Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
8 Marzo Mar 2017 1023 08 marzo 2017

Analfabetismo funzionale causa primaria di disoccupazione e bassa produttività

La classe dirigente italiana (esiste ancora?) trascura alcune ricerche che dovrebbero essere seguite da un dibattito pubblico forte e serio.Mimmo Candito sulla Stampa del 10 gennaio scorso ha scritto che il 70 per cento degli italiani è analfabeta (legge, guarda e ascolta ma non capisce).

Perché queste persone sono diverse? “Perché”, scrive Candito, “sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e al computer. La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi…lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale e riflessiva”. La lettera-denuncia di 600 professori che lamentano la mancata conoscenza di lessico, grammatica e sintassi degli studenti provenienti dall’istruzione superiore coglie nel segno.

Come si fa a vivere, in un mondo sempre più complesso e competitivo, se non si comprende la realtà che ci circonda? Come si può sperare di trovare un buon lavoro se non si sa fare di conto e scrivere una lettera in un italiano, o inglese, corretto? Si fa un gran parlare di disoccupazione, ma non ci si sofferma sulla drammatica incompetenza dei nostri ragazzi, usciti da scuole sempre più contraddistinte dal lassismo. Non abbiamo letto di recente che anche con delle insufficienze, purché la media complessiva dei voti sia sufficiente, si viene ammessi alla maturità. La produttività non può certo salire. Senza capacità di pensiero, ci si mette molto più tempo per risolvere un problema. Si lavora a vuoto. Spesso ci si lamenta di lavorare troppo, ma questo significa lavorare male per tante ore. In tal modo, essendo la produttività un rapporto tra “output” e “input”, la produttività scende.


Dall’Unità di Italia del 1861 abbiamo fatto enormi progressi. L’analfabetismo, soprattutto al Sud era altissimo. Solo nel 1911 il governo guidato da Giovanni Giolitti (legge Daneo-Credaro, n. 487) ha introdotto l’istruzione elementare.

Marco Vitale, nel raccontare l’esperienza di Don Luigi Sturzo sindaco di Caltagirone dal 1905 al 1920, ricorda come il Procuratore della Repubblica, inaugurando a Caltagirone l’anno giudiziario del 1894, propose l’abolizione dell’istruzione elementare, introdotta da Giolitti. Il Procuratore, decisamente reazionario, scrisse: “Il saper leggere e scrivere ha dato luogo a molti inconvenienti e, specie nelle corruzioni elettorali, alla rovina morale delle masse”.

Una delle maggiori esperte al mondo di educazione finanziaria, Anna Maria Lusardi – nominata da Barack Obama responsabile del progetto nazionale di Financial Education (in Italia, ovviamente, la Lusardi non è stata ascoltata da nessuno, di recente al progetto di legge sulla Strategia nazionale di Educazione Finanziaria è mancata la copertura!) – ha scritto che il 30% degli italiani non sa calcolare quale sia il 2% di 100. E' necessaria l'ora obbligatoria di economia e finanza nelle scuole medie e superiori!

Possiamo concludere amaramente con le parole di Angelo Panebianco: “La democrazia funziona così: col tempo le distanze sociali e culturali fra gli elettori e le classi politiche tendono a ridursi. Tenuto conto dell’assordante silenzio sul disastro prodotto dal nostro sistema d’istruzione, il sospetto c’è: forse qualche analfabeta funzionale si è installato anche nei palazzi politici e amministrativi”.

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