Alberto Ciapparoni
ilGraffio
31 Marzo Mar 2017 1648 31 marzo 2017

La destra e la questione morale (dimenticata)

Alemanno Msi

C’è una canzone molto cara alla cosiddetta musica alternativa che si intitola “Non scordo”: il testo e le note ricordano il passato fascista. Un passato da cui oggi la destra italiana, nelle quasi totalità delle sue varie espressioni (con l’eccezione di Casapound e Forza Nuova), ha preso le distanze.

Ma in questa opera di allontanamento, giudicata da tutti meritoria, sembra che sia stata lasciata nel dimenticatoio anche la questione morale. Coccolata e cavalcata a sinistra, anche se con un approccio più garantista dall’avvento di Matteo Renzi, centrale nella politica e nel successo del M5S, indifferente al contrario per il centrodestra. O meglio, dopo aver contribuito in maniera decisiva alle fortune dell’ultimo Msi e della prima Alleanza Nazionale, la questione morale non è stata più affrontata.

Eppure è proprio nella trasparenza e nella legalità che l’esperienza governativa del blocco moderato ha soprattutto fallito. Sono noti a tutti i numerosi casi che hanno colpito Forza Italia: da Scajola a Verdini, a Tremonti, a Dell’Utri, a Previti…Per citare solo quelli più famosi. E come si può dimenticare gli episodi legati alla Lega: Belsito, Bossi, ecc. Per non parlare delle vicende che hanno coinvolto gli esponenti dell’ex Movimento Sociale: da Fini ad Alemanno a Gramazio…

A quanto pare però, la lezione non è stata imparata a dovere. Il leader del neonato Movimento Nazionale per la Sovranità Alemanno ha giustamente cantato vittoria per la sua recente assoluzione dall’accusa di associazione mafiosa nell’inchiesta denominata Mafia Capitale: resta però il macigno di tutto il testo, su cui i giudici devono ancora pronunciarsi, e rimane per esempio il fatto acclarato di aver affidato in qualità di Sindaco una storia legale che lo riguardava non ad uno dei tanti legali dello staff del Comune di Roma, bensì ad un avvocato, sorella di un amico di partito. Naturalmente dietro un lauto compenso, compenso che ha fatto ‘sobbalzare’ la Corte dei Conti.

Insomma, almeno all’apparenza, pura politica clientelare (espressasi anche in tante altre nomine, errori riconosciuti come tali dagli stessi autori), che rimanda ai tempi peggiori della Prima Repubblica: gli eventuali estremi penali e amministrativi sono sotto la lente dei magistrati, la valutazione politica è sotto gli occhi di tutti: così il centrodestra non può tornare ad essere un’alternativa credibile di governo.

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