Elisabetta Favale
E(li's)books
11 Aprile Apr 2017 0753 11 aprile 2017

Il muggito di Sarajevo di Lorenzo Mazzoni

Ilmuggitodisarajevo

Mi è capitato spesso di domandarmi come fosse e com’è Sarajevo, tempo fa ho letto una autobiografia di Emir Kusturica (Dove sono io in questa storia) dove il regista racconta non senza grande nostalgia la storia della sua famiglia e del suo Paese che descrive in modo appassionato approfondendo in particolare l’aspetto culturale e le suggestioni che sempre è riuscito a dargli.

Nel romanzo di Lorenzo Mazzoni ritrovo in fondo la stessa cosa.

Siamo negli anni dell’assedio di Sarajevo (1992/1996), ci sono tanti protagonisti, ognuno con una sua storia e ognuno animato dalla caparbia convinzione di dover rimanere lì, perché lì si stavano cambiando le cose.

Pensa così Amira, una giovane cantante dalla voce roca e ammaliante, è scappata da Zenica perché crede che lì, guerra a parte, è il posto da cui prendere il volo. Amira suona una chitarra non chitarra, è una “cigar box guitar”, è leader di una band senza strumenti (letteralmente sono tutti strumenti ricavati da altri oggetti) e il nome stesso della band è proprio “Senza strumenti”, i suoi due compagni sono in realtà due “non musicisti”, sono i due “soci” del fidanzato, due brutti ceffi che lo aiutano nel traffico di droga, contrabbando e prostituzione: Masne e il Colonnello.

Poi c’è il fidanzato di Amira, l’irlandese detto anche Mozambik (perché era stato in Monzambico), Abdel, cugino di Amira, ex drogato convertito alla jihad, due giornalisti italiani Carlo e Oscar che cercano lo scoop rischiando la vita, ma c’è anche una mucca che predice il futuro…

Un libro difficile, è un romanzo che, partendo da una pagina di storia contemporanea, ti costringe a pensare ai fatti raccontati come a fatti veri o comunque verosimili.

Confesso di aver saltato alcuni passaggi dove Mazzoni descrive l’esecuzione o le torture a danno di uomini e donne, la spietatezza e l’indifferenza dei gesti di questi killer, di killer si tratta, non hai la sensazione (o così almeno è stato per me) di aver a che fare con dei combattenti animati da ideali ma con persone che uccidono per il solo tornaconto personale e materiale.

Quello che colpisce moltissimo però è l’ostinazione da parte di tutti a voler vivere la città come se nulla fosse, più volte viene descritta come ricca di eventi culturali, di feste, di occasioni che possono diventare per tutti i personaggi un modo per realizzare i propri desideri, c’è chi sogna di fare la guerra a dispetto dei divieti paterni, c’è chi vuole sfondare nel mondo della musica come Amira, chi cerca la notizia o la foto che gli darà visibilità.

C’è tantissima musica in questa storia, c’è Barbra Streisand, ci sono i Nirvana, Kurt Cobain, i Red Hot Chili Peppers, nella nota finale l’autore spiega che questi ultimi sono stati il sottofondo costante durante tutta la stesura del romanzo.

Originale la trama, molto credibili i personaggi e il contesto in cui si svolgono le vicende, se fosse un film potrebbe essere una docu-fiction di quelle che aiutano a “ripassare” i fatti che hanno cambiato negli ultimi anni la fisionomia di questi Paesi molto vicini a noi, una pagina triste di attualità di cui ancora chissà per quanto si pagheranno gli errori e ricorderanno gli orrori.

Molto bravo Lorenzo Mazzoni che ha usato un linguaggio e un ritmo tali da caricare il lettore di tensione e nello stesso tempo far intravedere veloci sprazzi di luce nel buio e nella disperazione più assoluta con un tocco surreale come forse ci si aspetta quando ci avviciniamo a quella cultura che Kusturica e Bregovic ci hanno sempre fatto immaginare un po’ magica.

In quanto alla mucca… beh arrivate alla fine della storia e scoprirete che in realtà è un “personaggio” realmente esistito.

Lorenzo Mazzoni – Il muggito di Sarajevo – Edizioni Spartaco

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