Alessandro Oliva
Viva la Fifa
4 Aprile Apr 2017 1003 04 aprile 2017

Pioli da normalizzatore a incapace: è l'eterna storia degli allenatori dell'Inter

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Marco BERTORELLO / AFP

Finalmente, siamo arrivati a chiedere la testa anche di Stefano Pioli. Bastava leggere già le sentenze di morte ieri sera, subito dopo la fine di Inter-Samp. Già, perché se la storia tende a ripetersi, quella degli allenatori nerazzurri non sfugge a questa ciclicità. Succede così, sempre. Ormai è una litania che sappiamo a memoria, eppure ci caschiamo con svizzera puntualità.

Arrivi all’Inter e vieni acclamato, con un’etichetta che giornali e – a rimorchio – tifosi ti affibbiano. All’inizio le cose ti vanno bene, perché fare peggio del tuo predecessore beh, è difficile. Così anche se perdi una partita, o la pareggi in casa con l’ultima in classifica, hai sempre pronto e croccante l’alibi dell’essere arrivato da poco e per giunta all’Inter, dove gli allenatori vengono cambiati con frequenza molto alta, sicché va bene così: e se c’è qualcuno che mugugna alla prima sconfitta, chiedendo almeno una fustigazione d’ammonimento con il cilicio ai cancelli della Pinetina, si tratta solo di qualche Mai Cuntent che viene facilmente isolato. Poi arrivano le partite difficili, le sconfitte negli scontri diretti e le ardite soluzioni tattiche, quegli esperimenti che non si sono potuti fare prima, perché ricordiamoci che l’allenatore è arrivato a stagione iniziata e non ha potuto sperimentare Perisic terzino contro il Real Madrid a Singapore a luglio. E il livello del brusìo inevitabilmente si alza, i Mai Cuntent diventano quattro, cinque, venti, cinquanta. A primavera non stiamo già più guardando la classifica, ma i conti, perché in Champions mi sa che non ci si va neanche quest’anno. I Mai Cuntent nel frattempo sono diventanti un movimento, con tanto di economato che fa le pulci al bilancio del club. L’allenatore di turno può continuare a lavorare solo perché tanto manca un mese alla fine del campionato. E lavora con la stessa serenità di un tacchino alla vigilia del Ringraziamento: mentre i ragazzi fanno le ripetute, sui giornali scrivono che il prossimo anno arriverà un sostituto. I Mai Cuntent, che nel frattempo sono diventato talmente tanti che stanno pensando di candidarsi alle prossime elezioni politiche, devono affrontare una spaccatura importante: da una parte c’è chi vuole l’ex giocatore nerazzurro diventato tecnico e che sta facendo fortuna altrove, dall’altra chi è disposto a vedere all’Inter quello lì che ha allenato la Juve e ha avuto qualche problemino con la giustizia sportiva. Nessuno parla più dell’attuale tecnico, se non quando bisogna imputargli degli errori.

Ecco, Pioli ha fatto degli errori, certo. Tenere Candreva in campo contro la Samp e non Perisic è un errore. Così come ritrovarsi ad avere un centrocampo che dipende ormai totalmente da uno come Gagliardini, che è forte, fortissimo, ma che fino a poco tempo fa aveva limitate presenze ed esperienza in Serie A. Ma è un errore anche aver confermato Brozovic rinnovandogli il contratto, dopo che il precedente allenatore lo aveva messo fuori rosa: entrambe le azioni, il rinnovo e la riconferma, sono ad opera della società. La stessa che ha pagato 45 milioni Joao Mario per farlo poi accomodare in panchina: cose che succedono non solo quando ci si mette in mano ai faccendieri (e già questo di per sé basterebbe…), ma anche quando compri giocatori sì di buon livello, ma per un progetto tecnico non definito: chi era l’allenatore, quando è arrivato a Milano? Boh, francamente manco me lo ricordo più.

In mezzo a tutto questo, ci si dimentica che nelle ultime convocazioni per la Nazionale c’erano quattro nerazzurri compreso D’Ambrosio: ok, Ventura lo conosceva dai tempi di Torino, ma non vogliamo dare un merito a Pioli? No, non vogliamo. L’unica cosa che vogliamo è la sua testa. Si torna così al punto di partenza: ogni allenatore all’Inter, salvo rarissimi casi, è destinato a vivere la medesima esperienza. Per Pioli è durata un girone, dal derby d'andata al prossimo, quello pre-pasquale. Una situazione che era facile immaginare già a novembre. Benvenuto davvero all’Inter, caro Pioli.

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