Daniele Grassucci
Dopo Skuola
24 Febbraio Feb 2017 1655 24 febbraio 2017

Bebe Vio vince ancora: cari haters, contro l'odio è bastato un sorriso

Bebe

Una risata vi seppellirà. Deve essere quello ha pensato Bebe Vio quando ha letto dell’esistenza di una pagina Facebook che incitava alla violenza proprio contro di lei, la campionessa paralimpica di scherma, simbolo del coraggio e dell’ottimismo anche di fronte alle più grandi difficoltà della vita. La vicenda ormai è nota: il Codacons, prima ancora di Bebe, aveva segnalato e denunciato il famoso social network per aver ospitato un gruppo creato apposta per insultare e minacciare la Vio, l’ennesima vittima dei leoni da tastiera: gli haters. Proprio lei, già così messa a dura prova dalla vita. Chiunque si sarebbe buttato giù, scoraggiato, intristito, arrabbiato. Non lei.

In più di un’occasione Bebe ha dimostrato che reagire con il sorriso alle disavventure è possibile. Anche in quest’occasione l’ha dimostrato. Aldilà dell’iniziale amarezza, non ci ha pensato due volte: dopo poche ore dall’accaduto era in Tv – ospite di Alessandro Cattelan nella sua trasmissione “EPCC – E poi c’è Cattelan” – per sbattere in faccia a tutti il suo sdegno nei confronti degli haters, gente che non ha coraggio di dire le cose in faccia e si rifugia dietro il monitor di un computer. Il suo slogan “Dona un neurone a un hater” è stato uno degli argomenti del giorno sul web, molto di più della pagina Facebook che la insultava.

Ma Bebe non è la prima persona famosa a non tenersi dentro la frustrazione e a buttare fuori il proprio biasimo, puntando chiaramente il dito contro il carnefice, senza necessariamente ricambiarlo con la stessa moneta ma, al contrario, ridicolizzandolo, facendolo sentire un ‘poveretto’. Come Selvaggia Lucarelli, un altro Vip seguitissimo sui social, che ha deciso di pubblicare su Internet i messaggi dei suoi haters e di chiamarli in diretta durante le sue trasmissioni radiofoniche per cercare il confronto. “Ecco a voi la voce di un hater”, sembrerebbe quasi dire. Ma loro che fanno? Tentennano, ammantano scuse, si coprono appunto di ridicolo. Missione compiuta.

Ma la lista degli ‘odiati’ eccellenti è lunga: Gianni Morandi, Michelle Hunziker e sua figlia Aurora, Enrico Mentana e molti altri. È ormai quasi una consuetudine, per chi decide di tenersi in contatto con i propri fan attraverso un social network, cadere nella rete degli haters. E allora bisogna rispondere e quasi sempre l’arma è quella dell’ironia.

Una lezione, quella data della ‘ragazzina d’acciaio’ e dai suoi colleghi, da cui dovrebbero prendere spunto tutte quelle ragazze e quei ragazzi che sono quotidianamente offesi, minacciati, bullizzati in Rete. Denunciare anziché autopunirsi, reagire anziché deprimersi. È ormai arrivato il momento d’invertire una pericolosa tendenza; perché gli haters informatici crescono a vista d’occhio, foraggiati dal silenzio dell’opinione pubblica. Una recente ricerca di Skuola.net sottolinea proprio questo: la violenza verbale si sta spostando sempre più verso i social network, terreno fertile in cui proliferano comportamenti devianti.

Quando i protagonisti sono i più giovani il fenomeno si amplifica. Tra quei ragazzi che hanno avuto il coraggio di rispondere a quelle domande scomode, il 13% ha ammesso di aver insultato un Vip sui social network; 1 su 10 di aver addirittura creato un profilo falso per mettere in pratica il suo piano malefico; nel 10% dei casi non si sono fatti problemi di aver messo nel mirino un amico o un coetaneo. A mancare, soprattutto nella generazione connessa per eccellenza, sembra essere la consapevolezza di quello che si sta facendo; si pensa che quelle frasi non abbiamo delle conseguenze, che rimangano sospese sul web, che non feriscano nell’anima delle persone in carne e ossa.

Certo, Bebe Vio e gli altri hanno avuto a loro disposizione un grande megafono mediatico che tutti gli altri non possono usare. Ma ciò non toglie che l’odio si possa combattere anche con i semplici gesti quotidiani: tu mi insulti, io faccio cadere la tua copertura. Non è facile sopportare il peso dell’antieroe nel mondo reale; molto probabile che, una volta tolta la maschera e svelato il vero volto di un hater, questi smetta di gettare odio gratuito. Lo dimostra il fatto che, nella stessa ricerca, molti degli intervistati non ripeterebbero quei comportamenti se avessero di fronte il diretto interessato. È da questo che bisogna partire per sconfiggere gli haters. Perché anche per odiare ci vuole coraggio. E un sorriso è la medicina migliore per disinnescare anche il peggiore degli insulti.

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