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29 Marzo Mar 2017 1618 29 marzo 2017

Aramco sbarca in Borsa, quale impatto su energia e geopolitica

Petrolio Iracheno

La privatizzazione più grande nella storia dell'energia è ai nastri di partenza. La famiglia Reale saudita ha infatti dato il via libera definitivo per il processo di quotazione di Saudi Aramco, la Coca Cola dell'oro nero, come l'ha definita qualche tempo fa il fuoriclasse della finanza, Warren Buffet. E' un percorso complicato quello del collocamento in Borsa della Aramco, un pò come piazzare un pachiderma del cortile di casa. Per questo motivo il principe riformista Bin Salman da settimane ha ingaggiato un vero tour de force in giro per il mondo per discutere con la comunità finanziaria internazionale e spiegare bene le ragioni di questo cambio di passo nella politica economica di un paese per troppo tempo ingessato. I possibili mercati per la quotazione saranno infatti Tokyo, New York, Londra, Hong Kong, Singapore e Toronto. Lo scorso 6 marzo il direttore generale della compagnia saudita Saudi Aramco, Amin Nasser, ha detto che l'azienda sarà quotata localmente e all'estero nella seconda metà del 2018. "Abbiamo sempre affermato che la quotazione avverrà nella seconda metà del 2018, e tutto sta andando secondo i piani. Stiamo valutando diverse Borse", ha dichiarato Nasser, durante una conferenza in Bahrein. I gestori di fondi di investimento e investitori istituzionali sono già eccitati e si attendono una capitalizzazione di mercato da 1.000 miliardi a 1.500 miliardi di dollari dalla quotazione in borsa del 5 per cento degli asset della compagnia saudita, secondo quanto emerge dai risultati di un sondaggio pubblicato dalla banca d'investimento Efg Hermes, con sede in Egitto. Intanto, la Aramco sembra aver già stabilito un record tutto interno al mondo islamico. Come si evince dal prospetto informativo, infatti, la società ha scelto come prima piattaforma per l'emissione di bond, un soggetto finanziario solitamente usato per l'offerta nazionale di emissioni e obbligazioni di finanza islamica - sukuk - denominati in riyal. Un banco di prova per la finanzia islamica vista perlopiù con sospetto dalla comunità globale di traders, ma che oggi può contare di più proprio grazie all'operazione di Aramco.

Da un punto di vista geopolitico l'Arabia Saudita vive un momento complicato, se gli attriti con la Repubblica Islamica non accennano a diminuire, il flusso di cassa generato dalla privatizzazione servirà per rilanciare una serie di partenariati considerati strategici soprattutto in Asia. Non è un caso che di recente proprio la Saudi Aramco sia entrata nel capitale di una delle più grandi raffinerie asiatiche, quella malese di Johr. La visita di Salman a Pechino, ultima importante tappa del lungo tour nel continente asiatico iniziato lo scorso 26 febbraio in Malesia, ha avuto l'obiettivo di consolidare e rilanciare i rapporti economici e politici anche con la Cina, in un momento in cui l'Arabia Saudita sta cercando di sganciarsi dal settore petrolifero a causa del crollo dei prezzi del greggio. La cooperazione energetica rimane il fondamento delle relazioni tra l'Arabia Saudita, primo esportatore mondiale di greggio, e la Cina, il più grande importatore mondiale. Il consumo di petrolio della Cina è aumentato da 2,9 milioni di barili al giorno nel 1993 a 11,90 milioni di barili nel 2016. La crescita della domanda ha costretto Pechino ad importare oltre il 66 per cento del suo fabbisogno petrolifero. Oltre alle forniture petrolifere, Cina e Arabia Saudita collaborano anche nel campo della raffinazione e del petrolchimico ed è proprio dalla chimica e dal controllo della raffinazione globale che Riad intende riconquistare la leadership energetica mondiale. La società saudita Sabic detiene già una partecipazione in un complesso per la produzione di policarbonato a Tianjin con la Cina Petroleum and Chemical Corporation (Sinopec Group), mentre Saudi Aramco detiene una partecipazione nella Fujian Refining and Petrochemical Company. In questo contesto la preoccupazione principale per Riad è il futuro dell'economia cinese e l'incertezza sulla sua domanda di petrolio, senza la Cina e senza l'Asia i piani di espansione sauditi hanno poca speranza di realizzarsi.

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