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14 Marzo Mar 2017 1615 14 marzo 2017

L’indipendenza della Scozia passa dall’energia

Petrolio Bp Scozia

Mentre il parlamento britannico approvava la legge sulla Brexit, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon dichiarava di volere un nuovo referendum entro la primavera del 2019. Una delle questioni fondamentali è capire se l’economia di Edimburgo sarà in grado di trovare le risorse per autofinanziarsi una volta rotto il legame con Londra. I sostenitori dell’indipendenza che consentirebbe di restare all’interno dell’Unione europea fanno grande affidamento sulle risorse energetiche. Il Mare del Nord è ricco di petrolio Brent, il greggio che fa da riferimento per la quotazione del 60% del petrolio mondiale. Circa il circa il 90% di questo tipo di petrolio appartiene alla Scozia (il 20 % si trova nelle acque delle isole Shetland dove c’è il terminal di Sullom Voe, tra i più grandi d’Europa).

Gli indipendentisti brandiscono lo slogan “It’s Scotland’s oil” così come fecero già i deputati del Partito nazionale scozzese quando nel 1967 entrarono per la prima volta a Westminister. Alla vigilia del referendum del 2014 i dati sugli idrocarburi e sulla ripartizione dei proventi sono stati una questione fondamentale. Queste le stime di allora. Se l’economia scozzese fosse indipendente, il 15% sarebbe sostenuto dalla produzione di petrolio. Edimburgo sostiene che ci sono diversi scenari di ingressi fiscali per il petrolio. Il più ottimista indica un bilancio di 38,7 miliardi di sterline fino al 2019. A Londra, invece, si parla di meno della metà: 17,6 miliardi di sterline. Sono introiti che la Gran Bretagna perderebbe visto che dopo un cambio di legislazione reso necessario dal fatto che oggi la tassazione sui profitti del Mare del Nord avviene sul reddito delle società che estraggono idrocarburi (tra le altre Eni, British Petroleum, Shell, Exxon Mobil) e non più sulle royalties abolite più di dieci anni fa.

Va considerato che la maggior parte degli analisti prevede un trend negativo per i prezzi del greggio nonostante l’accordo raggiunto dal’Opec e dagli altri produttori che aderiscono al cartello dei produttori di Vienna. Già negli anni scorsi i proventi sono crollati a causa della picchiata delle quotazioni del barile. Le entrate derivanti dagli idrocarburi sono calate da 1,8 miliardi di sterline nel 2015 ad appena 60 milioni nel 2016.

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