Daniele Grassucci
Dopo Skuola
21 Aprile Apr 2017 1739 21 aprile 2017

L'ora di Storia (dimenticata)

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Tutta un’altra storia. È quella che chiedono gli studenti. Come ogni anno la primavera è il tempo dei primi bilanci per la scuola. Puntualmente, però, ci troviamo a interrogarci sulle solite cose: gli insegnanti, le strutture, la didattica. Ma c’è una cosa che più di tutte sembra non essere stata scalfita dal passare del tempo: il programma di storia. Eppure è la cosa che più di tutte dovrebbe risentire dello scorrere degli anni. Nuovi fatti si affacciano sul palcoscenico dell’attualità, facendosi spazio nella memoria collettiva e prendendo magari il posto di avvenimenti più datati. A scuola, invece, questo non succede. Il metodo d’insegnamento, nella maggior parte dei casi, è ancorato agli schemi del passato. Il risultato è che quasi sempre non si riescono a completare i programmi. Un dettaglio non così banale.

Specialmente se sei uno studente che deve sostenere gli esami di maturità questa ‘lacuna’ potrebbe generare grossi problemi. Soprattutto con la prima prova, quella d’italiano. Tra le tipologie proposte ai ragazzi c’è proprio il tema storico. Fino ad oggi il ministero dell’Istruzione ha avuto pietà dei maturandi proponendo argomenti della prima metà del Novecento o largamente affrontati a scuola. Ma non è detto che sarà sempre così. E comunque ci sarebbe anche il saggio breve; lì è quasi sicuro che capiti una traccia che presupponga una conoscenza piuttosto approfondita dell’attualità, della storia degli ultimi 50-60 anni. E allora panico. Quelle tracce molti studenti non possono proprio sceglierle. Perché? Il motivo è semplice: a scuola determinati argomenti non si affrontano proprio oppure si trattano in una manciata di ore sul finire dell’anno, quando i ragazzi sono già con la mente all’esame.

Per questo il problema è molto sentito. Lo dimostra il fatto che basti davvero poco per riaccendere la miccia. Il dibattito è sempre aperto, da anni. L’ultimo episodio, però, ha una rilevanza maggiore se non altro per uno dei protagonisti in campo: la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli. “A scuola in questo momento si studiano più gli assiri e i babilonesi e poca attualità”, questa provocazione è venuta direttamente dal presidente del parlamento degli studenti toscani, Bernard Dika. Ma la ministra non si è fatta cogliere impreparata. Anzi, ha preso la palla al balzo per impegnarsi fattivamente, promettendo di interessarsi personalmente alla modifica dei programmi.

Il gruppo di ragazzi toscani, tramite il proprio portavoce, ha lamentato il fatto che a lezione ci si concentri troppo sui secoli scorsi e troppo poco sulle cose più recenti. Come hanno poi riportato in un comunicato ufficiale, i presenti all’incontro (ma è facile credere che sia un pensiero comune a tutti gli studenti italiani), il sistema attuale "non funziona più, serve un cambiamento dei veri e propri ordinamenti scolastici, fermi al Decreto Ministeriale del 1996, ci sono 70 anni di storia dimenticati!”.

Temi fondamentali come la Guerra Fredda, la Prima Repubblica italiana, la caduta del Muro di Berlino e la disgregazione dell’Unione Sovietica, le crisi in Medio Oriente e le Rivoluzioni in Centro e Sud America, la politica Statunitense del secondo dopoguerra, l’Unione Europea, il Colonialismo sono tutti materia oscura. Ma sono questi i cardini su cui poggia il mondo di oggi. Non conoscerli significa avere grosse difficoltà a capire fenomeni come l’immigrazione, il terrorismo, la crisi economica. In gioco non c’è il titolo di studente più preparato ma quello di buon cittadino. Senza gli strumenti per interpretare il mondo contemporaneo non si va da nessuna parte.

Non volendoci però fermare ai massimi sistemi noi di Skuola.net sono anni che cerchiamo di andare a fondo alla questione. Di solito, in prossimità dell’Esame di Stato – verso la fine maggio - chiediamo ai maturandi a che punto sono con il programma di storia. E le risposte ci lasciano spesso e volentieri a bocca aperta. L’ultima volta il 42% degli studenti ha affermato che la propria classe non aveva finito il programma di storia di quinta superiore: un 27% stava terminando la Seconda guerra mondiale, l’11% stava studiando in quei giorni il periodo che intercorre tra i due conflitti, il 4% ancora doveva affrontare la Prima guerra mondiale. E il fatto che il 2016 sia stato l’anno con i feedback migliori non può che far pensare; è il segno che qualcosa sta cambiando ma che non è ancora sufficiente. Per fortuna, però, i ragazzi tengono alle loro sorti; così, 2 maturandi su 5 ci hanno detto di essersi preparati da soli sulle parti mancanti all’appello. Una scelta, statistiche alla mano, saggia. Anche perché, come insegna la storia (stavolta della maturità), è molto più probabile che capitino tracce e domande sull’attualità rispetto ad argomenti ormai troppo lontani nel tempo.

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