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6 Aprile Apr 2017 1035 06 aprile 2017

The Startup, Achilli, o come uccidere i sogni dei Millennials

Egomnia
"Tornare alle cose stesse": il mio profilo dentro Egomnia.

No, non è un brutto sogno. Il film esiste, esce oggi nelle sale e ha pure diverse recensioni positive. La Rete si è scatenata e, come è tipico dell’Italia, si divide tra le fazioni dei critici e dei difensori. Non spetta al sottoscritto giudicare l’effettivo successo di Egomnia. Mi limito a riportare alcuni numeri che si reperiscono negli articoli critici: il bilancio del 2015 (dopo 3 anni di attività) presenta un utile netto di 5500 euro, ricavi per 314.000, una persona in part-time che ci lavora, la campagna su Indiegogo ha raccolto 10 dollari; Alexa rank riesce a stimare le visite al sito solo verso la fine di marzo (forse perché sta uscendo il film?).

Basterebbe andarci, per scoprire che è vuoto. Io feci un profilo qualche anno fa: ho ricevuto finora zero messaggi. Ebbene, nonostante i tre anni a Parigi, il lavoro in Banca d’Italia e presso la Segreteria Tecnica di un Ministro, valgo molto poco. Sono il 10000° in Italia. Su quanti iscritti? Non è dato sapere. D’altronde gli annunci di lavoro per il mio settore (banche/assicurazioni) sono scarsini: 16 in tutta Italia, quando gli occupati sono circa 300.000, per un periodo di tempo imprecisato (gli annunci riportano giorno e mese, ma non l’anno); per posizioni per lo più junior: son forse già vecchio?

Le informazioni sul fondatore, scritte su Indiegogo, sono tutte costruzioni dei media: “Matteo Achilli is the founder and CEO of Egomnia and known as the “Italian Mark Zuckerberg”." “In 2015 Business Insider has ranked 23 year old Matteo as the World's Third most Powerful Person under 30.” Ma Matteo che cosa ha fatto davvero? Ha rivoluzionato il job placement? Dai risultati è difficile ammetterlo: sito vuoto, scarsi annunci, opaco il funzionamento - non ci sono interazioni, non si riesce nemmeno a ricostruire come ci valuta. Leggete le doverose critiche su come è costruito il suo algoritmo.

Stimare il valore di una persona in maniera oggettiva, e la sua predisposizione a una posizione lavorativa, è il Santo Graal di qualunque risorsa umana e formatore: ci è arrivato un bocconiano durante l’università? Così uno studente di scienze della comunicazione ha trovato il modo di comunicare attraverso la telepatia: presto il film.

Sono indelicato? Ma Matteo ha mai pensato di pubblicare paper in cui spiegare la logica sottesa all’algoritmo Santo Graal? No, abbondano invece gli articoli dei giornali generalisti e i titoli roboanti. Con la ciliegina di un film dedicato alla sua vita, che ha l’obiettivo di risvegliare una generazione “perdente”, D’Alatri ci ha infatti “letto la possibilità di rinascita del paese, un seme di energia.” Obiettivo che avrebbe avuto un senso se Egomnia fosse arrivata a qualcosa: forse si poteva aspettare ancora un paio d’anni per un film che la celebra. The social network non è uscito quando Facebook aveva 100.000 iscritti (che, per inciso, Egomnia ancora si sogna). Oppure il regista ha pensato di approfittare della polemica, tattica usata per lo più dalle agenzia stampa che sfruttano il principio del “basta che se ne parli” - meno da un artista sicuro del suo prodotto... Ulteriore aggravante, D’Alatri usa per difendersi il concetto di “invidia sociale”: “[Achilli] non ha truffato nessuno, non ha portato danno a nessuno. Quindi perché tanto accanimento? In questo vedo motivo per fare un altro film: l'invidia sociale è una cosa storica di questo Paese, la 'febbre' di cui ho parlato anni fa in un mio film”. Un po’ come dire che i ragazzi onesti del Movimento 5 Stelle, anche se perfettamente incompetenti, non hanno fatto danni, e quindi sono meglio di tanti altri.

L’affaire Achilli dimostra ai Millennials che esiste un’opzione tristissima: invece di rimediare ai buchi di un sistema-paese in pieno declino (giornalisti analfabeti, giovani disoccupati, mobilità sociale inesistente, innovazione tecnologica che arranca), propone una scorciatoia di pieno successo. La sua morale è: “sfrutta lacune e ignoranza con una storia di riscatto verosimile e diventerai famoso”. Il fake cinema sbarca nelle sale. Perché, purtroppo, non è manco fantascienza.

E che dire delle dinamiche sociali? I tanti esperti che hanno cercato di riportare a galla la verità dei numeri (o anche solo della user experience), non sono stati ascoltati: la vulgata dei “professoroni”, l’odio dell’elitismo e dell’expertise, sono ovunque a difesa dei ciarlatani - vaccini, Stamina ecc. Chi detiene i media troppo spesso bolla di “invidia sociale” chi prova ad alzare il livello del discorso, chi mette in discussione le loro rendite di posizione; quando non veniamo imitati e scimmiottati, perché in fondo, in Italia, le start-up avrebbero anche un potenziale politico che rimane scarsamente sfruttato - e, dopo questo film, la situazione probabilmente non migliorerà.

Non posso che concludere che si tratti di un’esperienza distruttiva per i Millennials, perché laddove abbiamo bisogno di una rivolta razionale, intelligente, critica, siamo devastati da etichette facili, da una comunicazione che setaccia la rete a caccia di trends, da tifoserie inutili. Dove abbiamo bisogno di eroi capaci di unire i mondi, ci propinano un impostore. Se cercate di far ragionare gli italiani, dovete ritagliarvi spazi limitati e distinguervi in un insano chiacchiericcio fatto da indignazione automatica, complottismo, vip, calcio. Poi ci domandiamo perché decliniamo sempre più rapidamente...

Andrea Danielli

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