Loris Guzzetti
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1 Marzo Mar 2017 0900 01 marzo 2017

Il coraggio che manca

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Nel dibattito attuale, appare sempre più opportuno identificare come di fondamentale importanza l’elemento del coraggio, ossia la capacità di affrontare con maggior convinzione i problemi e le difficoltà circostanti. Da virtù eroica e testimonianza vera di saggezza fin dai tempi più antichi, il coraggio si è progressivamente trasformato nel grande assenteista delle dinamiche politiche italiane odierne, manifestazione perfetta dell’imbarazzo e dell’incapacità caratterizzanti buona parte delle élite politiche locali e nazionali.

Il rapporto tra politica e coraggio è da ritenersi assai stretto. I tipici processi di decision making conducono, molto spesso, a situazioni veramente complesse da affrontare, nei confronti delle quali è necessario che ciascun attore dotato di responsabilità politica prenda una posizione netta, ad esprimersi cioè in favore di un si o di un no palese, concludente.
Il coraggio si manifesta allora con la concreta abilità di adottare norme e provvedimenti, di scegliere appunto. È ovvio, queste non saranno in grado di accontentare tutti, di evitare malcontenti più o meno sparsi. Tuttavia, laddove c’è coraggio, esiste la concreta possibilità di portare avanti progetti sensibili all’ottica sociale, comunitaria, permettendo di garantire in prospettiva saldi principi di equità e giustizia, nonché benessere collettivo.
Un tema che apparirebbe scontato, futile se solo la realtà circostante confermasse la presenza di scelte coraggiose. Purtroppo, la politica italiana pare avere da tempo perso una simile dimensione, peggiorando così ulteriormente i già gravi problemi che colpiscono il Paese.

E’ quasi innegabile come, nel pieno della crisi economica, manchi il coraggio di adottare le riforme veramente necessarie a contrastare la mancanza di lavoro, abbattendo, ad esempio, in maniera risoluta quel maledetto 40% di disoccupazione giovanile che drammaticamente aleggia in questi anni, unitamente ad un contrasto alla corruzione e all’evasione in ogni sua forma e livello, mediante sanzioni ferree anche ai comportamenti più banali, ma comunque assai scorretti, come può essere il mancato scontrino del caffè al bar.
E’ quasi innegabile come, nel pieno della crisi politica, manchi il coraggio di ammettere l’urgenza di un cambio di passo, anche e proprio in seno ai singoli partiti, volto finalmente a favorire un sincero ascolto delle reali richieste popolari, riducendo quell’insopportabile divario fra cittadini ed politica, sfociato in tassi di astensione al voto (quindi di disaffezione e indifferenza) in certi casi addirittura vicini al 50% degli aventi diritto.
E’ quasi innegabile come, nel pieno dello smarrimento identitario, manchi il coraggio di rinnovare fiducia e consapevolezza nella propria identità e nei propri valori democratici e occidentali, recuperando, ad esempio, una precisa attenzione e la sensibilità verso il proprio patrimonio culturale, materiale ed intellettuale, invece di alimentarne una sprovveduta mercificazione.

I campi in cui agire coraggiosamente sono molti, così come abbondanti sono le richieste di fare qualcosa, di cambiare e proporre una soluzione. Alcune potenziali risposte del resto ci sono, elaborate da fior di professionisti e personalità eccellenti del mondo accademico e amministrativo. Ma, finché non verrà superata l’etichetta partitica di turno o l’interesse particolaristico destinato ad agitare soltanto una qualche segreteria di partito, il Paese alla deriva non scoprirà mai il senso del governare con coraggio.

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