Stefania D'Amore
Alta Fedeltà
11 Aprile Apr 2017 1435 11 aprile 2017

"Billy", un viaggio ad alta velocità in un deserto costellato di solitudini

Billy Einzlkind

“È sempre la stessa storia quando vi accorgete che non è un gioco, un bluff, che non c’è via d’uscita e nessuno vi risveglierà da questo sogno fosco. Nessun supereroe verrà a salvarvi. Non ci sarà nessun perdono. All’inizio ridete, un po’ titubanti forse, dopo cominciate a piagnucolare. Poi vorreste pagare. Con il denaro. Ma non è cosí che si paga. Il denaro non serve. Non qui, non in questo momento.”

Billy è cresciuto a Duffmore, in Scozia, insieme a zio Seamus, zia Livi e ai cugini Frank e Polly, dopo che Monkboy e Birdy – i suoi genitori – sono partiti per un lungo trip senza più tornare. Tutto quello che gli è rimasto di loro è un vecchio giradischi e l’amore per la musica, dai Ramones ai Joy Division. A 19 anni, quando entra a far parte dell’azienda di famiglia, per lui finisce l’innocenza. Nel suo caso non si tratta di fare conti o di stare dietro a un banco, nient’affatto: la nicchia redditizia in cui zio Seamus si è inserito fin da ragazzo è quella della giustizia. Billy e la sua famiglia si occupano di omicidi in giro per il mondo, perché c’è sempre qualcuno che vuole essere vendicato o risarcito. Dodici sono i casi che Billy ha già affrontato con la sua Walther, dodici le istantanee e le storie che porta con sé. A 34 anni è diretto a Las Vegas per incontrare un “collega”, ma anche per divertirsi un po’ nella capitale mondiale del gioco. I suoi piani, però, saranno costretti a cambiare.

Il nuovo libro di einzlkind (narrativa nottetempo) non è solo un romanzo, ma un progetto multimediale che catalizza totalmente i sensi del lettore, risucchiandone tutta l'attenzione ed immaginazione, ingannando la nostra capacità di analisi. "Billy" è una di quelle storie che ti seducono e ti lasciano stordito, senza chiedere alcun permesso. L'unica possibilità di reazione che abbiamo? ἐποχή, sospensione di giudizio. Perché anche se veniamo messi da subito a conoscenza del mestiere di Billy, giudicare sembra essere l'ultima cosa da fare.

L'alternarsi tra passato e presente, con la sapiente guida del traghettatore d'anime Billy e la musica sempre presente a scandire in maniera quasi sincopata i ricordi, sono la chiave di lettura per capire come mai il protagonista sia divenuto un serial killer, quale sia stata la sua infanzia, quali siano state le scelte compiute e subite per arrivare a chi è oggi, al punto in cui è oggi, dalla Scozia a Las Vegas. Accanto a Billy sfrecciamo per il Nevada, a bordo della nostra Mustang, con i capelli sul viso e la polvere del deserto a rendere i paesaggi allo stesso tempo vividi e sfocati. Quasi fossimo tra una fotografia di Stephen Shore ed un monologo introspettivo e grottesco di Quentin Tarantino, la pesantezza della vita nella sua complessità si contrappone all'effimero e alla volatilità del costume americano, declinato nella sua pagina più pop.

Eppure la società descritta da einzlkind gode di una bellezza unica: ogni personaggio che conosciamo attraverso gli occhi di Billy è un diverso, magico nei suoi difetti, incantevole nelle sue miserie, disturbante e bizzarro. Un indiano che vende erbe medicinali, un rivenditore di auto tedesche, un imitatore di Elvis, una famiglia funzionale nella sua disfunzionalità, tutti contruibuiscono a raccontarci un pezzo del significato del nostro viaggio di vita. La condizione umana è al centro del tutto, un deserto costellato di solitudini. Straziante, bellissimo.

Ne vogliamo ancora.

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