e lontananza dai grandi tornei. Per il Lipsia, è giocare all'Allianz Arena, alla Veltins Arena e gli altri grandi stadi tedeschi: sul tema, consiglio quest'ottima lettura su Linkedin Pulse. Esserci e vincere: questo conta. Chi non gradisce può sempre farsi una squadra tutta sua, come lo United of Manchester o il caso di Salisburgo. Oppure, guarda caso, chi non gradisce spesso è un tifoso di un'altra squadra. Nel frattempo, il Psg va al Camp Nou con quattro gol di vantaggio. Poveri loro, chi li consolerà?

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