Alberto Ciapparoni
ilGraffio
15 Febbraio Feb 2017 1444 15 febbraio 2017

Guicciardini docet

Renziminoranzadelpd3

Nelle ore in cui il Partito Democratico sembra sempre più vicino ad una dolorosa scissione, c’è un elemento che forse è sottovalutato. Da molti.

Vale a dire, l’impianto sostanzialmente proporzionale che la nuova legge elettorale necessariamente avrà. Al di là del punto di ricaduta che verrà trovato, se verrà trovato, in Parlamento, è evidente che dopo le ultime pronunce della Corte Costituzionale sia per il sistema del Senato sia per quello della Camera la filosofia prevalente non sarà più quella maggioritaria.

E allora, la domanda, come si dice in questi casi, sorge spontanea: a che cosa serve dividersi se poi inevitabilmente il destino è comunque comune, se si vogliono avere possibilità di vittoria?

Insomma, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza e Michele Emiliano si fanno sì un loro partito, ma poi in sede di voto politico nazionale molto probabilmente sono costretti ad allearsi con il grande nemico, cioè Matteo Renzi. E a sua volta il ‘Rottamatore’ se vuole tornare a Palazzo Chigi deve scendere a patti con chi ha sempre considerato il diavolo in casa propria.

Storie tipicamente italiane, schizofrenie di un Paese che non riesce ad essere normale, dove l’interesse nazionale a parole viene perseguito da tanti, ma praticato da pochissimi.

E’ il ‘particulare’ declinato da Francesco Guicciardini quello che alla fine, volenti o nolenti, ha la meglio. Perché nell’anno di grazia 2017 l’Italia è ancora il Paese dei mille campanili…

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