Alessandro Oliva
Viva la Fifa
20 Febbraio Feb 2017 0930 20 febbraio 2017

E venne il giorno di Gabigol

Gabi

E venne il giorno di Gabigol. Lo abbiamo sognato e quando arrivato, ci siamo lasciati prendere la mano. Perché sì dai, va bene che ha segnato la sua prima rete in campionato a Bologna, come accaduto a Ronaldo anni e anni fa, ma il paragone tra i due è per lo meno un filino azzardato. Ma ai tifosi che il suo gol lo aspettavano da tempo, possiamo concedere anche l'euforia e quel che ne segue.

Se dobbiamo invece ragionarci a mente fredda, la partita di ieri dell'Inter è stato un piccolo passo indietro sul piano del gioco. Un pochino preoccupante, visto che la squadra di Pioli è rientrata nella lunga corsa alla Champions e nel prossimo turno affronta in casa la Roma, in quello che è già stato definito uno spareggio per l'Europa che conta. L'Inter ha l'obbligo di centrare la qualificazione, per questioni di prestigio e di finanze: gli introiti della Champions, ormai lo sappiamo a memoria, possono darti ossigeno, soprattutto in un momento in cui i conti nerazzurri non sono ancora a posto.

La partita contro il Bologna era da vincere, da chiudere subito, imponendosi sul piano del gioco e della personalità: 3 punti fondamentali, da non lasciare per strada, da prendersi senza indugi. Invece l'Inter di ieri ha di fatto getatto al vento il primo tempo, se non qualcosa di più. Rispetto alla partita contro la Juventus ad esempio, che Pioli aveva preparato bene sul piano tattico e dell'atteggiamento, ieri al Dall'Ara alcune scelte non hanno convinto. Una su tutte è di certo quella di insistere su Palacio. L'ex Genoa è stato un giocatore importante per l'Inter: era quello che segnava e soprattutto correva per due, anche per te, quando serviva. Oggi però Palacio non ha più quella verve, quella corsa. E sbaglia gol facili, come quello di ieri nella prima frazione.

Ovviamente, non è tutta colpa dell'argentino, sebbene un'altra soluzione offensiva sarebbe stata preferibile. L'Inter ieri si è schierata per cercare il gioco sulle fasce, ma non tutto ha funzionato a dovere. Primo, perché Murillo ha fatto il terzino: un ruolo non suo, dove però passava la costruzione bassa del gioco, il che ha costretto Candreva a fare il doppio lavoro senza poter incidere in maniera costante (ha però creato l'occasione per Eder). E non è un caso che abbia funzionato meglio la fascia di D'Ambrosio-Perisic, ccon l'ex torino autore dell'assist a Gabigol e con il croato che ha confezionato l'assist sprecato da Palacio oltre ad un tiro nella ripresa molto pericoloso. L'Inter ha così totalmente rinucniato a giocare al centro: se Gagliardini si esprime al meglio con Kondogbia, meno funziona la coppia con Joao Mario. E funziona poco anche Eder, che ha dimostrato di essere sì un utile rincalzo, ma nulla più: non si può contare sulla sua costanza di rendimento.

Le fonti di gioco dell'Inter ieri, tutta sbilanciata sulle fasce e più assente in mezzo.
La partita di Eder: un solo tiro in porta e pochissimi affondi verso la porta

Pioli ha però corretto la partita in corsa, individuando il problema in mezzo e ovviando con l'ingresso di Banega soprattutto: nasce da lui l'azione che porta al gol, con una palla lavorata sulla trequarti e difesa con insistenza, prima di scaricarla sull'esterno. E poi ovviamente non si può non parlare di Gabigol, che finalmente si è sbloccato. Bisogna vedere ora che effetto psicologico avrà su di lui la sua prima rete. No, Gabigol non è Ronaldo, lo abbiamo chiarito all'inizio del post. Ma è solo giocando che può trovare continuità e fiducia. L'Inter non lo ha mandato in prestito, rischiando qualcosa. Ci sono 27 milioni di euro da valorizzare, forse qualcuno lo ha capito.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook