Rosario Pipolo
L'ambulante
14 Aprile Apr 2017 0701 14 aprile 2017

Vinitaly 2017, finché burocrazia e ricatti non ci separino dall'Unione Europea

Vinitaly

Nell'edizione 50+1 Vinitaly, la fiera vinicola più importante al mondo, ha fatto il botto e il prezzo spropositato dell'ingresso è stato utile per tenere lontano chi andava a prendersi l'ennesima sbornia (o quasi).
Verona è ritornata ad essere, per la cinquantunesima volta, culla di calici e città simbolo per l'adunata dei viticoltori italiani che sanno bene quanto la burocrazia dell'Unione Europea dia loro filo da torcere.

Figuriamoci se sarebbero bastate le rassicurazioni del Commissionario per l'Agricoltura della UE Phil Hogan, che domenica scorsa ha battezzato Vinitaly 2017: quanto dovranno patire ancora le nostre aziende di vini prima di liberarsi dai burocrati di Bruxelles? Il passaggio dal vigneto alla bottiglia richiede chilometri di documentazioni e pratiche, che sottraggono tempo prezioso a chi lavora nei vigneti.

La proroga del registro telematico concessa dal Ministro Martina resta un tassello in fase di sperimentazione del complesso mosaico del mondo Vino 2.0. Anche se sdrammatizziamo l'effetto Brexit e le mura doganali di Trump saranno un'altra bella gatta da pelare per la nostra esportazione dei vini d'eccellenza. Per non parlare di tutto l'ambaradan per la certificazione del prodotto o del vigneto.

Almeno su un punto siamo tutti d'accordo. Un calice di buon vino ci restituisce la dose giusta di italianità per difendere il Made in Italy fino all'osso. E i buyer con gli occhi a mandorla? Senza di loro non resisteremmo, perchè l'Asia è la frontiera dei nuovi tycoon dell'e-commerce che promettono fatturati da capogiro in pochi clic. E noi, consapevoli che dai nostri vigneti cola oro, non possiamo stare a guardare. La Cina detta le regole del gioco.

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