Daniele Grassucci
Dopo Skuola
10 Marzo Mar 2017 1636 10 marzo 2017

Vita, morte, eutanasia: aiutiamo le nuove generazioni a comprendere

Pexels Photo 92379

La vicenda di Dj Fabo ormai la conoscono tutti. Ma le ragioni che hanno portato Fabiano Antoniani (questo il suo vero nome) a scegliere la strada del suicidio assistito hanno dato il via a un dibattito che ha messo in campo tantissimi temi: il diritto alla vita (e alla morte), il testamento biologico, la malattia, la sensibilità delle istituzioni, il silenzio della legge, la religione con le sue interpretazioni. Ognuno ha avuto l’opportunità di dire la sua: dalla politica alla chiesa, dalla scienza all’opinione pubblica, in tv come per strada. Anche chi, magari, non aveva una reale conoscenza dell’argomento ha commentato, giudicato, accusato e difeso il gesto di un 40enne che, sconfitto fisicamente e psicologicamente da un malattia che l’aveva reso tetraplegico e cieco, aveva deciso di togliersi la vita in maniera legale, ma in un altro Paese (la Svizzera, dove è ammessa l’eutanasia).

Un dibattito che, però, ha escluso e dimenticato una fetta importante della società; il futuro del nostro Paese; chi probabilmente dovrà confrontarsi sempre più spesso con temi del genere: i ragazzi, gli studenti. La morte è uno di quegli argomenti – come la sessualità, il bullismo, le droghe, la criminalità, la legalità - che ancora faticano a entrare nelle aule scolastiche. O, meglio, che non hanno il permesso di far parte della didattica. Premesso che l’approfondimento dell’attualità dovrebbe essere il cardine attorno cui si muove il percorso di crescita – umana e morale – delle nuove generazioni, un approccio del genere sarebbe accettabile se fossero gli stessi adolescenti a non voler sentire, a rifuggire il male e il dolore. E, invece, avviene l’esatto contrario.

I giovani vorrebbero saperne di più, avere gli strumenti per interpretare la realtà, il mondo in cui vivono oggi, capire in che direzione si sta muovendo la società. Una cassetta degli attrezzi del buon cittadino all’interno della quale non manchi una bussola per orientarsi nella tempesta di emozioni, stimoli, sfide quotidiane – soprattutto psicologiche - a cui sono sottoposti anche loro. Per alcuni versi anche in misura maggiore rispetto agli adulti. Secondo un sondaggio ‘a caldo’ effettuato da Skuola.net proprio nelle ore successive alla notizia della morte di Fabo, per il 78% dei ragazzi è giusto parlare di temi etici a scuola ma solo il 29% lo ha effettivamente fatto con i compagni di classe o con i professori.

Il risultato è che quasi 3 adolescenti su 4 sanno cosa significa il termine ‘eutanasia’ ma non hanno un punto di vista chiaro. Per il 71% è giusto poter decidere della propria vita ma, poi, gli schieramenti si dividono tra chi giustifica il diritto alla morte sempre e comunque se ci sono gravi condizioni di salute (38%), chi lo ammette solo di fronte a sofferenze insopportabili (20%) e chi lo limiterebbe ai casi disperati e senza rimedio (13%). Magari, con qualcuno a fianco che li prenda per mano e li accompagni in questi sentieri spinosi, il loro processo d’interpretazione delle vicende umane potrebbe diventare più facile, coerente, consapevole.


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