Daniele Grassucci
Dopo Skuola
17 Marzo Mar 2017 1054 17 marzo 2017

Ecco la primavera: tutti in gita scolastica. Anzi, no

Pexels Photo

In passato era uno degli avvenimenti più attesi da ogni studente. Oggi si sta pian piano trasformando in una fonte di delusione e rimpianto. Ma anche di rischi. La gita scolastica sta perdendosi per strada ed è un vero peccato. Un tempo, con l’arrivo della primavera, le principali città italiane ed europee si popolavano di ragazzi: nelle piazze, nei musei, nei luoghi di divertimento. Un’immagine che sta diventando sempre più rara. I numeri lo confermano: secondo un recente sondaggio effettuato da Skuola.net, circa 2 studenti su 5 non andranno in gita quest’anno. Sembra incredibile ma è così. Chi è che vorrebbe rinunciare ad un momento così bello, in cui divertimento e istruzione vanno a braccetto? Probabilmente nessuno. E infatti non sempre sono gli studenti a volerlo anche se, onestamente, va detto che pure loro una parte di responsabilità ce l’hanno, eccome.
Qualcuno potrebbe dire: ovvio che si vada di meno in gita, la crisi ha messo in ginocchio le famiglie, non ci sono i soldi per arrivare alla fine del mese, figuriamoci se si possono spendere centinaia di euro per mandare un figlio alla gita di classe, soprattutto se fuori Italia. Oppure: le scuole hanno già pochissimi fondi, che devono utilizzare per garantire i servizi essenziali; meglio pensare alle cose più urgenti che alle vacanze. Ma i dati ci dicono l’esatto contrario. I fattori economici influiscono solo in minima parte sul fallimento delle gite (pesano per circa il 16%). Facile immaginare, volendo interpretare i freddi numeri, che le famiglie siano disposte a rinunciare a qualcosa pur di far partire i ragazzi.
Ma, allora, qual è la causa di questa crisi? La risposta gli studenti la possono trovare direttamente in classe, è a pochi passi da loro, la dovrebbero chiedere a chi è a stretto contatto con loro tutti giorni. Perché sono soprattutto i professori a frenare l’organizzazione delle gite scolastiche. Nel 39% dei casi, infatti, è proprio il docente a rifiutarsi di accompagnare i ragazzi, spegnendo ogni velleità. Ma perché questo tirarsi indietro? Cosa hanno fatto di male gli alunni per meritarsi ciò? E qui casca l’asino. Come detto, se non totalmente responsabili, gli studenti sono perlomeno complici.

Ancora una volta, alla base dell’ostruzionismo dei prof non sembrano esserci motivi economici (anche se un incentivo a quei docenti che partono potrebbe far alzare le percentuali delle classi in gita). La soluzione è ancora più semplice: troppo rischioso portare un gruppo di adolescenti fuori da scuola, magari in una nazione diversa, pernottando per più di un giorno lontani da casa. Soprattutto se mancano le dovute garanzie. Anche qui, non sono sensazioni, parlano i numeri. Dai dati di un’altra indagine di Skuola.net emerge un quadro preoccupante: sia alle medie che alle superiori, ad esempio, circa il 20% degli studenti dichiara di essersi esposto a situazioni rischiose per passare da una camera all'altra senza farsi scoprire dai professori. Quanto basta per scoraggiare anche i docenti più volenterosi e illuminati.

La soluzione? Magari si potrebbe pensare a un patto da far sottoscrivere a tutti gli attori coinvolti – ragazzi, scuole, famiglie – che preveda un sistema di premi e sanzioni a seconda dell’esito della gita. Di fronte al rischio di perdere l’anno come conseguenza di un azzardo vacanziero, una buona fetta di studenti rifletterebbe più di una volta prima di mettersi nei guai. Così facendo si solleverebbero tutti dall’imbarazzo: dal lato scuola, di dover puntare il dito contro un proprio alunno; dal lato genitori, di dover giustificare un figlio un po’ troppo scavezzacollo. Ovviamente ciò non escluderebbe a priori che qualcuno persista nei comportamenti sbagliati. Ma è un rischio da mettere sempre e comunque in preventivo. Verificabile anche se le premesse sono più che tranquille. Tutti però dovrebbero avere la possibilità di partire, soprattutto quelli che non possono farlo perché condividono i banchi con elementi poco gestibili.

Perché la gita scolastica è sempre stato uno snodo cruciale nella vita di ogni ragazzo. In passato era il momento in cui molti andavano per la prima volta lontano da casa senza i genitori. Un’occasione per consolidare i rapporti d’amicizia instaurati tra i corridoi di scuola, per stare più tempo con il ragazzo o la ragazza che tanto ci piaceva e, perché no, dichiararsi. Si passavano mesi a pianificare quel viaggio, a scegliere la meta più adatta che permettesse di coniugare cultura e divertimento (anche per non far insospettire docenti e famiglie, in fondo era sempre una gita d’istruzione), a decidere nel minimo dettaglio le cose da fare una volta giunti a destinazione. Ogni istante, dal momento in cui si metteva il primo piede fuori dalla porta di casa fino all’ultimo secondo del viaggio, doveva essere vissuto appieno.
Oggi, però molto è cambiato. I ragazzi iniziano a viaggiare presto, anche da soli. Non c’è bisogno della gita per esagerare. Il divieto della vacanza con i compagni di scuola è spesso compensato da viaggi auto-organizzati. Ma è comunque un peccato che si cancelli così dalla memoria collettiva una cosa che ognuno di noi conserva ben impressa nella memoria anche a distanza di molti anni. E che, il più delle volte, ricorda con piacere. Perché impedire alle nuove generazioni di provare le stesse sensazioni, senza neanche lottare per invertire la rotta?

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