Marco Viviani
Tecnopinioni
6 Marzo Mar 2017 1124 06 marzo 2017

Avete voluto l'anti fake di Facebook? Ora ve lo tenete

Bufala

Negli Stati Uniti è comparso su un post su Facebook il primo flag sotto un contenuto disputed, cioè la segnalazione dopo l'analisi di debunker esterni (facoltà concessa dal social) di una notizia non confermata da fonti di qualità, sulla quale è controverso stabilire quanto sia vera o falsa. Il problema è che lo stesso blog sostiene, da un'altra parte, di fare della satira. In pratica è come se sotto "Il Lercio" qualcuno si premurasse di specificare che quelle notizie potrebbero non essere vere. Molti giornali americani e in generale molti commentatori, compresi in Italia, hanno fatto dell'ironia su questo primo passo falso nella caccia al falso, dove l'unica cosa vera sembra essere l'improvvisa scoperta che non è affatto facile portare a casa dei risultati apprezzabili. Che faccia tosta: lo scoprono soltanto ora?

Siamo alle solite, lo si è già detto a proposito di ParoleOstili e in generale per le tante misure chieste dalla politica: l'idea che il problema bufale - che problema non è, sono assolutamente sovrastimate - possa essere risolto con un qualunque sistema di verifica che parta dalla presuntuosa definizione di verità/falsità perdipiù coerente con una visione, ipocrita, per cui i mass media sono esenti da questo vizietto, può venire in mente soltanto a chi non conosce la Rete. La Rete è matematicamente impenetrabile dall'intelligenza umana e statisticamente soggetta alle idiozie degli algoritmi che sono soltanto dei cretini velocissimi, come tutti i software, che non avranno una sensibilità culturale, umana, fino a chissà quando (e magari ci permettiamo di sperare anche non l'avranno mai). Ecco perché il primo esperimento, un po' come la Var in una partita di calcio, è risultato un mezzo disastro: si mette in potenza la fallibilità umana dentro un flusso di contenuti mostruoso e in base a categorie pure e scivolosissime come "vero", "falso", quando la maggior parte delle volte i contenuti saranno imprecisi, satirici, tendenziosi, rivedibili, discutibili. Cioè né l'uno né l'altro.

Leggendo gli articoli che stanno comparendo sui giornali, anche in Italia, si capisce che dopo averle tanto invocate ora la nuova mass-media-moda consisterà nell'andare a puntare il ditino contro le etichettature di Facebook ai post con notizie discutibili, dalla verifica incerta, come non l'avessimo sempre saputo che si tratta di una soluzione estremamente parziale. E ci si divide ancora: tra chi dice "più controllo, più verifica, così non va" e chi "bene così, dagli ai bufalari". Una gran perdita di tempo.

Cari media tradizionali, cari politici, cari "indignati" e preoccupati delle fake news: avete tirato pazzo Mark Zuckerberg per le bufale, nonostante ci fossero evidenze statistiche che smontavano completamente la tesi secondo la quale hanno contribuito ai populismi e ad altri mali del mondo, fino a costringerlo a inventarsi il debunking di terze parti, che può anche essere uno strumento interessante, ma sicuramente non determinante. Il minimo adesso è che ve lo tenete e ve lo fate anche piacere. È una vostra idea e fa schifo. Da par mio, già mi aspetto l'evoluzione di questo nuovo ecosistema disfunzionale, un po' come successo con gli storyteller, ricordate? A un certo punto erano tutti storyteller. Entro pochi mesi assisteremo ai seguenti step involutivi:

Biglietti da visita di sfaccendati con la dicitura "fact-checker", "debunker";
Corsi per diventare debunker;
Corsa alla certificazione "fact-checker official Facebook";
Compravendita di bollini di "sito fact-checked" ceduti da enti certificatori;
Crescita esorbitante di pubblicazioni, convegni e qualcosatori sul tema;
Scandalo di qualche tipo, dopo un paio d'anni, per un sistema degenerato a scambio di favori;
Polemiche assortite con discussioni infinite e processi giudiziari su concetti di satira e propaganda e rettifica per contestare l'etichetta che stresseranno le leggi vigenti e il legislatore;
Inevitabili proposte assurde di politici in cerca di visibilità;
Graduale diminuzione dell'attenzione pubblica verso il tema;
Nuovo termine alla moda, nuova paura, nuovo pericolo della Rete;
Il fact check di Facebook cade nel dimenticatoio con grande soddisfazione dei pochi che lo ricorderanno e indifferenza di tutti gli altri.

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