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24 Febbraio Feb 2017 1413 24 febbraio 2017

Le potenze economiche dell’Asia puntano sul carbone “pulito”

Centrale A Carbone

La Cina ha deciso di sospendere le importazioni di carbone dalla Corea del Nord fino al termine del 2017. Una decisione in linea con le sanzioni confermate a livello Onu dopo i nuovi test missilistici effettuati da Pyongyang. Tuttavia il carbone, seppur altamente inquinante, si riaffaccia come protagonista sui mercati energetici dell’Asia dove i combustibili fossili stanno vivendo un’inaspettata rinascita.

Pechino ha investito massicciamente in progetti per decarbonificare il proprio modello di sviluppo economico. Garantire un ambiente salubre è diventata una priorità per i governati cinesi che alla classe media devono assicurare prospettive di crescita economica mentre combattono l’inquinamento e lo smog. La Cina è al terzo posto nel mondo per la quantità delle riserve di carbone (11% del totale). Come spiega su Diplomat Grace Guo per non dissipare riserve così ingenti Il governo di Pechino ha deciso di erogare incentivi agli impianti a carbone meno inquinanti. A dicembre del 2016 il governo aveva già deciso l’ammodernamento degli impianti a carbone allo scopo di ridurre l’intensità delle emissioni del 60% entro il 2020.

Anche l’India si muove lungo una direttrice simile. Il governo ha deciso di non pianificare la costruzione di nuove centrali a carbone oltre a quelle già in fase di realizzazione. Stando all’ultima bozza del Piano energetico nazionale, pubblicata dall’Autorità centrale per l’energia (Cea), dal 2022 non ci saranno nuovi progetti per impianti a carbone, mentre aumenteranno quelli solari ed eolici. Parallelamente il ministro dell’Energia Piyush Goyal ha intenzione di realizzare esclusivamente centrali elettriche da carbone ad alta efficienza energetica con l’obiettivo di ridurre le emissioni. L’utilizzo di questo tipo di tecnologia ha già avuto effetti tangibili sul piano nazione per la riduzione livelli di inquinamento.

Anche il Giappone è pronto a seguire l’esempio dei due giganti dell’Asia continentale. Da almeno tre decenni l’economia del Sol Levante viene alimentata attraverso una forte espansione del settore del gas naturale liquefatto (Gnl). Dopo il disastro di Fukushima, il Giappone ha incrementato le importazioni di gas naturale liquefatto. Una strategia di approvvigionamento che non è sostenibile nel lungo periodo, considerando i costi del Gnl. Il governo ha allora optato per le centrali a carbone con un basso livello di emissioni. Le centrali a carbone già costituiscono il 31 per cento del mix energetico del Giappone nel 2015 ma con il piano attuale, il combustibile fossile diventerà la principale fonte di energia entro il 2019.

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