Federico Iarlori
From Paris with blog
5 Aprile Apr 2017 1119 05 aprile 2017

Secondo dibattito tv dei candidati all'Eliseo: la rivincita degli outsider?

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I giornalisti del canale all news BFMTV lo hanno ripetuto fino all’esaurimento: il dibattito televisivo di ieri sera con tutti e undici i candidati all’Eliseo è stato un evento storico, senza precedenti. E mi verrebbe da dire: ci sarà un motivo. Teneramente incasellati come dei polli da batteria dietro il loro piccolo pulpito e con un minuto e trenta secondi per esprimersi sul tema di turno, è stato un po’ complicato per tutti analizzare i problemi in profondità e presentare le proprie soluzioni programmatiche in maniera articolata. Si è trattato, insomma, di un bel reality show.

E’ difficile negare, tuttavia, che sia stato anche un eccellente momento di democrazia. Dare la possibilità a candidati come Jacques Cheminade - un signore che vale meno dell’1%, uno che, per capirci, ha nel programma la colonizzazione di Marte - di esprimere la loro opinione è stata una mossa riuscita da parte dei grandi media, spesso accusati - a ragione, aggiungerei - di occuparsi solo di chi vola nei sondaggi. Quel che è certo è che - come ha giustamente detto Nicolas Dupont-Aignan, il candidato gaullista di Debout la France - “i telespettatori si sono resi conto della personalità dei diversi aspiranti all’Eliseo”, un aspetto da non sottovalutare per chi si accinge ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.

In una serata in cui il carisma e le battute a effetto sono valse certamente di più di un'argomentazione ragionevole, insomma, non c’è da sorprendersi che i cosiddetti “piccoli candidati” ne siano usciti vincitori. Philippe Poutou su tutti. Il candidato del Nuovo Partito Anticapitalista, di professione operaio, l’unico a presentarsi senza cravatta - c’è chi ha apprezzato il suo “pigiama” sui social -, è stato l’eroe della serata. Non avendo niente da perdere - ha dichiarato più volte di non voler diventare Presidente -, ha incarnato alla perfezione la figura del ribelle: non ha partecipato alla foto di gruppo prima della diretta, ha chiesto di potersi sedere - come biasimarlo, viste le quattro ore di show -, ha alzato regolarmente i toni del dibattito, ci ha messo il cuore e si è pure tolto qualche sassolino dalla scarpa. E’ stato l’unico, cioè, meglio di qualunque giornalista ingessato dal perbenismo e dalla presunzione di innocenza, a dire le cose in faccia a François Fillon e a Marine Le Pen sugli scandali che li hanno coinvolti. In queste ore, ovviamente, è lui l’eroe dei social. Bene anche la sua collega comunista Nathalie Arthaud (Lotta operaia), chiara, combattiva e efficace, e anche lo stesso Dupont-Aignan, perfetto nel ruolo del pungolo anti-sistema. Non male neanche il candidato euroscettico François Asselineau, molto documentato nei suoi interventi. Da notare, infine, lo show di Jean Lassalle, il candidato pastore, le cui uscite surreali hanno divertito il pubblico e gli stessi suoi colleghi.

E’ stato difficile, insomma, per i grandi candidati, tenere testa ai piccoli anti-sistema, forti negli slogan, ma soprattutto forti del fatto di non essersi mai sporcati le mani con il potere: nei rari momenti di scontro, l'impressione è stata che avessero ragione loro. Fillon ha deciso, come nel primo dibattito, di mantenere un basso profilo, il (presunto) favorito Emmanuel Macron è stato praticamente invisibile e quando ha parlato lo ha fatto senza incidere, Marine Le Pen - schiacciata dagli altri euroscettici e dai gaullisti sociali - è stata molto meno efficace rispetto al primo dibattito. Ergo: tra i “grandi”, se l’è cavata il socialista Benoit Hamon, rimasto isolato nel suo stesso partito e in caduta libera nei sondaggi, ma, nonostante tutto, più determinato rispetto al primo dibattito e il solito Jean-Luc Mélenchon - candidato della France insoumise, a sinistra del PS - l’unico a saper conciliare chiarezza, precisione e solidità del candidato che conta con il romanticismo e la passione dei piccoli candidati.

Ha vinto ancora lui. E pare che perfino i sondaggisti, stavolta, se ne stiano facendo una ragione.

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