Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
11 Aprile Apr 2017 1550 11 aprile 2017

Cronaca di un pomeriggio surreale all'Ufficio Anagrafe di Milano: produttività ai minimi storici

Venerdì scorso Repubblica Milano titolava in prima pagina "Anagrafe, code record per avere un certificato più di due ore di attesa". Sono rimasto colpito perché due giorni prima con mio figlio Francesco sono stato all'ufficio anagrafe di via Paravia per procedere all'agognato rilascio della carta di identità.

La carta di identità ormai è solo elettronica per cui occorre prenotarsi al numero 020202, ottenere un appuntamento in là nel tempo (circa 26 giorni) all'ufficio centrale di via Larga oppure in un altro ufficio decentrato (40 gg).

Intanto il numero 020202, una volta presa la linea dopo molta attesa, non comunica esattamente quali documenti bisogna portare con sé. Appena entrato in via Paravia poco prima delle 15, come da appuntamento, le impiegate dell'ufficio mi comunicano che senza un documento di identità di mio figlio non possono procedere per la carta di identità, cosa che non mi è stata detta al telefono. Gli stessi impiegati lamentano il fatto che il cittadino arriva con informazioni sbagliate per colpa del personale addetto allo 020202.
Meno male che in passato abbiamo chiesto il rilascio del passaporto. E chi non ce l'ha? Boh. Per cui risalgo in scooter, vado a casa, lasciando mio figlio con un libro in mano in sala d'attesa.

Francesco mi aveva appena chiesto: "Quanto ci mettiamo?". E io: "In qualsiasi ufficio pubblico sai quando entri ma non sai quando esci e con che cosa". Quindi regola aurea impone di portarsi un libro voluminoso, tipo "I fratelli Karamazov".

Ritorno con il passaporto in mano e sento che la via per avere la carta di identità sarà ancora lunga e tortuosa. Le impiegate mi fanno accomodare. Io e mio figlio siamo gli unici prenotati. Siamo assistiti da una impiegata, dalla responsabile della sede decentrata e da colei che coordina lo smistamento e l'accoglienza dei cittadini. Tre persone per una carta d'identità.

Avevo chiesto allo 020202 se la delega di mia moglie (al lavoro) poteva essere valida. Mi hanno risposto di sì ma in via Paravia dicono che ci vorrebbe un testimone. Dopo una mia replica (accesa), la situazione peggiora: mi dicono che la foto sul passaporto di Francesco (12 anni) non è recente per cui non si può avere la carta di identità. Andiamo bene. Interviene la responsabile che ritiene valida la foto (concessione al suddito) perché somigliante rispetto ad oggi. Francesco fa notare la presenza di tre nei sia sulla foto del passaporto, sia sul suo viso. Io rido ma mi contengo. Il funzionario pubblico di solito è privo di ironia. Forse, comunque, ce la possiamo fare.

L'impiegata procede quindi e completa al computer i dati necessari previsti dalla procedura. Raccoglie la firma di Francesco nonché le impronte digitali delle dita di entrambe le mani.

Siamo sempre soli nell'ufficio. Evidentemente gli appuntamenti vengono fissati lasciando eccessivi margini tra un appuntamento e un altro. Il cittadino ha l'impressione di avere a che fare con organizzazioni pubbliche dalla produttività scarsa. Non ci vuole Paul Krugman o Martin Wolf del Financial Times per capire che nella Pubblica Amministrazione si vive sulla luna.

Si esce dall'ufficio pubblico con un documento in mano? No. Bisogna attendere di essere chiamati per il ritiro. All'ufficio Anagrafe sconsigliano di chiederne la spedizione al proprio domicilio perché ci sono parecchi errori nelle consegne. Per cui dovrò tornare un giorno, senza delega pare, per ritirare la CI di mio figlio. Il tempo, per la PA, non conta.

Sono rimasto quindi basito quando ho letto che il Comune di Milano intende dare il via libera a 35 assunzioni a tempo determinato per tamponare l'emergenza. Cosa andrebbe fatto invece? Un maggior coordinamento tra il numero 020202 e gli uffici decentrati, dove dovrebbe essere rinviato il cittadino (visto che in via Larga vanno tutti per abitudine) provvisto delle informazioni corrette, per evitare tempi morti, proteste e appuntamenti mancati per dcumentazione insufficiente.

La digitalizzazione deve andare avanti spedita. L'Assessore Roberta Cocco (colei che ha fatto di tutto per non pubblicare i suoi redditi online come prescrive la normativa) proviene da Microsoft e dovrebbe sapere come fare. Il cittadino deve sforzarsi di chiedere i certificati online (incentiviamolo facilitando la cosa), ma senza una sana organizzazione i colli di bottiglia saranno la normalità. La produttività degli uffici deve salire. E siamo a Milano. Non a Caltanissetta.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook